La Juve vince ancora (di Gianni Bandiera)

Lombatti

La Juve non spreca il secondo match Point e porta a casa il nono scudetto di fila.

Un record che non ha eguali in tutti i campionati principali europei. Prima di ogni altro tipo di discorso si deve partire da questo dato incontrovertibile: la Juve resta eccellenza italiana e questo ormai è riconosciuto da tutti. Si dirà di contro che la Juventus ha il parco giocatori più forte del lotto. Eppure, fino allo stop era la Lazioa cui va la palma della vera sorpresa del campionato, la squadra che godeva del ‘sentiment’ migliore. Come stanno realmente le cose?

In casa bianconera si respira una strana aria, a Torino, complice anche la città semideserta, sono usciti a fare festa in pochissimi. Ormai lo scudetto è diventata una, piacevole, routine. Perderlo avendo quella rosa sarebbe un fallimento che nessuno poteva ipotizzare e questo anche se il 2020 rimane un anno extra da ogni punto di vista.

Le gare ravvicinate, il clima torrido, hanno messo a dura prova tutte le squadre e la Juve si è salvata anche grazie ai numerosi cambi. Ma nonostante il titolo ci sono varie zone d’ombra che questa rosa sembra avere. Partiamo dal nocchiero, quel Maurizio Sarri tanto voluto da Paratici e Nedved stanchi della Juve sparagnina di ‘acciughina’ Allegri.

Il gioco del nuovo allenatore ha dimostrato da un lato trame interessanti e una idea di gioco proattiva – si pensi alla difesa altissima – eppure la sensazione è sempre stata quella di una squadra assemblata con giocatori non ideali al gioco di Sarri il quale ha furbescamente ammesso che è lui a doversi adattare ai giocatori e non viceversa. Da anni ormai la Juve riesce ad accaparrarsi giocatori a parametro zero (negli ultimi tempi Emre Can, venduto a gennaio scorso, Ramsey e Rabiot) ma queste operazioni appaiono più come trading finanziario a caccia di talenti dai quali ricavare plusvalenze piuttosto che un progetto calcistico. L’allenatore si deve arrangiare modulando i giocatori alle sue idee di calcio e questo anche perché Sarri notoriamente non partecipa, almeno a sentir lui, nelle questioni di compravendita dei giocatori.

Quello che risulta come un limite del mister è la voglia matta di continuare a battere sempre e solo uno schema dove gli interpreti devono imparare uno spartito a memoria. 4-3-3 e 4-3-3 sia.

Ora la Juve si appresta a riparare i giocatori acciaccati e a provare a riportare la rosa stremata da una lunga fatica in quel del Portogallo per giocare, Lyone permettendo, la final eight di questa strana Cjhampion’s. Non andare in Portogallo dopo avere perso coppa Italia e Supercoppa italiana rappresenterebbe la vera tragedia calcistica per una squadra che deve tornare a essere credibile in campo internazionale.

Finita la lunga, e doverosa, disamina sui campioni d’Italia la lotta per il secondo posto vede le tre compagini -Inter, Lazio e Atalanta – alle prese con uno dei pochi obiettivi rimasti.

In coda il Lecce perdendo contro il Bologna in uno scontro thriller vede affievolirsi la fiammella dato che non recupera punti contro il Genoa perdente in casa contro l’Inter.

Alla prossim,

Gianni Bandiera