Mostra su Claudio Spattini, luce e colore

Non ci resta che celebrare per quanto possibile il genio e soprattutto la sensibilità di un pittore che non a caso è stato inserito nel 2022 con la monografia “Claudio Spattini dalla scuola Romana all’Ecole de Paris” di Arturo Carlo Quintavalle nel catalogo della casa editrice Skira.

Sabato 11 novembre è stata inaugurata alla galleria ducale “Chaos Art Gallery” di Vicolo al Leon d’Or n.8, la mostra su Claudio Spattini; un’occasione irripetibile a tredici anni dalla morte, per osservare da vicino parte delle opere dell’artista di origine modenese ma che ha vissuto per tutta la vita a Parma. 

 

† Terra Santa 12 – Al cospetto della tomba vuota, della resurrezione di Gesù (di Andrea Marsiletti)

 

Chi era Claudio Spattini?

Claudio Spattini nasce a Modena il 18 luglio 1922. Dal 1935 al 1941 frequenta il Regio Istituto d’Arte “Adolfo Venturi” di Modena. Nel 1939 a soli diciassette anni ottiene il “Premio giovani espongono” nella Mostra allestita a Palazzo Strozzi a Firenze. Dopo aver ottenuto un primo rinvio dal servizio militare per motivi di studio all’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel 1943 viene destinato al campo d’aviazione di Padova come Allievo Ufficiale. A seguito dell’8 settembre viene deportato in Germania, prima nel campo di concentramento di Wieztendorf, poi ai lavori forzati nei pressi di Colonia, e infine nei Monti dell’Harz, a sud di Hannover, in un campo di lavoro. Da qui, durante l’avanzata delle truppe alleate, riesce avventurosamente a fuggire e a far ritorno a casa.
Il Foglio di congedo illimitato gli arrivò il 3 maggio 1950. La Croce al Merito di Guerra gli fu concessa il 16 gennaio 1956.
Dopo il ritorno a casa Spattini riprese a frequentare i corsi all’Accademia di Belle Arti di Bologna dove ha come maestro di pittura Virgilio Guidi, i cui assistenti erano Ilario Rossi e Pompilio Mandelli e come maestro d’incisione Giorgio Morandi.
Numerose sono le rassegne a cui partecipa in questi anni, ricordiamo il premio “Accademia di Bologna” (nella giuria Giorgio Morandi e Virgilio Guidi) con “Nina” la ragazza col giglio rosso 1945. Risale al 1946 anche una collaborazione teatrale, un episodio riscoperto nell’archivio dello studio: il “Bozzetto di Claudio Spattini per l’atto unico «Dove è segnata la croce»”. (Where the cross is made opera del 1918 del drammaturgo americano Eugene O’Neill).
Nell’anno 1947 espone il Ritratto di Loretta del 1945, fu-tura moglie, alla I Mostra Nazionale di Pittura – Premio Modena.
Allo stesso anno risale la prima mostra in quello che sarà un luogo fondamentale nella storia della sua carriera artistica: la “Saletta” legata all’Associazione degli Amici dell’Arte a Modena, fondata nel 1947 dall’avvocato Franco Allegretti. Spattini esporrà in 12 di queste mostre di cui tre personali: nel 1952 con la presentazione di Renato Bertacchini; nel 1958 con quella di Roberto Tassi e nel 1971 di Ilario Rossi.
Negli anni cinquanta collabora ad alcuni quotidiani con numerose xilografie a corredo di racconti illustrati. Questo periodo si apre con una serie di mostre, tra cui spiccano la partecipazione al Premio Michetti e alla VI Quadriennale Nazionale di Roma su invito di Carlo Carrà, al “III Concorso Nazionale – La bella italiana nella pittura contemporanea” a Milano.
Il trasferimento a Parma con la moglie e il primo figlio Gian Claudio nato nel ’52, avviene nel 1954 dove gli è stata conferita la cattedra di disegno alla Scuola G. Pascoli. Il secondogenito, Massimo, nasce a Parma nel ’57.
Ad introdurre Spattini nei circoli culturali di Parma fu Carlo Mattioli, anch’egli modenese di nascita, e sempre a Parma incontra Amerigo Gabba, già conosciuto ai tempi dell’Accademia di Bologna, che diventerà il suo collega e amico più caro.
Fra le Mostre di questo periodo ricordiamo il 4° Concorso Nazionale di Pittura Estemporanea – Premio “Marina di Ravenna” in cui gli viene assegnata la coppa d’argento, premio del Presidente della Camera dei Deputati e sempre nell’ambito di questo Premio Marina di Ravenna, ma nell’edizione del 1957, gli viene assegnato il Premio Schoenfeld. Nel 1957 partecipa alla XX Biennale Nazionale di Milano, tenutasi al Palazzo della Permanente.
A Parma, nell’aprile 1965, partecipa alla mostra, “l’Avvio per una Galleria d’Arte Moderna – VIII Settimana dei Musei Italiani”, un’esposizione inaugurale della sala d’arte contemporanea della Galleria Nazionale.
Il catalogo riporta al n.27 la sua opera Conchiglie 1965, olio sabbiato su tela 60x80cm. scelta dall’allora Soprintendente Augusta Ghidiglia Quintavalle. Il dipinto si trova tuttora alla Galleria Nazionale.
Gli anni ‘60 si concludono per Spattini con una personale alla Galleria d’Arte Maya di Milano, presentata in catalogo da Gianni Cavazzini.
Nel 1971 si tengono due importanti mostre di oli, monotipi e disegni, una a Colonia, organizzata dal Consolato nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura, e l’altra a Bielefeld.
Nel 1994 è nominato membro dell’Accademia di Belle Arti di Parma.
Gli anni duemila sono tempo di ricapitolazione di sessant’anni di carriera, con esposizioni corredate da cataloghi che mirano a storicizzare il suo iter stilistico. Ricordiamo la mostra antologica “Claudio Spattini, i maestri e gli amici” tenutasi tra 2001 e 2002 presso la Chiesa di San Paolo a Modena curata da L. Longagnani e G. Martinelli Braglia e l’altra del 2008 al Museo Civico d’Arte del Comune di Modena, “Pittura d’Inchiostro – I monotipi di Claudio Spattini”, ha per oggetto la tecnica del monotipo, da lui molto amata; è corredata da un catalogo a cura di F. Piccinini, L. Ponzoni, N. Raimondi.
Si spegne il 3 agosto 2010.
Un omaggio alla persona e all’opera è la mostra del 2012 “Claudio Spattini e la memoria del Novecento”, tenutasi a Palazzo Bossi Bocchi della Fondazione Cariparma il cui catalogo curato da Gloria Bianchino esamina critica-mente la sua produzione artistica con l’analisi delle esperienze pittoriche, concludendo: in lui “c’è tutta la pittura del Novecento.”
Il suo studio di Strada Felice Cavallotti 29 è rimasto inalterato da quando era ancora in vita: vi restano i dipinti, monotipi, chine, disegni, tempere e acquerelli, gli oggetti (bottiglie, tazze, vasi, conchiglie, pigne, pennelli), sul cavalletto la sua ultima natura morta, incompiuta.

Tommaso Villani

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