La forza del volontariato a Parma. INTERVISTA ad Arnaldo Conforti, direttore CSV Emilia- Forum Solidarietà

Cosa sarebbero stati i quasi tre mesi di lockdown se non ci fosse stato il volontariato? Cosa è successo a Parma e quali saranno le sfide future del terzo settore?

Una rilevazione, effettuata da Csv Emilia (Forum Solidarietà) con la Regione Emilia-Romagna, ha ben fotografato la situazione a Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Complessivamente, in queste province ci sono 424 enti del mondo del volontariato associate a Csv Emilia e, nel periodo clou del lockdown, marzo/aprile, 178 di questi hanno continuato a operare perché fornivano servizi essenziali.

54 associazioni non hanno potuto invece continuare l’attività per svariati motivi: assenza dei dpi, età troppo elevata dei volontari (gli over 65 non potevano essere impiegati), difficoltà a muoversi fra Comuni diversi o in luoghi reputati a rischio, come i carceri, per esempio.

Dal questionario si evince, inoltre, che le associazioni che hanno continuato a lavorare hanno comunque avuto svariati problemi. Sono state citate la carenza di risorse economiche, la mancanza dei dpi, l’assenza di competenze informatiche, di device oltre ad internet.

Le associazioni hanno aiutato i cittadini nei modi più svariati: consegnando farmaci e beni di prima necessità; trasportando le persone in ospedale; fornendo supporto psicologico e telematico per compiti e lezioni a distanza per minori e stranieri; allestendo mense e docce per persone in difficoltà; offrendo servizio di baby sitting per i figli di operatori sanitari o dog/cat sitting; raccogliendo fondi.

Tanto è stato fatto anche sul versante culturale o dell’intrattenimento con l’organizzazione di corsi di teatro, letteratura, musica o fitness on-line. Insomma, un panorama davvero ampio.

Così come purtroppo sono stati innumerevoli i problemi dei cittadini che le associazioni di volontariato hanno riscontrato e ai quali hanno cercato di porre rimedio, anche in collaborazione con enti e istituzioni competenti. Sono stati riportate storie di disagio psicologico, senso di abbandono, difficoltà di dialogo tra pazienti ricoverati in ospedale e familiari, fatica a livello genitoriale nell’intrattenere i bambini e non ultima, diverse segnalazioni di improvvisa povertà per mancanza di lavoro. C’era chi lamentava l’assenza di luoghi di sepoltura islamica, anziani che segnalavano le problematiche legate al ritiro della pensione e nei territori appenninici difficoltà a fare la spesa per mancanza di mini market e la mancanza di pc e tablet per le lezioni scolastiche.

In tutto ciò i CSV (Centri Servizi al Volontariato) hanno svolto un lavoro fondamentale, nel recupero e nella formazione dei volontari, nel reperimento di fondi e di dpi, facilitando le relazioni con gli enti, svolgendo attività di rete. Arnaldo Conforti, direttore di Forum Solidarietà – CSV Emilia ci ha spiegato, in particolare, cosa è accaduto a Parma.

“Una buona parte di organizzazioni è riuscita a portare avanti le proprie attività e a creare ulteriori spunti operativi, legati al momento specifico. 130 – 140 associazioni hanno implementato la loro attività. Chiaramente è stata una situazione molto complessa perché i Dpcm uscivano continuamente, spesso la domenica sera, andavano interpretati, tradotti. Poi ci sono state difficoltà nel reperire i dpi e per fortuna un contributo importante è arrivato da quattro imprese (Chiesi, Conad, Daviness ed Erreà) che hanno donato al volontariato grandi quantitativi di dpi. Infine abbiamo avuto il problema della formazione. Non potendolo farla in presenza abbiamo dovuto imparare i sistemi di comunicazione a distanza. La reazione all’emergenza è stata immediata e rapida, anche se abbiamo avuto problemi di ogni tipo, anche inerenti le assicurazioni: quasi nessuna compagnia aveva pensato alle coperture per Covid-19, poi grazie a una convenzione nazionale è stato possibile risolvere”.

Sono quindi arrivati molti nuovi volontari in quel periodo?

Su Parma circa 700 cittadini si sono offerti come nuovi volontari e non siamo riusciti ad inserirli tutti, perché in alcune organizzazioni era necessaria avere già una formazione, per esempio in ambito emergenza, per intenderci Protezione Civile, Assistenza Pubblica, Croce Rossa e Sers. Decisamente un bel segnale da parte della città. Pur nel dolore generale, abbiamo visto situazioni molto belle, associazioni che non potendo più svolgere la propria usuale attività si sono messe a disposizione di altre, magari occupandosi dei trasporti, diverse collaborazioni con le associazioni di stranieri. È stato un periodo di grande disponibilità di tutti, chi poteva dare ha dato, penso agli albergatori che hanno messo a disposizione camere o ai i taxisti che hanno fatto trasporti gratuiti.

Di cosa in particolare si è occupato il volontariato in città?

È stato presentissimo nel raccordo col mondo sanitario, con l’Ospedale è stato fatto un lavoro enorme, una grande attività è stata fatta per permettere alle persone di rimanere al domicilio con la consegna della spesa e dei farmaci. E poi abbiamo collaborato con gli ambienti sanitari più leggeri come i Cup per aiutare a regolare gli accessi, sia su Parma che in provincia.

E ora il terzo settore come si sta strutturando per il futuro?

Il volontariato sta seguendo alcuni percorsi. Il primo è andare a sistematizzare i protocolli costruiti in corsa durante l’emergenza, assieme agli enti pubblici, coi quali davvero c’è stata una efficace collaborazione, perché spinti dall’emergenza ognuno ha tirato fuori il meglio di sé. Sappiamo che può ricapitare e quindi le buone pratiche della fase di emergenza vengono analizzate per capire dove si può migliorare, se ci sono cose da correggere lo facciamo, in modo che tutti sappiano cosa fare. In secondo luogo il lockdown ha fatto emergere in modo ancora più evidente che ci sono tantissime persone in condizione di solitudine e senza sostegno familiare. Principalmente sono anziani, ma non solo, ci sono persone con patologie, stranieri e anche quaranta cinquantenni che non hanno rete. Quindi stiamo pensando di potenziare i servizi di domiciliarità leggera che comprendono l’aiuto per fare la spesa, la consegna di farmaci e di libri a domicilio, ma non solo: vogliamo creare un sistema di vicinato attorno a queste persone e a coloro che possano trovarsi temporaneamente in difficoltà. In un paio d’anni vorremmo che in ogni quartieri ci fosse una presenza capillare con più punti di riferimento, in modo da essere a soli 5 minuti di distanza.

È pensiero comune che il mondo non sarà più come prima, a tanti livelli, principalmente sociale ed economico tu che tocchi con mano ogni giorno situazioni di disagio cosa ne pensi?

Questo è il problema dei problemi, prevediamo un forte incremento di situazioni di povertà e se la cassa integrazione dovesse saltare la situazione esploderà. È un problema del volontariato? Anche, ma non esclusivamente, nel senso che non è pensabile che possa reggere da solo. Ci stiamo già organizzando anche assieme al Comune perché bisogna lavorare su tutti i fronti: sul piano normativo, sul recupero di risorse nazionali, sugli aiuti locali, sul reperimento generi alimentari. Sicuramente il tema deve essere affrontato a livello governativo, perché rischia di diventare una bomba sociale. Noi faremo sicuramente la nostra parte. In ogni caso, anche il volontariato ha bisogno di liquidità, purtroppo sono diminuite pesantemente le possibilità di reperire risorse economiche con cui sostenersi. Molte iniziative non si possono fare, pensiamo alla Festa Multiculturale che teniamo a Collecchio. I fondi che raccoglievamo erano destinati proprio a questo.

Oggi quante famiglie si recano all’Emporio, il market solidale di Parma?

Tantissime, circa 1300. Se moltiplichi per 3,5 che è la media, arrivi molto vicino alle 5000 persone, se ci pensi in provincia ci sono dei comuni molto più piccoli. Sono persone che devono mangiare tre volte al giorno, ma non solo. C’è la scuola e lo sport per i figli e tanto altro. Molti cadono in depressione per queste ragioni.

Tatiana Cogo