INTERVISTA – Vice Ministro degli Esteri della Transnistria, lo Stato indipendente non riconosciuto dall’ONU: “Non rinneghiamo l’Urss, ma l’Urss non c’è più. Ci piacerebbe conoscere Salvini”

Alexandr Stetsiuk

Non tutti sanno che nell’Europa orientale si trova uno Stato indipendente chiamato Transnistria, ufficialmente Repubblica Moldava di Pridniestrov. Il Paese ha confini ben delimitati, un Presidente, un Governo, un Parlamento eletto a suffragio universale che vota leggi e programma l’economia nazionale.

In realtà si tratta di uno Stato indipendente al momento solo de facto, visto che non è ancora stato riconosciuto da nessun Paese membro dell’ONU perchè considerato de iure parte della Repubblica di Moldavia.

La Transnistria è una striscia di territorio di 3.500 km² localizzata lungo il confine tra Moldova e Ucraina, al di là del fiume Dnestr, nella quale risiedono 500.000 persone, di cui la metà nella capitale Tiraspol.

Il 2 settembre 1990, nei giorni del collasso dell’Urss, la regione, precedentemente parte della Repubblica Socialista Sovietica Moldava (una delle ex Repubbliche dell’Unione Sovietica), dichiarò unilateralmente la propria indipendenza come Repubblica Moldava di Pridnestrov.

Ne scaturì una guerra con la Moldavia (1990-1992) che non terminò con una pace ma con un cessate il fuoco, garantito da una commissione congiunta tripartita tra Russia, Moldavia e Transnistria, e la creazione di una zona demilitarizzata tra Moldavia e Transnistria comprendente 20 località a ridosso del fiume Nistro. Ancora oggi i confini della Transnistria sono pattugliati da circa 1.500 soldati peace-keeper russi.

Sono fortissimi i legami tra la Transnistria e la Russia derivanti dal comune passato e dalla forte presenza di cittadini di origine russa. Nel 2014 la Transnistria ha chiesto l’adesione alla Federazione Russa. Nel 2016 si celebrò un referendum popolare nel quale il 97,1% dei votanti scelse l’indipendenza e l’unificazione con la Russia (che fu l’unico Stato a riconoscere la validità di tale consultazione).

Non solo Russia. Rimangono i legami anche con l’Unione Sovietica, al punto che sulla bandiera ed emblema nazionali compare la falce e il martello, la moneta il “rublo transnistriano” (che ha validità solo in Transnistria), esistono vie dedicate a Lenin e Marx, sono state mantenute le statue di Lenin e di altri leader rivoluzionari bolscevichi, la Polizia si chiama KGB.

Tra i pochi che sanno dell’esistenza della Transnistria, essa è nota come “l’ultima Repubblica socialista sovietica”, una definizione però, come si comprenderà dall’intervista che segue, riduttiva e in parte fuorviante.

La Transnistria è conosciuta anche come “il Paese che non c’è”… ma in realtà il Paese esiste, è vivo, ed in questa mia intervista realizzata di persona ad Alexandr Stetsiuk, vice Ministro degli Esteri della Transnistria, presso i suoi uffici a Tiraspol, cerco di raccontarvelo.

Perchè la Transnistria non è stata ancora riconosciuta come Stato indipendente?

E’ una domanda che andrebbe rivolta agli altri Paesi, anche all’Italia. Posso dedurre che siano state create delle condizioni che non consentano di procedere al riconoscimento. Sappiamo che i risultati del dialogo tra la Transnistria, la Moldavia e le nazioni limitrofe determineranno le decisioni della Comunità internazionale che in questo momento rimane in attesa. Altri Paesi, come l’Italia e la Spagna, hanno al loro interno movimenti separatisti e hanno paura di questi processi di indipendenza. La Transnistria vuole rapportarsi col mondo intero, vogliamo conoscere meglio gli altri e farci conoscere per quello che siamo. Quando sono venuto a Roma ho preso consapevolezza della realtà italiana… e oggi tu sei qui, e ci offri l’opportunità di questa intervista. Non vogliamo essere uno “Stato misterioso” o un “buco nero” all’interno dell’Europa, né tantomeno alimentare sospetti e paure. Vogliamo essere il più trasparenti possibile. E’ per questo che accogliamo delegazioni e inviati stampa. Sfortunatamente, fino ad oggi, non avevamo ospitato testate giornalistiche italiane.

Facciamo un pò di storia, come si è arrivati alla Transnistria?

Nel 1924 questo territorio faceva parte dell’Unione Sovietica all’interno della Repubblica autonoma moldava delle Repubbliche socialiste. Alla fine degli anni ’80 si verificò il collasso dell’Unione Sovietica. Il criterio divisivo dell’Urss fu soprattutto quello linguistico. La Moldova scelse di aderire al mondo rumeno con lingua latina, che infatti venne proclamata lingua nazionale. Ma la Transnistria appartiene storicamente al mondo slavo, nel quale la lingua dominante è quella russa. Non approvammo le politiche della Moldova e la sua decisione di separarsi dal nostro passato comune. Per questo, nel settembre 1990, quando eravamo ancora membri dell’Urss, proclamammo la Repubblica socialista di Transnistria. Nell’agosto 1991, col crollo dell’Urss, dichiarammo la nostra indipendenza. Due giorni dopo la Moldavia proclamò la sua. La lingua fu uno degli aspetti della nostra divisione, ma ce ne furono tanti altri quali, ad esempio, la politica estera e l’approccio al sistema economico sovietico.

La Transnistria è conosciuta per lo più come “L’ultima Repubblica socialista sovietica”? Al di là delle etichette, cosa rimane dell’Urss nel vostro Paese?

Sì, lo so bene. In questi anni ci hanno affibbiato l’immagine dell’irriducibile propaggine dell’Unione Sovietica. Faccio una premessa: tutti i Paesi dell’ex Urss beneficiano dell’eredità sovietica. Pensiamo, ad esempio alle infrastrutture costruite in Russia, Ucraina, Moldavia e Bielorussia in quel periodo. L’Ucraina e la Moldavia cercano di cancellare il loro passato sovietico distruggendo i monumenti, le statue, rinominando le strade, anche quelle dedicate alla vittoria della guerra patriottica. Ma non possono distruggere i palazzi, le fabbriche e le strade che hanno ereditato. Guardiamo con perplessità a questo loro tentativo di rimozione finalizzato ad avvicinarsi all’Europa. Noi abbiamo assunto una posizione più pragmatica e razionale: non vogliamo fare nessuno strappo ma seguire la nostra evoluzione politica. Per questo abbiamo conservato le statue di Lenin nelle piazze e i nomi delle strade dedicati ai Maestri del Socialismo. Non rinneghiamo l’Unione Sovietica… ma adesso l’Unione Sovietica non c’è più.

E’ giusto definire la Transnistria uno Stato Socialista?

Preferisco chiamarla uno Stato Sociale. La nostra Costituzione garantisce educazione e sanità gratuiti, che sono anche caratteristiche di uno Stato Socialista.

Com’è organizzato lo Stato della Transnistria?

… in modo “classico”: ci sono un Presidente della Repubblica che viene eletto per cinque anni per non più di due mandati, un Parlamento con una Camera di deputati eletti con una legge elettorale proporzionale per distretti territoriali. Abbiamo un Governo, i Ministri, la Corte Suprema, la Corte Costituzionale… il funzionamento del Parlamento è regolato dal principio della maggioranza all’interno di un sistema multipartitico.

Qual è il Partito di maggioranza?

Si chiama Renewal (Obnovleniye). Tengo a precisare che i deputati possono essere esponenti di Partiti ma non necessariamente devono esserlo. I nostri elettori guardano più alla concretezza delle persone chiamate a rappresentarli piuttosto che all’appartenenza partitica. Qui da noi non funziona come da altri parti dove gli elettori votano i Partiti e poi questi forniscono la lista dei deputati da mandare in Parlamento.

Su cosa si basa l’economia della Transnistria?

La nostra economia è orientata all’esportazione, circa un terzo verso l’Unione Europea. Abbiamo relazioni commerciali con novanta Stati. Vendiamo energia elettrica alla Moldavia. Abbiamo industrie del cemento e una forte presenza di aziende tessili, la maggioranza delle quali lavora con l’Italia. Importanti brand italiani, ad esempio Gucci, commissionano produzioni in Transnistria. Anche la Moncler ha rapporti con noi, così come gli eserciti austriaci e norvegesi che comprano le loro uniformi qui. Kvint è un rinomato marchio di alcolici, molto apprezzato per il cognac, divin e ultimamente anche per il vino.

In Italia il politico che al momento riscuote più consensi è il Ministro degli Interni Matteo Salvini della Lega, divenuto molto popolare per il contrasto all’immigrazione. Che opinione avete di lui?

Purtroppo non conosciamo personalmente Salvini. Ci farebbe piacere incontrarlo, così come vorremmo rafforzare i rapporti diplomatici con l’Italia e costruire progetti nell’interesse di entrambi i Paesi.

Grazie per l’intervista.

Grazie a Te per esserti interessato al nostro Paese. Sarai sempre il benvenuto.

Andrea Marsiletti

 

PS: nei prossimi giorni seguiranno servizi fotografici sulla Transnistria realizzati in occasione della visita a Tiraspol per l’intervista con il Ministero degli Esteri.