“Mobilitazione contro l’intreccio fra affari, politica e mafia”

Lombatti

30/01/2015
h.11.30


Al fruscio delle mazzette, non importa di quale provenienza – da estorsioni, usura, riciclaggio, appalti truccati e subappalti, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio – si sono arresi oltre 200 tra politici ed imprenditori dell’Emilia nord-occidentale, da Modena a Parma con al centro Reggio Emilia, indagati a vario titolo per reati riconducibili ad associazione mafiosa e concorso esterno.
Un vero terremoto, che ha squarciato l’immagine mielosa dell’Emilia-Romagna fondata sulla retorica del buon governo, della trasparenza e della legalità, svelando il volto nascosto di una regione, in cui la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta calabrese in particolare, è penetrata in profondità, ha trovato terreno di cultura, si è intrecciata con il modo imprenditoriale e politico. Un inquietante “Mondo di mezzo” di cui l’inchiesta romana ha fornito in anteprima una immagine eloquente.
Mentre c’è chi è costretto per sopravvivere a frugare nei cassonetti, chi resta senza casa, chi senza lavoro, chi non può più far studiare i propri figli, i grandi capitali, illecitamente accumulati, arrivano in cerca di investimenti lucrosi, penetrano negli appalti pubblici, nelle società immobiliari, si assicurano appoggi nelle istituzioni pubbliche, favorendo l’elezione di politici compiacenti.
Voto di scambio insomma. La stessa visita elettorale del 2009 al comune di Cutro di amministratori del reggiano con a capo l’allora sindaco Graziano del Rio assume oggi una luce nuova e allarmante.
In prima fila ovviamente i politici di Forza Italia. Tra essi Giuseppe Pagliani, consigliere comunale di Reggio Emilia, e l’ex assessore parmense Bernini, esponente di spicco della giunta Vignali, già travolta dalle inchieste giudiziarie, che ha lasciato in eredità un buco di bilancio di 870 milioni, frutto di opere inutili e costose, di malversazioni, truffe e speculazioni immobiliari.
 A Sorbolo, un comune del parmense, il danaro di provenienza mafiosa è stato investito da un’impresa per costruire un vero e proprio quartiere con ben 200 appartamenti, ora sotto sequestro. Molte cooperative, più o meno finte, nei settori dei trasporti, dell’edilizia, della logistica, delle pulizie, impiegano centinaia di lavoratori e lavoratrici, con contratti precari, senza clausole di garanzia, con retribuzioni da fame.
Che i capitali di origine malavitosa penetrassero all’interno del tessuto economico produttivo era noto. Forse non sapevano le amministrazioni comunali di Parma, di Reggio Emilia, di altre città emiliano romagnole e lombarde che gli appalti, quelli in particolare al massimo ribasso, sono il luogo privilegiato di investimenti derivanti da attività illecite?
Tutto questo era noto, come sin troppo chiara ne risulta la ragione: la rinuncia delle istituzioni pubbliche al loro ruolo di garanti del bene comune, di controllo di legalità, di difesa del preminente interesse pubblico.
La degenerazione del ruolo degli enti locali invece consente che vengano elusi i controlli, che vengano esternalizzati i servizi, dati in appalto a società private, cui è affidata la gestione di beni e servizi essenziali alla vita di tutti.
Lo “Sblocca Italia”, facilitando le pratiche edilizie, consentendo di eludere i controlli pubblici, istituisce una selvaggia deregulation che rende possibile il saccheggio del nostro paese, dei suoi beni, delle sue risorse, facilitando le infiltrazioni di capitali malavitosi dentro il businnes della speculazione legata al territorio e all’ambiente.
Per arrivare ai capitali illeciti investiti nel modenese nella ricostruzione post terremoto, che guarda caso, come denunciano i comitati di lotta, procede vergognosamente a rilento.
Le risate dei boss, infiltrati nel tessuto imprenditoriale della ricostruzione nel modenese, non suonano macabre ai presidenti di questa e della precedente giunta regionale?

Cristina Quintavalla
Portavoce de L’Altra Emilia Romagna

“L’Altra Emilia Romagna si batterà contro lo Sblocca Italia”

Lombatti

08/11/2014


“Il 5 novembre è stato convertito in legge il decreto Sblocca Italia. Il governo Renzi è ricorso ancora una volta al voto di fiducia, tacitando, come suo solito, le opposizioni in Parlamento e nel paese.
Adducendo a pretesto la necessità di favorire la ripresa e lo sviluppo economico, lo Sblocca Italia in realtà dà mano libera al grande capitale finanziario, ai petrolieri, alla speculazione immobiliare, alle grandi multiutility, che partiranno all’assalto dei beni comuni, dei territori, delle città”.
Con una conferenza stampa convocata a Parma, la sua città, Cristina Quintavalla, candidata presidente per l’Altra Emilia Romagna ritorna sulle conseguenze del decreto appena convertito dal Parlamento.
“Lo Sblocca Italia facilita la costruzione di nuovi alloggi, in un paese in cui gli alloggi inutilizzati raggiungono la cifra di 7 milioni. Usufruendo di varianti ad hoc, di facili autorizzazioni a edificare e di opere di urbanizzazione, i nuovi quartieri fantasma, che verranno edificati, sottrarranno terreno agricolo e determineranno una lievitazione artificiale del valore delle aree e dunque della rendita parassitaria.
L’ipertrofia edificatoria lascia inevasa la domanda di edilizia economica e popolare, ad affitti bassi, di interventi pubblici, di attrezzature al servizio della città, per dare vita invece a forme di aggressione costruttiva, di privatizzazione del territorio, di produzione di grandi, inutili e costose opere.
All’ art.26 agevola le grandi società immobiliari quotate in borsa, consentendo loro di trasformare la rendita immobiliare in rendita finanziaria.
Consente che colate di cemento vengano stese sui fertili campi della pianura padana, per trasformarsi in autostrade ed infrastrutture destinate al traffico veloce, privato ed inquinante. La cementificazione, causa principale del mancato assorbimento dell’acqua piovana e dunque del suo rapido dilavamento a valle (responsabile in assoluto del grave dissesto idrogeologico che ovunque sta falcidiando il paese), era prima del decreto già all’8% sul territorio nazionale e del 15% nella pianura padana.
Agevola l’assalto di Cassa Depositi e prestiti ed della grande finanza speculativa al patrimonio immobiliare degli enti locali, che, strozzati dal debito, dalla legge di stabilità e dalla spending review, lo cederanno a prezzi di favore, per far fronte alla pesante riduzione della loro capacità di spesa.
Facilita e incoraggia agli artt.36-38 le attività di estrazione di petrolio e gas in aree densamente popolate, ricche di ineguagliabile patrimonio storico-culturale, sulle coste lungo tutto il mare Adriatico. Le prevedibili nefaste conseguenze sull’ecosistema mediterraneo sono state denunciate da Legambiente e WWF, che chiedono l’abrogazione dell’art.38, che darebbe “carta bianca agli appetiti dei petrolieri in un’Italia trasformata in colonia per le trivelle”, a cui peraltro vengono prolungati i tempi di concessioni con proroghe sino a 50 anni.
Lo sblocca Italia riconosce gli inceneritori come “infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale” e consente all’art.35 la libera circolazione dei rifiuti, anche da fuori regione, che comporta l’ utilizzazione a pieno ritmo degli inceneritori e l’ aumento esponenziale della soglia di inquinamento. Verranno in tal modo vanificate le pratiche di corretta gestione dei rifiuti messe in atto da molti comuni, e sarà consentito alle multi-utility, Iren ed Hera, di trarre lauti profitti dagli investimenti fatti negli inceneritori.
Viene proposto dunque un modello di sviluppo non più sostenibile e attuata al contempo una grave sottrazione di poteri alle Regioni, il cui diniego non è più determinante.
Di fronte a questa aggressione senza precedenti all’ambiente, ai beni comuni, alla salute dei cittadini, il governo Renzi dispensa a piene mani speculazione edilizia, inquinamento, corruzione, trivellazioni, alienazione del patrimonio pubblico, inceneritori.
La Strategia energetica nazionale, incentrata sullo concessione e lo sfruttamento di idrocarburi, l’incenerimento dei rifiuti, la cementificazione selvaggia delineano uno scenario catastrofico che tutti e tutte, insieme con le associazioni ambientaliste e i movimenti impegnati sul territorio, dobbiamo impedire”.