L’alleanza Pd-Pizzarotti alle comunali di Parma è inevitabile. Ma al primo turno o al ballottaggio?

Terminata la fase emergenziale del Coronavirus che aveva congelato tutto, sopraggiunte settimane di drastica riduzione dei contagi, a Parma stanno ripartendo gli incontri, le cene e le telefonate sul tema che fino all’avvento del Covid era di grande attualità tra gli addetti ai lavori: quali candidati alle prossime elezioni comunali di Parma?

Oggi non è più gossip o chiacchiere radical chic, perchè a due anni dal voto, con un sindaco in carica non più ricandidabile, si tratta di normali, vorrei dire necessarie, considerazioni.

E poi, nel campo del centrosinistra, c’è una questione in più da affrontare, che richiede tempi di maturazione, se non tappe di avvicinamento: quale alleanza con l’Amministrazione Pizzarotti?

Già, nel 2022 Pizzarotti potrebbe rappresentare un’opportunità ma anche una grana aggiuntiva per il Pd che a Parma è sempre stato all’opposizione, non lesinando critiche al suo operato, soprattutto da parte dei Gruppi consiliari.

Ma, a maggiore ragione dopo il precedente che li ha visti insieme alle elezioni regionali a sostegno di Bonaccini, che Pd ed Effetto Parma saranno alleati alle prossime elezioni comunali è fuori di discussione. E’ nel loro reciproco interesse, vitale, inevitabile, irreversibile.

La questione da dirimere, semmai, è quale sarà la formula di questa intesa.

Le ipotesi sono due, “tertium non datur”.

La prima è quella di un’alleanza Pd-Effetto Parma fin dal primo turno.

Questa decisione dipenderà dall’esito del giudizio all’interno del centrosinistra sull’operato di Pizzarotti, ovvero dalla valutazione se esprimere una continuità più o meno accentuata con quell’esperienza costituisca un vantaggio o uno svantaggio nella competizione con il centrodestra. E, specularmente, dalla volontà di Effetto Parma di allearsi con chi da 25 anni perde le comunali di Parma. Perchè questo quarto di secolo di sconfitte qualcosa vorrà pur significare.

I giudizi sulla coalizione con Pizzarotti sono contrastanti. C’è chi nel Pd ritiene che l’unità sia una forza in sé. Chi obietta che, pur trattandosi di elezioni diverse, le 3.000 preferenze da lui raccolte in città alle europee e soprattutto i soli 1.068 voti alle regionali per il candidato sostenuto da tutto Effetto Parma, Giovanni Marani (300 voti in più della candidata di Azione Serena Brandini di Tizzano), costituiscano un campanello d’allarme sul consenso residuo dell’Amministrazione uscente, a maggior ragione senza neppure più Pizzarotti in prima linea, e che dopo dieci anni in città ci sia voglia di cambiamento.

Comunque sembra improbabile che il Pd appoggerà la candidatura di un assessore uscente della giunta alla quale ha fatto opposizione per 10 anni. Addirittura impossibile che Effetto Parma sostenga un candidato del Pd, di fatto ponendo fine all’esperienza pizzarottiana.

Quindi il candidato unitario potrebbe essere una figura “terza”, civica, espressione della cosiddetta società civile, proveniente dal mondo dell’università oppure da quello dell’impresa o da altri settori.

Potrebbe fare eccezione Michele Guerra, che è sì assessore alla cultura della giunta Pizzarotti ma non ha mai aderito a Italia in Comune (il partito fondato dal sindaco) e ha saputo ritagliarsi un suo ruolo specifico, tecnico, una persona di grande spessore culturale apprezzata in vari ambienti della città che contano. Ma Guerra continua a ripetere di non volersi candidare.

La seconda ipotesi è quella “identitaria”, che prevede l’alleanza Pd – Pizzarotti al secondo turno, dove chi tra Effetto Parma e il centrosinistra non andrà al ballottaggio appoggerà l’altro nel nome dell’antisalvinismo e, c’è da giurarci, dell’antifascismo. Della serie “marciare divisi per colpire uniti”.

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Effetto Parma si presenterebbe con un proprio candidato sindaco interpretando appieno la continuità dell’esperienza Pizzarotti (i nomi sono quelli degli assessori Cristiano Casa e Michele Alinovi, più avanti rispetto a quello del vicesindaco Marco Bosi), mentre il centrosinistra proseguirebbe nella sua linea di opposizione, sia pur non pregiudiziale. In questo contesto il candidato del Pd potrebbe essere il capogruppo Lorenzo Lavagetto, colui che oggi più interpreta l’alternativa a Pizzarotti, più è a conoscenza delle questioni amministrative, capace di rappresentare per storia e caratteristiche personali lo schieramento di centrosinistra (ricordo maggioritario in città alle ultime regionali).

Da qui a due anni può cambiare tutto, naturalmente, mi pare fin superfluo precisarlo, ma oggi questo sembra essere lo stato dell’arte.

Sullo schieramento di centrodestra scriveremo in un altro articolo.

Andrea Marsiletti