INTERVISTA, Francesca Boraschi (Zebre): “Il Lanfranchi sarà il primo stadio di rugby italiano plastic free”

L’obiettivo delle Zebre è eliminare entro il 2021 quasi 90.000 fra bottiglie e bicchieri di plastica l’anno

Francesca Boraschi

Dal 16 al 24 novembre ricorre la decima settimana europea per la riduzione dei rifiuti. I temi del riciclo, dell’economia circolare e della riduzione dei rifiuti, sono molto dibattuti negli ultimi mesi, anche perché con l’agenda 2030 dell’Onu, 193 paesi nel mondo si sono impegnati a raggiungere precisi obiettivi (17) circa lo sviluppo sostenibile per la salvaguardia dell’ambiente e il miglioramento della vita del pianeta.

Fra le buone pratiche c’è sicuramente la riduzione della plastica monouso, la cui dispersione nell’ambiente, come sappiamo, contribuisce fortemente all’inquinamento.

È vero che ogni singolo cittadino da solo può fare molto in questo senso, ma quando si parla di grandi numeri a fare la differenza è soprattutto la sensibilità di istituzioni, enti e società. E fra queste anche le società sportive e gli atleti, spesso elevati a modello, in particolare dalle giovani generazioni.
Siamo andati a conoscere più da vicino il progetto di eliminazione della plastica monouso delle Zebre Rugby Club, franchigia italiana di proprietà della FIR (Federazione Italiana Rugby) che partecipa al campionato interconfederale Pro 14, rappresentando l’Italia assieme al Benetton Treviso.

Tra gli obiettivi societari, tralasciando quelli sportivi, c’è proprio quello di rendere lo stadio Lanfranchi il primo in Italia plastic free. Ne abbiamo parlato con Francesca Boraschi, comunity manager delle Zebre.

Siamo partiti nel luglio 2018 eliminando le bottiglie di plastica monouso sia per la squadra, che per lo staff tecnico e naturalmente per gli uffici e le abbiamo sostituite con delle borracce riutilizzabili in tritan, mentre agli ospiti diamo le borracce in vetro. Il progetto, che fa parte di un’evoluzione green che comprende anche l’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto dello stadio per il risparmio energetico, prevede però altri step.

Quali?

Stiamo dialogando con il Comune di Parma e con Iren per fare in modo di utilizzare grandi erogatori allacciati alla rete idrica in due punti all’interno della Cittadella del Rugby, ad uso sia dei tifosi durante gli incontri che di tutti i cittadini, perché questa è una zona frequentata con duplice accesso da San Leonardo e anche da via Europa. Naturalmente la bolletta sarà totalmente a carico nostro.
Nei giorni di gara introdurremo allo stadio un bicchiere o una borraccia riutilizzabile da acquistare o noleggiare su cauzione, anche per birra e soft drink. I bicchieri sono realizzati in polipropilene, infrangibili, personalizzabili e soprattutto utilizzabili infinite volte.

Di che numeri stiamo parlando?

Con il progetto Plastic Free eliminiamo l’utilizzo di circa 80.000 bottiglie di plastica l’anno, per quanto riguarda birra e soft drinks ogni partita ne vengono utilizzati circa 600 da 0.5, 7.800 l’anno e vendute 130 bottiglie di plastica, 1800 ogni anno. Entro il 2021 vorremmo essere il primo stadio di Rugby in Italia ad essere full plastic free.

Oltre all’impegno in campo ambientale quali sono i progetti messi in piedi per avvicinare la città alle Zebre?

Purtroppo la nostra realtà non è ancora così conosciuta e radicata dentro il tessuto cittadino e questo dipende sia dalla natura stessa della formazione, dai risultati sportivi, ma anche dal fatto che disputa un campionato sovranazionale. Quindi stiamo lavorando alacremente per colmare il gap e negli ultimi due anni abbiamo ideato e proposto diversi progetti per le scuole, sia medie che superiori. Uno di questi riguarda i valori che il rugby incarna cioè il gruppo, l’unione, il sostegno del singolo, il non abbandonare il compagno. Un altro riguarda invece l’utilizzo della lingua inglese, poi doniamo al primo nato a Parma di ogni mese una piccola palla ovale con i nostri colori. Organizziamo diversi eventi anche assieme alle altre realtà sportive cittadine e abbiamo una scuola di team building e coaching aziendale: il rugby è il modello metafora del lavoro di squadra perché è uno sport dove sacrificio e collaborazione sono determinanti per raggiungere la “meta”.

[pullquote]Introdurremo allo stadio un bicchiere o una borraccia riutilizzabile da acquistare o noleggiare su cauzione, anche per birra e soft drink[/pullquote]

E nel sociale?

Abbiamo per esempio una partnership con la Polisportiva Gioco che ha come obiettivo la promozione della pratica sportiva fra le persone disabili. Aderiamo anche quest’anno alla campagna di Maschi che s’immischiano: il nostro secondo capitano George Biagi è uno dei volti della campagna e sabato 23 per l’incontro con il SF Paris coloreremo lo stadio con sciarpe rosa. E poi c’è “Movember”, la tradizionale campagna di sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione contro il tumore alla prostata e ai testicoli, nata nel 2003 a Melbourne. Anche i nostri giocatori si stanno facendo crescere i baffi (movember proviene dalla fusione di “november” e “moustache”, ossia baffi ndr). Infine, assieme a Proges, che da tempo è impegnata nel campo della mobilità sostenibile, stiamo progettando una campagna sulla sicurezza stradale in particolare dedicata ai bambini.

Tatiana Cogo

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