INTERVISTA – Michele Alinovi: “Dopo la sconfitta degli anni ’90, ora Parma ha una nuova occasione per vincere la sua sfida dell’Alta Velocità. Noi ci siamo”

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Michele Alinovi

In vista della firma del protocollo d’intesa per uno studio di fattibilità sull’Alta Velocità a Parma, abbiamo intervistato l’assessore all’urbanistica del Comune di Parma Michele Alinovi che fornisce anche alcuni elementi tecnici utili alla comprensione della problematica nella sua completezza.

In cosa consiste questo Protocollo d’Intesa sui treni ad Alta Velocità a Parma?

Prima di tutto va fatto presente che il Protocollo d’intesa che verrà firmato a Roma il 30 luglio presso il Ministero delle Infrastrutture, alla presenza del Ministro Enrico Giovannini, del Presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, del Sindaco di Parma Federico Pizzarotti e dell’Amministratore delegato di RFI Vera Fiorani, è il frutto di un costante e caparbio lavoro di interlocuzione e negoziazione politica, istituzionale e tecnica, che l’Amministrazione Comunale ha condotto con perseveranza e determinazione e che oggi porta a questo primo importante risultato.

Nelle premesse del Protocollo tutti i sottoscrittori convengono su un assunto per noi fondamentale, ovvero che “… i soggetti sottoscrittori condividono l’opportunità e l’urgenza di determinare la migliore modalità per l’inserimento efficace della Città di Parma e del suo territorio nel reticolo dei servizi alta velocità…” perché “… la Città di Parma e il suo territorio sia per importanza demografica sia per la presenza di un significativo tessuto produttivo turistico-culturale necessitano di un’efficace connessione al sistema dei servizi Alta Velocità…“.

Questo significa che tutti gli attori al tavolo concordano, non per campanilismo ma per valutazioni oggettive, che la situazione così com’è non è accettabile per un territorio che rappresenta un tassello importante della crescita e della competitività produttiva del sistema regionale e nazionale, oltre ad essere un nodo fondamentale del sistema intermodale Tirreno Brennero, che si rafforzerà tramite i cantieri del raddoppio della Pontremolese finanziati dal PNRR.

A fronte di questi presupposti il Protocollo, che ha validità annuale, ha per oggetto l’istituzione di un tavolo tecnico che vedrà la rappresentanza di ognuno dei sottoscrittori e avrà come obiettivo la definizione della miglior soluzione per l’inserimento efficace di Parma e del suo territorio nella rete dei servizi ferroviari ad Alta Velocità.


Scendendo un po’ più nel concreto, di cosa stiamo parlando?

Il ruolo del tavolo tecnico è quello di uscire dalle tifoserie, sviluppando, con un approccio scientifico al tema, studi e proposte capaci di individuare la miglior soluzione dal punto di vista tecnico, infrastrutturale, trasportistico e commerciale, per dare una risposta concreta al tema Alta Velocità a servizio del nostro territorio.

Ad oggi, in via preliminare, le ipotesi sul tavolo sono tre: in primis la fermata dei treni Alta Velocità nella stazione di Parma, mediante l’utilizzo intensivo dell’interconnessione TAV, già esistente in città e che è costata milioni di euro, determinando tra l’altro una ferita aperta nel quartiere San Leonardo ma che, per scelte di collegamenti infrastrutturali infelici, risulta oggi essere poco competitiva; se non ricordo male attualmente attraverso le interconnessioni fermano a Parma una coppia di treni Alta Velocità Frecciarossa nella tratta Milano-Roma e otto coppie di treni Frecciargento nella tratta Milano-Bologna, sebbene il fabbisogno del nostro territorio sia nettamente superiore.

In seconda battuta la realizzazione di una fermata dell’Alta Velocità sulla linea TAV Milano-Bologna, sinergica e alternativa alla Mediopadana, in una posizione da definire che auspichiamo possa essere in prossimità del polo fieristico: la nuova fermata potrebbe usufruire di un buon collegamento viabilistico con il casello autostradale attraverso la complanare e potrebbe utilizzare i parcheggi esistenti ed in programma che risulterebbero in esubero per il solo utilizzo fieristico, poichè l’accessibilità alle Fiere si convertirebbe dalla “gomma al ferro” come avviene ad esempio alla fiera di Rimini, con grandi vantaggi dal punto ambientale e di facilità di collegamento.

Infine il tavolo tecnico valuterà la fattibilità di collegamenti rapidi tra la Stazione di Parma e la Mediopadana di Reggio Emilia, usufruendo di studi già avviati alcuni anni fa dal Comune di Parma.

Come mai parla di “collegamenti infrastrutturali infelici” parlando dell’interconnessione TAV?

Premesso che ritengo che la fermata dei treni Alta Velocità nella stazione di Parma sia la soluzione auspicabile, dal momento che sono già state spese ingenti risorse pubbliche, gli interventi infrastrutturali figli dell’accordo che fu siglato nel 1997, hanno dimostrato, alla prova dei fatti, alcuni limiti tecnici che ad oggi hanno reso poco appetibile la stazione di Parma per i treni ad Alta Velocità: l’interconnessione in linea dedicata ad Alta Velocità esiste solo in uscita da Parma verso Reggio Emilia ed in entrata dalla linea TAV a Fidenza, mentre il collegamento tra le stazioni di Fidenza e Parma è in traffico promiscuo con i treni normali merci e passeggeri per circa venticinque chilometri sulla linea storica Milano-Bologna, aumentando di fatto la congestione di una linea già molto trafficata e la probabilità di accumulare ritardi e cancellazioni.

Perchè di Alta Velocità, per anni, a Parma non se ne è più parlato?

Credo se ne sia parlato poco perché la città aveva ormai metabolizzato l’irreversibilità delle scelte derivanti dagli accordi della fine degli anni ’90 che di fatto hanno privilegiato, sul tema Alta Velocità, la città di Reggio Emilia a discapito di Parma.

Dobbiamo ricordarci che la nuova Stazione Ferroviaria di Parma e la Mediopadana di Reggio Emilia sono state entrambe inaugurate nel 2013 ma che solo nel 2019, dopo lunghe trattative con RFI, siamo riusciti ad ottenere un incremento significativo di treni Frecciargento che oggi fermano a Parma, nonostante che nell’accordo per l’Alta Velocità, siglato il 23 luglio del 1997, non fosse stabilito un numero minimo di treni alta velocità che si sarebbero dovuti fermare nella stazione di Parma; negli anni successivi nessuno riuscì a correggere il tiro, garantendo un numero adeguato di treni al nostro territorio.

Questo primo risultato che abbiamo raggiunto non è comunque apparso sufficiente soprattutto alla luce dell’indagine condotta sulla stazione Mediopadana di Reggio Emilia nell’anno 2018, che ha reso evidente il grande successo che ha avuto il servizio Alta Velocità con un incremento esponenziale di treni che sono arrivati oggi ad oltre 75 convogli al giorno, con un incremento annuo progressivo del 20% che porterà, nel giro di 4/5 anni, a saturazione la stazione di Reggio Emilia. Il secondo dato importante è che solo il 5% di chi arriva con l’Alta Velocità a Reggio Emilia ha come destinazione Parma. Ciò significa che non rappresenta un servizio adeguato rispetto alle necessità nel nostro territorio.

Alla luce di queste premesse abbiamo interessato nel 2019 l’allora Ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli, approfittando del miglioramento generale del clima politico rappresentato dal secondo governo Conte.

Poi è arrivata la pandemia ed il cambio di Governo che hanno rallentato la costruzione del Protocollo d’Intesa, che oggi si sta concretizzando anche grazie al Presidente Bonaccini che, su spinta dell’Amministrazione Comunale, si impegnò sul tema Alta Velocità già durante la campagna elettorale delle regionali.

Grazie all’interlocuzione costante con i responsabili della Segreteria tecnica dei Ministri De Micheli prima e Giovannini poi, si sono affinate le varie bozze di accordo, arrivando ad una versione finale che giudico soddisfacente.

Il merito di questo risultato, che ha rimesso nell’agenda del Governo, della Regione e del territorio una partita che sembrava ormai definitivamente persa e dimenticata, credo sia prioritariamente frutto di un gioco di squadra tra l’Amministrazione Pizzarotti, il Presidente Bonaccini e l’Unione Parmense degli Industriali, che insieme hanno contribuito, nei rispettivi ruoli, a tenere alta l’attenzione nelle sede istituzionali.

Cosa vi attendete?

Ci attendiamo che il tavolo tecnico sia all’altezza delle aspettative e che sappia fornire quelle risposte alle necessità che il territorio reclama e che in questo Protocollo vengono riconosciute con chiarezza ed urgenza. Credo quindi che in questo contesto dovremo farci valere per recuperare, almeno in parte, quel “treno” che abbiamo perso negli anni ’90.

Andrea Marsiletti