La Cgil ducale ricorda Piero Boni

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29/06/2009
h.18.30

É morto Piero Boni. Per la Camera del Lavoro di Parma un amico, per la libertà di Parma un combattente.
Nato a Reggio Emilia nel 1920, si è spento ieri, 28 giugno, a Roma.
Per la verità le passioni che poi animeranno la lunga vita di Piero nascono lontano dalla città ducale, a Roma, e in un modo inusitato. Essendo vietata qualunque espressione di dissenso dal regime di Mussolini, il professore di latino riuscì a segnalarsi a Piero come antifascista attraverso … Tacito, lo storico antico che spiegava la decadenza di Roma e la degenerazione dei costumi con l’arbitrio del tiranno-imperatore. A suon di versioni in latino nacque la formazione politica di Boni che decise giovanissimo di militare nel Partito socialista.
É così che, dopo la liberazione di Roma cui prende parte, Piero si presenta volontario all’OSS (servizio segreto alleato) per tenere i contatti con Pertini e le brigate Matteotti dell’Alta Italia.
Ma il destino gli gioca un tiro: gli alleati si sbagliano e, invece che nel Pavese, lo paracadutano a Brunelli di Borgo Taro. Nasce così il legame tra Piero e il territorio parmense, cementato dalla terribile pagina dell’eccidio nazifascista di Bosco di Corniglio, da cui si salverà miracolosamente rompendo l’accerchiamento con il partigiano Arta, alias Giacomo Ferrari, futuro ministro nel primo Governo De Gasperi e sindaco di Parma.
Il 25 Aprile 1945 il partigiano “Piero” sarà uno dei liberatori della nostra città.
Tanti anni dopo, il 25 aprile 2003, Boni terrà l’orazione ufficiale e confesserà ad un compagno della Cgil la gioia di constatare a Parma la peculiarità di un 25 aprile partecipato dalla popolazione e dai giovani in particolare. “La resistenza sulle nostre montagne l’hanno fatta tutti, anche i cattolici, e questo è stato un enorme aiuto a noi all’epoca ed è un aiuto oggi per una memoria condivisa”. Queste parole, in una epoca di revisionismo, suonano oggi come una verità incontrovertibile.
Unificare, udire le ragioni degli altri, trovare basi comuni di azione saranno sempre una peculiarità di Piero Boni.
Nella sua militanza sindacale in CGIL, assieme ad una nuova generazione di sindacalisti (Lama, Trentin, Carniti, Benvenuto), getterà le basi della unità sindacale negli anni ’60 e ’70. Vice di Lama ai chimici e poi in FIOM, lavorerà per 7 anni con Trentin per poi raggiungere nuovamente, come segretario aggiunto della CGIL, Luciano Lama.
Anche in quegli anni Piero non dimenticherà Parma. Tante foto lo ritraggono in comizio a Parma durante l’occupazione Salamini (1969) e al Regio, durante la commemorazione del primo anniversario della morte di Ferdinando Santi.
Terminato l’impegno sindacale, Piero conoscerà una “seconda giovinezza”, pubblicando libri sulla Resistenza a Compiano e sulla storia della FIOM, partecipando pure, in età avanzata, a trasmissioni televisive sui temi della liberazione.
Pur essendo ultraottantenne, tornerà a Parma varie volte: oltre che per l’anniversario 2003 della liberazione, anche nel 2002 per commemorare il centenario di Fernando Santi su richiesta della Camera del Lavoro e nel 2004 a Bosco di Corniglio, nel 60° dell’eccidio.
Era un piacere chiedere a Piero di raccontare di Di Vittorio, di Pertini, di Nenni o di Lama e Trentin, ma pur avendo la passione per la storia e potendo raccontare molti fatti che lo hanno visto protagonista o testimone (ad es. Di Vittorio ed i fatti d’Ungheria, la nascita della FLM ecc.), Piero non ha mai guardato alle spalle ma ha sempre vissuto una grande curiosità e una vera e propria passionaccia per i fatti d’attualità sindacale su cui esprimeva le sue idee in modo sempre schietto. Proprio l’unità sindacale rimane il cruccio di Boni. In un libro che gli viene dedicato da Fondazione Brodolini e Fondazione Turati, “Memorie di una generazione”, così chiude una lunga intervista: “Io dò un bilancio positivo di questo mio impegno [sindacale], c’è amarezza perchè vedo che me ne vado senza che si sia realizzato quello che era stato il nostro impegno fondamentale, quello di ricostituire l’unità sindacale”.
Per questo motivo, nel marzo 2003, Piero sarà partecipe, assieme ad altri autorevoli esponenti, di una proposta di recupero dell’attività sindacale imperniata su rappresentanza dei nuovi soggetti precari, rilancio della concertazione, democrazia sindacale.
Attivo e lucido sino all’ultimo, il 4 giugno 2009, ottantanovenne, Boni partecipa a Roma ad un Convegno internazionale sulla resistenza in Europa organizzato dalla Regione Lazio. Terminato il suo intervento Piero si sente male e inizia repentinamente a peggiorare sino alla morte, avvenuta ieri nella sua casa, tra i suoi cari.
Si può dunque ben dire che persino le sue ultime energie sono state riservate alla causa della Resistenza, i cui frutti politici, amava dire, sono stati due: libere elezioni e Costituzione.
Lascia la moglie, due figlie e i nipoti.
La Camera del Lavoro di Parma si stringe loro con affetto e lo ricorda con riconoscenza sentendosi impegnata nella prosecuzione degli ideali per cui ha speso la vita.

Cgil Parma