La (implacabile) legge del secondo mandato dei sindaci e della campagna elettorale permanente. A Parma riconferme al 94,8% (di Andrea Marsiletti)

Lombatti

Circa un mese fa la Camera ha approvato la legge per consentire il terzo mandato per i sindaci dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti (il limite precedente era 3.000).

Ma dentro l’Anci è ancora apertissimo il dibattito sul terzo mandato per tutti i Sindaci, senza alcuna soglia, alla peggio fino a 15.000 abitanti. I bene informati riferiscono di un emendamento Anci potrebbe arrivare da un momento all’altro, in sordina, proprio in queste settimane.

Un’estensione dei mandati che merita una riflessione, perchè se da un lato è nota la difficoltà nei piccoli Comuni di trovare disponibilità per candidarsi a sindaco, dall’altro il prolungamento dell’azione amministrativa potrebbe favorire i sindaci in carica.

Dati alla mano, proviamo a ragionare sui numeri prodotti dal secondo mandato dei Sindaci nel Parmense in questi anni.

Ebbene, prendendo in esame gli ultimi cinque anni nella provincia di Parma, si rilevano numeri eloquenti, confermati in tutti i Comuni, dai più grandi (Parma, Fidenza) ai più piccoli, come quelli di montagna: in 18 casi, i sindaci uscenti sono riusciti a farsi rieleggere (spesso con risultati straordinari, ben al di là delle loro coalizioni politiche – si pensi, a esempio, a Fidenza nel 2019), in un solo caso no. In sintesi, il 94,8 per cento ce l’ha fatta, il 5,2 per cento no.

Nello specifico, sono stati rieletti i seguenti sindaci che hanno deciso di ripresentarsi: 2016 Borgotaro, Neviano e San Secondo; 2017 Parma; 2018 Salsomaggiore e Solignano; 2019 Sissa Trecasali, Torrile, Noceto, Albareto, Calestano, Corniglio, Langhirano, Terenzo e Fidenza; 2020 Fontevivo; 2021 Sala Baganza e Traversetolo.

Secondo mandato non riuscito: 2019 Bardi, bis fallito di misura per soli 61 voti (va detto che le piccole dimensioni del Comune rendono forse più contendibile la sfida: spostare qualche famiglia su meno di 1.500 votanti può essere decisivo).

I risultati potrebbero essere ancora più larghi se si considera che dal conteggio, per coerenza metodologica, sono esclusi sia Sorbolo Mezzani (secondo mandato di Cesari, ma primo nel nuovo Comune) sia i terzi mandati dei Comuni sotto i tremila abitanti.

Va considerato che non c’entrano per nulla i colori politici, come dimostrano simmetricamente i casi di Sala Baganza (Pd Aldo Spina 74,5%) e Traversetolo (Lega Simone Dall’Orto 66,8%) alle elezioni di qualche mese fa, i cui sindaci, come Tommaso Fiazza l’anno scorso (78%), sono stati rieletti con straordinari risultati.

Morale: tutti sindaci eccellenti? Non è detto e non sempre. In alcuni casi sicuramente si tratta di bravi

amministratori, rieletti con percentuali bulgare; in altri, invece più discussi, ma pur sempre vincitori senza patemi nelle urne.

A fare la differenza sono piuttosto diversi fattori legati al contesto istituzionale dei Comuni e alle condizioni politiche generali: l’attuale sistema elettorale, che ha ridotto le rappresentanze consiliari, la personalizzazione della politica, soprattutto locale, la crisi dei partiti, dominio sui social network, e soprattutto le possibilità di contatto quotidiano (una sorta di campagna elettorale permanente in molti casi) che i sindaci in carica possono svolgere per cinque anni dentro un’architettura istituzionale che li vede indiscussi protagonisti rispetto ai consigli e alle giunte, a differenza di quanto avveniva nella Prima Repubblica.

Insomma, non sembra esserci proprio partita, se non in casi particolari riconducibili per lo più a una particolare dinamica elettorale: andando indietro nel tempo, si rileva infatti che i sindaci che non sono riusciti a essere riconfermati al secondo mandato, in genere sono stati penalizzati da spaccature di coalizione. Ma a volte sono stati persino più forti di queste.

Analizzata la legge implacabile del secondo mandato (molto evidente), ne esce un ulteriore interrogativo: il terzo mandato potrebbe cristalizzare l’egemonia di piccoli satrapi locali, accentuando gli aspetti negativi della professionalizzazione della politica? Oppure, al contrario, potrebbe assumere dinamiche opposte e, a lungo andare, portare a situazioni di stanchezza e rigetto?

Vedremo.

Nel 2015 a Varano Melegari si verificò uno dei pochi casi di tentativo di terzo mandato e non andò bene.

Andrea Marsiletti