INTERVISTA – Priamo Bocchi (FdI): “I punti deboli dell’Amministrazione Guerra. Dio conservi a lungo Elly Schlein, la garanzia del centrodestra”

Priamo Bocchi è il capogruppo in consiglio comunale di Fratelli d’Italia Parma.

Lo abbiamo intervistato a 360° sulle attività amministrative della maggioranza e di FdI, oltre che su alcuni temi nazionali.

Dopo un anno e mezzo di studio e opposizione, quali punti deboli hai individuato nell’Amministrazione Guerra?

Le debolezze dell’Amministrazione Guerra sono tante e riconducibili a un vulnus di fondo: una maggioranza eterogenea, disallineata su troppe questioni cruciali e litigiosa.

Mancando compattezza e una visione unitaria del futuro della città il risultato dell’azione amministrativa sono l’inerzia o scelte pasticciate e guidate da continui compromessi e mediazioni al ribasso.

In particolare valuto negativamente l’operato di alcuni assessori. La Jacopozzi in un anno e mezzo di lavoro non è stata in grado di costruire un progetto credibile degli strumenti di partecipazione in grado di sostituire e migliorare i CCV; non è stata in grado attuare una progettualità che desse funzioni e contenuti agli spazi recuperati dell’Hub Café e del Wopa; continua invece a condurre progetti di cooperazione internazionale decentrati che favoriscono un regime autoritario, militare e antidemocratico come quello del Burundi. A tal proposito ho presentato diverse interrogazioni sulle lacune e le inopportunità di tali progetti: mentre siamo ancora in attesa che il revisore esterno (individuato con oltre un anno di ritardo) presenti il rapporto intermedio di rendicontazione sul progetto “Maison Parma”, sono stati stanziati altri soldi per il progetto “Pomodoro condiviso” e per aumentare le missioni in Burundi di personale comunale.

L’assessorato di Brianti, quello assai delicato e importante del welfare, ha prodotto solamente sterili convegni, tavoli, cabine di regia e osservatori senza una visione strategica e politica, senza apportare alcuna novità sostanziale al deficitario sistema del sociale delle giunte Pizzarotti.

L’assessore Bonetti con la sua marcata ed evidente impronta ideologica non ha apportato alcun miglioramento sulle liste d’attesa di nidi e materne per le quali Parma è fanalino di coda in Emilia Romagna.

L’assessorato di Lavagetto ha completamente trascurato la promozione turistica della città.

Infine la sicurezza: nonostante i proclami e le promesse ad oggi il numero di agenti della polizia locale è immutato e sotto organico: è stato smantellato il nucleo investigativo, mancano i presidi nelle ore e nei luoghi critici della città che è sempre più insicura.

Su quali temi, come gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, più state insistendo in Consiglio comunale?

La nostra azione di opposizione è rigorosa e puntuale su tutti i temi amministrativi: di critica e controllo ma anche propositiva. Senza indulgere in una contrapposizione forzata e ideologica abbiamo dato il nostro sostegno a delibere quali quelle dell’aeroporto, dell’operazione Fiere di Parma – Fiera di Milano e dello stadio, per esempio.

In particolare siamo insistendo sulla necessità di nuove ed efficaci politiche di welfare, sul bisogno del territorio di colmare un evidente deficit infrastrutturale, sulla cura e il rilancio del centro storico, sul miglioramento dei servizi educativi, sulla sicurezza.

Nuovo Stadio Tardini: qual è la tua posizione?

In coerenza col nostro programma elettorale sosteniamo convintamente il progetto di ristrutturazione del vecchio Tardini a cura e spese della proprietà del Parma calcio. Il percorso partecipativo, le lungaggini della maggioranza, le prescrizioni e i paletti imposti stanno purtroppo rallentando l’avvio di un progetto totalmente eseguito a carico di un soggetto privato e del quale potrà beneficiare l’intera comunità. Il nuovo stadio, moderno, attrezzato, sostenibile e fruibile sette giorni su sette, riqualificherà un luogo della città, ne aumenterà l’attrattività e costituirà per la società Parma Calcio un asset fondamentale per il proprio futuro. Confidiamo quindi che la conferenza dei servizi si esprima rapidamente e che i lavori partano al più presto.

Quanto il tema dell’immigrazione può essere ancora una o la bandiera di Fratelli d’Italia, ora che a governare c’è Giorgia Meloni?

Sul tema immigrazione sarebbe ipocrita non ammettere che ci saremmo tutti, Meloni compresa, aspettati di più: in campagna elettorale e dal fronte dell’opposizione è normale semplificare il linguaggio e fare promesse, quando poi ti trovi a governare la situazione diventa più difficile e complessa. Però la strada intrapresa responsabilmente dal governo Meloni per regolamentare, arginare e controllare l’immigrazione, riportandola nel solco della legalità e sostenibilità, sono convinto sia quella giusta e porterà i risultati attesi.

Il lavoro che si sta facendo su questo fronte è notevole: accordi coi Paesi africani per contenere le partenze, i centri per i rimpatri, la condivisione con l’Europa per una politica di difesa dei confini e una equa redistribuzione, l’accordo con l’Albania per i centri di accoglienza, la lotta ai trafficanti di uomini, il Piano Mattei per l’Africa, Decreto Flussi, tanto per citarne alcuni. In generale credo che la gente abbia compreso che occorra approcciarsi al tema con equilibrio e pragmatismo: c’è una immigrazione (quella legale, controllata, di persone che vogliono integrarsi nella nostra cultura rispettando leggi, diritti e doveri) buona e anche necessaria. Quella illegale, clandestina, incontrollata, eccessiva, che alimenta sfruttamento e criminalità, devasta le nostre città e va bloccata.

Se al posto di Elly Schlein ci fosse stato Stefano Bonaccini, sarebbe stata più dura per il centrodestra?

Credo proprio di sì. Bonaccini è un governatore apprezzato, equilibrato e serio. Elly Schlein incarna quel progressismo dem, radical, impregnato di wokismo, immigrazionismo, ideologia gender. Il puerile radicalismo della signorina dem, il suo tono arrogante e perentorio, la pretesa di rappresentare la novità, quasi la rivoluzione, nascondono un’enciclopedica ignoranza politica e una generale incompetenza e inattitudine. La sua incapacità di capire come e cosa comunicare al suo popolo è evidente. Col suo campionario di banalità senza precedenti rappresenta il punto più basso del Partito erede del vecchio Pci. Dio la conservi a lungo: è la miglior polizza per i successi futuri del centrodestra.

Andrea Marsiletti