INTERVISTA – Francesco Samuele (Articolo 1): “Credo che faremo le primarie anche per il 2022, ma prima di tutto avviamo un cantiere per un programma comune”

Francesco Samuele

Intervista a Francesco Samuele, membro della segreteria provinciale e del coordinamento nazionale di Articolo Uno, già candidato alle primarie del 2017.

Nell’aprile 2019 Articolo Uno ha celebrato a Bologna il I Congresso nazionale eleggendo Roberto Speranza a segretario del partito. 

Articolo Uno era presente nel Governo Conte 2 con Speranza ministro della Salute e Maria Cecilia Guerra come sottosegretaria al Ministero dell’economia e delle finanze.

In occasione delle elezioni regionali in Emilia-Romagna del gennaio 2020, Articolo Uno ha sostenuto la candidatura di Bonaccini insieme a Sinistra Italiana, èViva e Diem25 nella lista Emilia-Romagna Coraggiosa, che ha raggiunto il 3,7%, eleggendo due consiglieri e avendo poi anche la vicepresidenza della Regione con Elly Schlein.

Ce la farà Conte a fare il suo terzo Governo in 3 anni?

Ci vorrebbe la sfera magica. Se (finalmente) entrassero in gioco solo elementi di natura politica, l’esito sarebbe scontato: è interesse di tutte le forze in campo, a parte FdI in impetuosa ascesa nei consensi, trovare una soluzione che eviti il temuto ritorno alle urne. Invece, purtroppo, nella politica del ventunesimo secolo i personalismi troppo spesso prevalgono sugli interessi politici e, in quanto ad ego, Renzi e Conte non scherzano!

Ma sarebbe sbagliato pensare che questa crisi sia stata dettata solo da incompatibilità caratteriali: c’è ben altro in campo.

Conte è stato il premier dell’alleanza Lega-M5S. Mi pare oggi si sia conquistato la fiducia di tanti a sinistra. Ormai per voi basta essere contro Salvini per essere automaticamente “buoni”?

No, nel modo più assoluto. Ci vogliono i contenuti, e su questo Conte è stato più volte messo alla prova, con esiti nel complesso soddisfacenti.

Parliamoci chiaro: la sfida di Renzi a Conte non è dettata solo dalla mania di protagonismo del primo e dalla voglia del secondo di apparire come l’uomo solo al comando, anzi. Si sono mossi certi poteri, gli stessi che nel 2013 spinsero Renzi a causare la caduta del governo Letta, l’unico governo di stampo socialdemocratico del ventunesimo secolo. Non a caso, nel mirino di Renzi c’è il ministro Gualtieri e non a caso sugli stessi organi di stampa che allora criticavano Letta oggi si fa ripetutamente il nome di Draghi…

Si vuole spostare a destra la barra di un timone che finora ha prodotto tanto, dal punto di vista sociale: per la prima volta, nel ventunesimo secolo, al centro delle scelte politiche non c’è più il “mercato” ma ci sono le persone, la loro vita, la loro esistenza, il loro futuro. Tutti gli interventi in deficit che sono stati fatti ne sono la plastica rappresentazione.

Si poteva fare di più? Si poteva fare meglio? Certo, ma la discontinuità rispetto al passato è innegabile.

Qual è oggi la funzione di Articolo uno all’interno del centrosinistra?

Articolo uno è nato con un compito ben preciso: contribuire al superamento del renzismo. Quando Articolo uno è nato, il Partito democratico era ancora saldamente nelle mani di Renzi e non s’intravedeva, all’interno del principale partito del centrosinistra, uno sbocco, una via d’uscita per coloro che, da sinistra, criticavano le scelte di Renzi e dei suoi. Occorreva una spinta propulsiva dall’esterno, ed è stata data vita a una forza che raccogliesse l’eredità del vecchio PCI per portarla nel ventunesimo secolo.

Ecco perché tanti, non provenienti dal PD ma dalla sua sinistra, convinti che il rimanere in forze residuali e di testimonianza come Rifondazione e Sinistra italiana fosse del tutto inutili sul piano politico, vi avevano aderito. Che il tentativo non sia riuscito è all’occhio di tutti, ma in un quadro profondamente mutato come quello attuale Articolo uno può dare il suo contributo: spingere il PD ad aprire davvero le porte, a ripensarsi, ad aprirsi a nuove istanze, a nuove idee, per costruire davvero quel partito che, sono convinto, la maggioranza degli italiani vorrebbe: un labour che ponga al centro delle sue scelte, per dirla con le parole di Papa Francesco (ma, ancor prima, di tanti altri: penso ad esempio al titolo del bellissimo libro di Paolo Ercolani e Simone Oggionni), un nuovo Umanesimo sociale.

A un anno e mezzo dalle elezioni comunali, come vedi la situazione politica cittadina? Qual è il bilancio dell’esperienza delle giunte Pizzarotti?

Questa, per un “parmigiano” come me, innamorato della città che trentacinque anni fa lo ha adottato, è la domanda delle domande.

Partirò rispondendo prima di tutto alla seconda parte: il mio giudizio su Pizzarotti e la sua giunta. Ed è un giudizio di luci (poche) e di ombre (tante).

Di certo, rispetto al desolante bilancio del primo mandato, cui riconosco il solo merito di aver sistemato le casse del Comune (anche se, per dirla tutta, tanto è stato “messo sotto al tappeto”, per usare un eufemismo), qualcosa è cambiato. Ma tante, troppe sono le scelte che non mi hanno convinto e che mi portano a essere fortemente critico, a partite dal sociale (la vicenda Svoltare per ultima, le scelte socio-assistenziali in primis), per passare alla cultura (la gestione delle nomine in fondazioni ed enti culturali locali è a dir poco imbarazzante). Devo dire altro?

Questo, però, non significa che un dialogo non possa, non debba anzi, essere aperto. Se davvero si vuole bene a questa città, è indispensabile pensare a un modo per voltare pagina.

Di questo si parla troppo poco, a Parma: del come realizzare un bilancio dei dieci anni di Pizzarotti, per poter superare insieme gli elementi di criticità ma, nel contempo, riconoscere quanto di buono è stato fatto e ripartire da lì. Su questo le forze politiche che si riconoscono nel perimetro del centrosinistra, a partire da quelle che hanno consentito la riconferma di Bonaccini (Effetto Parma e PD, in primis) dovrebbero lavorare. Invece, ancora una volta, si parla solo, e per giunta comunque troppo poco, di nomi.

Apriamo, in fretta, un cantiere comune di lavoro: è questo il mio appello.

Sediamoci attorno a un tavolo e stendiamo un programma per una vera svolta a Parma e difendiamola dalle grinfie di fascisti e leghisti! Solo questo conta, tutto il resto è noia, cantava qualcuno.

Si è tornato a parlare dello strumento delle primarie per la scelta del candidato sindaco di centrosinistra. A riguardo qual è la tua opinione?

Le primarie non sono nè buone nè cattive in sè, ma riconosco che, in alcune situazioni e a determinate condizioni, possano essere strumento per superare sterili conflitti che rischierebbero di portare lo schieramento a laceranti contrapposizioni. E’ per questo che, cinque anni fa, accettai di parteciparvi in prima persona.

Leggendo la situazione politica locale, credo che anche in questa occasione si presenterà la medesima necessità di ricorrervi. Spero solo che, contrariamente alla precedente esperienza, si possa prima di tutto ragionare di idee e di programmi comuni allargando, nel contempo, il perimetro delle forze che possano fornire il proprio contributo in questo senso.

Insomma le primarie, se necessarie, siano solo lo strumento per individuare la persona più adatta a essere espressione del comune disegno. Questa è la strada, e su questo sono pronto a dare il mio umile contributo e la mia modesta esperienza.

Andrea Marsiletti