Lorenzo Lavagetto, da eretico a santo (di Andrea Marsiletti)

Carbognani
Lombatti

Dov’eravamo rimasti con Lorenzo Lavagetto il Cataro? (leggi)

Abbiamo letto che si era salvato dalla crociata di Papa Innocenzo III che estirpò nel sangue l’eresia catara ripristinando l’ortodossia guerriana. A Parma fu trucidato Carlo Quintelli e Michela Canova venne arsa viva come strega.

Non sapevamo ancora perchè Lavagetto e i suoi seguaci fraticelli si fossero salvati: perchè abbandonarono la ribellione eretica e, in coerenza con il pauperismo cataro, imboccarono la strada francescana.

L’incontro tra Lavagetto e Guerra ricorda quello tra san Francesco d’Assisi e Papa Innocenzo III a Roma nel 1210. Il frate, accettando la sua autorità, sottopose al Papa l’approvazione della severa regola che intendeva applicare alla sua nascente comunità monastica.

Fu uno dei momenti più alti della storia della Chiesa in cui due mondi che si erano contrapposti e apparivano antitetici entrarono in contatto e si influenzarono a vicenda.

Narrano le cronache francescane dipinte nel ciclo di affreschi di Giotto nella Basilica superiore di Assisi, che i dubbi di Innocenzo III circa l’opportunità di quell’incontro furono fugati da un sogno in cui il Papa vide la chiesa di S. Giovanni in Laterano (che all’epoca rappresentava quello che oggi è San Pietro in Vaticano, cioè il cuore della Chiesa latina) pericolante e ondeggiante, come mai prima. Tutto stava crollando, se non ci fosse stata la spalla di un povero frate a sorreggere l’edificio e scongiurare il disastro.

Forse Innocenzo III e Francesco ebbero lo stesso sogno: quello di far brillare il volto di Cristo nella Chiesa. Ognuno, però, sognò a modo proprio, con le proprie categorie culturali e religiose. Il primo volle far risplendere la grandezza della Chiesa a mostrare così la potenza del Cristo crocifisso e risorto. Il secondo, desiderando di restare nella Chiesa, che sempre considerò cattolica e, quindi, sua madre, preferì la via della povertà e del dialogo, della fraternità come luogo in cui il Cristo si lascia vedere e toccare.

Papa approvò la Regola Francescana (non senza compromessi e tagli) e poi chiese a Francesco di poter pregare per lui e di stare al suo fianco, considerandolo un vero dono della Divina Provvidenza.

Innocenzo III fu uno dei pontefici più importanti del Medioevo: proclamò sì la Chiesa come l’unica, esclusiva mediatrice tra Dio e gli uomini e vera sposa di Cristo, e in quanto tale superiore a qualsiasi potere secolare, ma, riconoscendo gli ordini mendicanti, la riconobbe bisognosa di continua purificazione e di profondi sforzi di evangelizzazione. Innocenzo capì che l’insoddisfazione e i problemi dei ceti più umili erano facile preda dei predicatori, che senza molte difficoltà avrebbero potuto diffondere movimenti ereticali in ampie fette della popolazione.

Iniziò così un’autocritica all’interno della Chiesa che portò alla riforma della struttura diocesana e alla nascita di un pensiero nuovo: sparì dalla predicazione l’aeroporto Cargo, il progetto del nuovo Tardini fu rivisto, il welfare, ovvero il sostegno alle categorie più deboli, diventò centrale, Pizzarotti non venne ricandidato.

Francesco, cambiandola da dentro, salva la Chiesa.

E compatta il Pd, prima diviso dalle eresie di vari predicatori, in un corpo e un’anima soli, come mai era successo nella sua storia, facendone la prima forza della coalizione.

Lavagetto salva il Pd di cui diviene “primus inter pares”, capolista e l’immagine più splendente, pura e santa.

Andrea Marsiletti