La Rivolta di Pasqua del 1916 in Irlanda, James Connolly anticipò Lenin

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La Rivolta di Pasqua del 1916 è uno degli anniversari più celebrati in Irlanda.

Nei fatti viene festeggiata una sconfitta che vide i patrioti cattolici irlandesi trucidati dalle milizie inglesi occupanti dopo sei giorni di lotta nelle strade di Dublino.

Si celebra il trionfo di un fallimento, perchè il sacrificio di quei martiri che davanti a Dio e agli uomini rivendicarono il diritto dell’Irlanda di esistere costituì uno strappo irreversibile. Da quel momento la via era stata segnata, la sospirata Repubblica proclamata sulle barricate arrivò solo qualche anno più tardi.

Samuel Beckett scrisse: “Avete tentato, avete fallito, non importa, fallite ancora, fallite meglio“. E’ la storia dell’Irlanda, dei suoi fallimenti ripetuti nei secoli per conquistare la libertà.

A guidare la Rivolta di Pasqua c’era il marxista James Connolly che nel 1913 aveva fondato l’Irish Citizen Army (ICA), un gruppo armato e ben addestrato, composto per lo più da operai edili e portuali, il cui compito era quello di difendere lavoratori e scioperanti.

L’obiettivo di Connolly era la liberazione nazionale come il passo verso la Repubblica socialista irlandese.  “Se eliminaste l’esercito inglese domani e si issasse la bandiera verde in cima al Castello di Dublino, a meno che non si disponesse l’organizzazione della Repubblica Socialista i vostri sforzi sarebbero inutili. Il Regno Unito vi governerebbe comunque: lo farebbe tramite i suoi capitalisti, i suoi coloni, i suoi finanzieri, attraverso l’intera massa di istituzioni commerciali e individualiste che ha piantato nel paese abbeverate con le lacrime delle nostre madri e il sangue dei nostri martiri” disse Connolly. “La causa dei lavoratori è la causa dell’Irlanda, la causa dell’Irlanda è la causa dei lavoratori.”

Fu con l’ICA, in alleanza con gli indipendentisti borghesi dell’Irish Volunteers, che Connolly preparò l’insurrezione. 

Si combattè in tutta Dublino, con una disparità enorme nel numero di truppe e nella dotazione di armi tra i ribelli e l’esercito inglese.

I britannici decisero di distruggere la città pur di domare la rivolta e iniziarono a bombardare. Si contarono 300 morti tra i civili.

La repressione inglese fu feroce e impressionò l’opinione pubblica: ottanta capi nazionalisti vennero condannati a morte per tradimento da una corte marziale. Quindici di loro, fra cui i membri del governo provvisorio, furono uccisi. Connolly, già gravemente ferito e incapace di reggersi in piedi, venne fucilato legato a una sedia.

Il sogno irlandese fu soffocato nel sangue.

Però quell’anelito di libertà degli insorti si sarebbe riverberato in tutto il mondo, e precedette di un anno la Rivoluzione Russa. Lenin fu un grande ammiratore di Connolly, nonostante i due non si fossero mai incontrati. Il leader bolscevico criticò i comunisti che avevano bollato la ribellione in Irlanda come borghese; il pragmatismo leninista prevedeva che nessuna rivoluzione dovesse essere “pura”, combattuta solo da menti illuminate dal Sol dell’avvenire e che i comunisti avrebbero dovuto unirsi con altri gruppi interessati come loro a rovesciare l’ordine sociale.

Gli inglesi, a causa della loro brutalità, perdettero la battaglia della guerra psicologica.

Dall’inizio della rivoluzione i cittadini di Dublino si erano mostrati contrari agli insorti. Ma la violenza dei britannici capovolse l’atteggiamento della popolazione irlandese che prese posizione a favore degli insorti. E così, quando si ripresentò la possibilità di lottare contro il nemico, tutti irlandesi si ritrovano tutti uniti contro l’imperialismo inglese.

L’occasione arrivò, e fu colta da Michael Collins alla testa dell’IRA (Irish Republican Army) che nel 1921 portò alla nascita dello Stato libero d’Irlanda, anche se al prezzo della partizione dell’isola con l’Irlanda del Nord rimasta sotto il giogo britannico.

E da quella divisione che scoppiarono i troubles tra protestanti e cattolici, tra i lealisti e l’IRA, e a Belfast esplose la violenza.

Buona Pasqua!

Andrea Marsiletti