Le famiglie dei disabili lasciate sole in questa emergenza sanitaria (di Monia Lamio)

Pubblichiamo di seguito la lettera di Monia Lamio, mamma di un figlio disabile, residente in Pedemontana.

“Le famiglie dei minori con disabilità sono abituate, la resilienza fa parte del loro DNA ed affrontano in modo positivo questo momento, ma hanno bisogno di essere ascoltate, accolte e incluse. Tutto questo però non sempre avviene.

Dal 24 febbraio, giorno della chiusura delle scuole a causa dell’emergenza sanitaria, le famiglie con minori disabili hanno affrontato giornate particolarmente impegnative, lunghe da gestire, nelle quali non tutti i genitori sono riusciti a dedicarsi esclusivamente al proprio figlio.

Questa situazione ha stravolto la routine quotidiana, conquistata in anni di sforzi, comportando la perdita di punti di riferimento che per questi ragazzi sono vitali, come successo anche a mio figlio Nicolò.

Per motivi di ordine sanitario, giustamente tutto è chiuso e così il popolo silente rimane in casa attendendo che la tempesta passi, con le famiglie affaticate che provano a fare del loro meglio, ma la giornata è lunga!

La TV non sempre aiuta, non basta la radio, non è sufficiente il PC, tutto quello che il resto della popolazione sta mettendo in campo per riuscire a trascorrere questo periodo surreale, non è corrispondente ai bisogni delle persone con disabilità.

Non c’è soluzione, non c’è risposta, ci sarebbe la necessità di avere qualcuno in aiuto in casa per assistere questi ragazzi, ma questo potrebbe comportare rischi di contagio.

Insomma, una situazione molto complessa che va ad impattare sui minori e sulle loro famiglie che finiscono per sentirsi soli ed abbandonati da un sistema che dovrebbe supportarli ma che sembra essersi smarrito in questo momento di emergenza.

Sono trascorsi due mesi dall’inizio del Lockdown e dove sono finite le istituzioni e gli organi di competenza del territorio?

Nessuno ha scritto. Nessuno ha telefonato. Nessuno ha voluto sapere come stavamo, se avevamo bisogno di qualcosa… NIENTE!

Eppure hanno sempre ribadito di conoscere e seguire questi ragazzi. Personalmente ritengo che si siano dimenticati di noi. Hanno interpellato solo alcune famiglie? E se si, con quali criteri di scelta? Ma se questo fosse successo, significherebbe che esistono minori disabili di serie A ed altri di serie B… non basta già essere “diversi”?

Comunque, non ci siamo fermati, anzi, ci siamo rimboccati le maniche e per il bene dei nostri figli, abbiamo riorganizzato le nostre giornate. In questo periodo, social network ed altri strumenti digitali hanno consentito che tra le famiglie si alleviasse quel disagio dovuto alla separazione fisica imposta dalla situazione contingente.

Verificare in generale la situazione familiare, cercando di dare eventualmente supporto ed aiuto a coloro che sono in difficoltà, grazie anche agli strumenti precedentemente citati, ritengo sia una sensibilità che debba appartenere ad una amministrazione che pone la propria comunità al centro.

Ritengo anche che queste azioni siano efferenti a una valida e moderna politica di Welfare. Un supporto fondamentale per alcuni minori è stata la teledidattica, con collegamenti in rete da parte dei docenti per proporre attività e mantenere scambi relazionali con gli alunni e contestualmente per dare continuità al rapporto creatosi tra gli alunni stessi. Questo è stato un modo utile anche per non far sentire emarginato chi già si sente diverso dagli altri per la maggior parte del suo tempo.

Le persone con disabilità forse non sono un numero così elevato da fare notizia, ma in questo momento sono una parte della popolazione che vive la solitudine dei bisognosi. Sarà però necessario che le istituzioni affrontino, sul lungo periodo di questa emergenza, il fatto che le persone con disabilità intellettiva hanno necessità di riprendere obbligatoriamente l’assistenza terapeutica. Vari disturbi che colpiscono questi minori, possono regredire senza adeguati e costanti interventi riabilitativi. Noi temiamo di non poterci più permettere di perdere tempo, questo ingiustificabile silenzio rischia di creare un vuoto incolmabile.

Il silente mondo delle famiglie di minori con disabilità resta, paziente, in attesa di risposte.”