La Nutella dell’Est: il mio regalo di Natale 2020 per le persone più care… mancato (di Andrea Marsiletti)

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La Nudossi negli anni '70

Io vado pazzo per la Nutella.

E’ buona, buonissima.

Ma non la più buona.

La più buona tra le creme spalmabili è, senza dubbio, la Nudossi.

Quando l’ho assaggiata per la prima volta a Berlino mi sembrava di essere stato catapultato nel film d’amore adolescenziale “Paradise” cantato da Phoebe Cates negli anni ’80 e di sentire sussurrare “quando sono con te è il paradiso; nessun posto sulla Terra potrebbe essere più bello della DDR, attraverso le cascate di cristallo sento il tuo profumo di nocciola. Avvicinandoti alle mie labbra, è il paradiso; tu mi dai un bacio, io te ne darò due; quando mi specchio nel tuo vasetto realizzo che è il paradiso“.

Già, forse solo Phoebe Cates ha saputo essere più dolce della Nudossi.

Prodotta dal 1970 dalla fabbrica di dolciumi “Vadossi” di Dresda nell’ex Germania Est, è stata uno dei prodotti più amati all’interno del perimetro della barriera antifascista.

La produzione si interruppe con la caduta del muro di Berlino, per poi riprendere nel 1999 con la medesima ricetta socialista.

La Nudossi è oggi uno tra i simboli “ostalgici” più strappacuore, insieme alla Trabant, storica automobile molto in voga nella DDR, e alla Vita-Cola.

L’Ostalgie è un particolarissimo fenomeno della cultura tedesca contemporanea: è un termine (crasi tra le parole “Osten”, ossia “est”, e “Nostalgie”, “nostalgia”) che indica il rimpianto sviluppatosi nei primi anni 1990 nella Germania orientale a seguito della scomparsa della DDR. Ma l’Ostalgia è anche un fenomeno di consumo. La risurrezione nostalgica della DDR ha favorito la nascita di una sottocultura del recupero: nei supermercati vengono offerti prodotti di vecchie marche dell’Est, vengono organizzati party ostalgici e riscoperti oggetti tipici e simboli della DDR come ancoraggio d’identità.

Spesso conosciuta come “Ost-Nutella”, la Nutella dell’Est, dal contenitore rigorosamente rosso, senza fronzoli commerciali, già all’epoca glutine free, aveva/ha un contenuto di nocciole pari 36%, molto superiore rispetto al 13% della Nutella. Si stima che oggi vengano prodotte 2.200 tonnellate all’anno di Nudossi. Numeri ben diversi dalle 365.000 tonnellate di Nutella, un imperialismo spalmabile che consuma circa il 32% delle nocciole coltivate nel mondo e chissà quale quota di olio di palma. Diceva Jim Morrison, “apprezza le piccole cose, perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi”. E’ evidente che anche lui preferisse la Nudossi.

Non c’è mai stata esportazione di Nudossi, nessuna volontà di conquistare mercati esteri o di globalizzare il pianeta: si voleva solo soddisfare il palato del popolo. Un privilegio al di qua del muro.

Un vasetto di Nudossi da 300 g o 1.200 g (sopra nella foto di oggi) doveva essere il mio regalo di Natale 2020 per le persone care, alle quali fare il dono più prezioso e intimo.

Purtroppo in Italia la Nudossi non è sul mercato. Ho contattato l’azienda produttrice tedesca per fare un ordine online ma mi hanno detto che non spediscono all’estero.

I confini della Nudossi continuano a essere chiusi, ci sta. E’ giusto così.

Non potere andare a Berlino per riempire la macchina di Nudossi è ciò che più mi disturba delle limitazioni natalizie imposte dal Governo.

Di tutti gli altri divieti non mi importa nulla.

Accidenti, ecco che mi assale di nuovo l’Ostalgie!

Un irrefrenabile desiderio di pane e Nudossi.

Andrea Marsiletti