Legambiente: “No al raddoppio della discarica di Monte Ardone a Fornovo Taro”

La storia della discarica di Monte Ardone sembra non avere mai fine: dovrebbe essere chiusa da anni, ed invece si continua a prendere in giro i cittadini.

Il gestore della discarica di Fornovo Taro ha infatti avanzato ancora una volta la richiesta di aumento della capacità dell’impianto. Cinque anni fa lo stesso gestore ottenne dalla Regione (con l’opposizione di tutti i Consigli Comunali del territorio, di Legambiente ed altri soggetti) un aumento di un terzo della capacità (oltre 90.000 tonnellate) con l’obiettivo dichiarato di realizzare una sistemazione finale idonea per la chiusura dell’impianto in sicurezza. E’del tutto evidente la contraddizione tra le due richieste, ancor prima di terminare l’ultima fase dei lavori previsti si pensa di cambiare il progetto per duplicare i volumi disponibili.

Legambiente è da sempre contraria all’impianto perché collocato su un versante scosceso, in un’area di alto pregio naturalistico ed in un contesto caratterizzato da dissesti idrogeologici che coinvolgono anche la strada di accesso. Ora si oppone fermamente al raddoppio della capacità.

Legambiente non ritiene possibile l’ampliamento perché non ne ravvisa nessuna motivazione valida e sottolinea che:

Permangono tante incognite legate alla collocazione dell’impianto. Nel corso del tempo si sono verificati incidenti e problematiche irrisolte;
Fornovo Taro ospita la discarica da 20 anni. Proposta negli anni ’80 per far fronte all’emergenza rifiuti solidi urbani della provincia di Parma, ha subito cambiato funzione diventando un impianto per rifiuti speciali e industriali provenienti da tutta Italia, viene gestita da una società privata al di fuori della pianificazione regionale degli impianti di smaltimento. Si tratta dunque di un impianto che non risponde alle esigenze del territorio;

la provincia di Parma ospita già un inceneritore a servizio di altre province che smaltisce anche rifiuti speciali;

nel territorio di Fornovo, inserito nella Food Valley per le produzioni di eccellenza, si concentrano troppe fonti di pressione ambientale: è già presente un impianto di co-incenerimento per rifiuti speciali a Rubbiano; viene attraversato dal un’autostrada trafficata; persiste un gravissimo problema legato alla contaminazione del sottosuolo dell’area ex Eni.

Agli amministratori chiediamo di abbandonare ogni indugio e di schierarsi compattamente contro questo progetto che non presenta nessun vantaggio concreto per la collettività ma rischia invece di minare ulteriormente la qualità ambientale e la salubrità di Fornovo e delle aree circostanti.

Legambiente si rende disponibile al colloquio affinché queste ragioni vengano colte ed approfondite da coloro che hanno la responsabilità decisionale. Invitiamo i cittadini alla mobilitazione.

Legambiente Circolo di Fornovo APS

Legambiente Emilia Romagna APS