La Certosa di Parma e i falsi storici sui siti dell’Università e del Comune di Parma

Certosa di Parma (sede Scuola Polizia Penitenziaria)

Tutti i parmigiani conoscono, quantomeno di nome, il romanzo scritto da Stendhal “La Certosa di Parma (titolo in francese: La Chartreuse de Parme) pubblicato nel 1839.

Ma qual è la Certosa di Parma?

Nei salotti culturali di Parma si dibatte da anni: è l’Abbazia di Valserena (oggi sede dello CSAC) lungo via Colorno in zona Paradigna o l’attuale sede della Scuola di Polizia Penitenziaria in zona via Mantova, davanti alla sede della Gazzetta di Parma e visibile dalla tangenziale?

Abbazia Valserena (CSAC)

E’ la seconda (come spiegherò di seguito), ma è stato diffuso quello che appare a tutti gli effetti come un falso storico che ha portato a identificare la Certosa di Stendhal con l’Abbazia di Valserena.

Sul sito dello CSAC (il Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma) c’è un’autocertificazione nientepocodimeno col timbro dell’Università di Parma: “L’Abbazia di San Valserena, nota come ‘la Certosa di Parma’ in riferimento al romanzo di Stendhal, è un monastero cistercense…”. (leggi)

Il sito Parma Welcome, la voce dello IAT (Ufficio di Informazioni e accoglienza turistica di Parma e provincia del Comune di Parma), e di Parma Capitale della Cultura 2020+21, è ancora più esplicito: “A circa 7 Km dal centro città, la Certosa di Paradigna, che ispirò Stendhal nel suo romanzo La Certosa di Parma,…” (leggi)

Nelle FAQ di Parma Welcome si sbraga: alla prima domanda “E’ possibile visitare la famosa Certosa di Stendhal?” si risponde che “La Certosa descritta da Stendhal nel romanzo La Certosa di Parma, è in realtà un’invenzione letteraria, ma la tradizione vuole che l’autore abbia preso spunto da quella situata in località Paradigna o Valserena, pochi chilometri a nord di Parma, sulla strada che porta a Colorno. C’è invece un’altra Certosa a Parma, sulla strada che porta a Mantova, appena fuori città, che ospita la scuola di Polizia Penitenziaria, visitabile su prenotazione.” (leggi)

Arrivare a nominare la vera Cerosa di Parma con sufficienza, con l’appellativo “un’altra Certosa”, sembra quasi una provocazione.

E pensare che non dovrebbe essere difficile identificare la Certosa di Parma.

Basta partire dal nome.

La certosa è il nome del monastero dei certosini. I certosini sono il più rigoroso ordine monastico di clausura istituto da San Bruno nel 1084 nell’Isère, Francia, con la creazione del primo monastero, la Grande Chartreuse.

Quella di Valserena a Paradigna è un’ex abbazia cistercense. I cirstercensi sono un ordine monastico che ebbe origine dall’abbazia di Cîteau, in Borgogna, fondata da Roberto di Molesme nel 1098.

La certosa in via Mantova è stata il luogo di preghiera dei certosini di Parma per 483 anni.

Nelle certose ci stanno i certosini, non i cistercensi… è fin lapalissiano. Come può l’abbazia di Valserena diventare una certosa se lì dentro neppure c’erano i certosini ma c’erano i cistercensi?

Non bisogna essere dei contemplativi per sapere che le certose sono tutte costruite secondo un preciso modello architettonico che consente la pratica della regola certosina, ovvero la separazione dal mondo e la solitudine nelle celle. Nelle certose le celle, che si affacciano sul chiostro, sono eremi con strutture proprie che garantiscono al monaco la solitudine assoluta. Ogni cella consiste in una casetta a un piano circondata da un giardinetto nella quale il monaco passa la quasi totalità della giornata (e della propria esistenza). Per via della solitudine ognuna delle case è anche detta “deserto” o “eremo”. Nei giorni feriali il monaco esce dalla cella soltanto tre volte per gli uffici comuni in chiesa: nel cuore della notte per l’ufficio notturno, al mattino per l’Eucarestia e verso sera per i Vespri. Nessun certosino può vedere il giardino o la cella dell’altro. Il pranzo viene consumato in solitudine all’interno della cella. Il certosino esce dal monastero solo per lo spaziamento (passeggiata settimanale). Il lavoro manuale avviene esclusivamente all’interno della cella e serve anche per mantenere la funzionalità della muscolatura del corpo.

La Certosa di via Mantova corrisponde perfettamente a questo stile architettonico con il suo chiostro e le forme delle celle. L’Abbazia di Valserena no.

Volendo infierire, è profondissima la differenza tra la regola certosina e quella cistercense. Questi ultimi coniugarono ermetismo con vita comunitaria, ripristinando pure dormitori comuni (“Se è possibile dormano tutti in un solo ambiente”, Regola, cap. 22), e andando a coltivare i campi fuori dal monastero.

Confondere i certosini con i cistercensi, una Certosa con un’Abbazia, le celle eremitiche con i dormitori comuni è fin imbarazzante.

Mi auguro che due uomini di cultura come il Rettore Paolo Andrei e l’assessore comunale Michele Guerra possano presto far rimuovere questi falsi storici dai siti dell’Università e del Comune di Parma.

Lo facciano per dovere di verità e di rispetto per la vita certosina totalmente dedicata alla contemplazione di Dio e alla preghiera universalistica finalizzata alla salvezza degli uomini.

E poi siamo nell’anno di Parma Capitale della Cultura 2020+21… cosa possiamo insegnare agli altri se non conosciamo neppure il nostro patrimonio artistico-culturale?

Andrea Marsiletti

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