No Cargo: “No all’allungamento della pista del Verdi. Non è un’infrastruttura strategica”

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L’obiettivo è chiaro già nel nome: “No Cargo”. Sono un nutrito gruppo di cittadini che, prima erano riuniti in un comitato e da qualche tempo hanno costituito un’associazione di promozione sociale.

Forti di una ricca bibliografia di pubblicazioni medico scientifiche che attestano i danni provocati all’ambiente e alle persone dal trasporto aereo, si oppongono fermamente e con azioni legali, all’ampliamento della pista dell’Aeroporto di Parma e al progetto di rendere il Verdi un hub per i voli cargo.

Serve infatti una pista di circa 3 Km per consentire il decollo e l’atterraggio di questi aerei e attualmente è di 2,2 Km dopo l’ultimo ampliamento, come ci aveva spiegato nel giugno scorso, lo stesso Guido Dalla Rosa Prati, presidente di Sogeap, società che gestisce lo scalo (I lavori sono stati parzialmente fatti e pagati, la pista è nuova, di 2200 metri, l’abbiamo allungata di 70 metri, ma i 2900 metri arriveranno fra un anno e mezzo).

Non fanno parte dell’associazione solo gli abitanti della frazione di Baganzola, ma anche i residenti di diversi quartieri della città che sono preoccupati per la salute dei cittadini, soprattutto quella dei bambini.

Nella zona interessata dal progetto ci sono due asili, due scuole elementari e due medie, per un totale di 1500 fra bambini e ragazzi, tengono a precisare dall’associazione, oltre ad evidenziare che esistono documenti medico scientifici che attestano i danni a persone e ambiente “non sono opinioni da bar – dicono”. Da decenni, del resto, si sa che un ambiente contaminato pregiudica lo stato di salute delle persone. Siamo quello che mangiamo, respiriamo e beviamo, si dice spesso, quindi la salubrità di aria, acqua e suolo, sono fondamentali.

Abbiamo incontrato Andrea Torreggiani e Annalisa Andreetti, membri del direttivo dell’associazione oltre ad Alice Atzeni, membro di uno specifico Comitato di genitori, nato in seno all’associazione per capire il loro punto di vista.

Quale è il vostro obiettivo?

Ci siamo costituiti tre anni fa quando abbiamo sentito della possibilità di ampliamento dell’aeroporto per trasformarlo in scalo cargo – ci spiega Andrea Torreggiani. Ci chiamiamo No Cargo Parma perché siamo contrari a questo progetto che porterebbe solo un grande inquinamento senza un reale e concreto vantaggio per la città. Il concetto di infrastruttura strategica non è basato su nessun dato reale, sono solo parole. Sappiamo che tempo fa, alla fine del 2018, è stata realizzata un’indagine di mercato per capire se davvero questa era un’opera strategica per il nostro territorio. Non sappiamo chi l’ha commissionata però è certo che il dato non è mai uscito e se fosse stata un’infrastruttura così determinante lo avremmo saputo. In sostanza quindi, il nostro obiettivo e che il Verdi non si sviluppi come aeroporto cargo e non venga allungata la pista.

Voi, come molte associazioni ambientaliste, sostenete che nel caso di attività così intense come quelle previste dal progetto, le ripercussioni sulla salute dei bambini sarebbero notevoli: su quali studi vi basate?

L’Isde (Associazione medici per l’ambiente), organizzazione internazionale presente anche in Italia, e in particolare la dottoressa Antonella Litta che si occupa specificatamente dell’inquinamento dovuto al trasporto aereo e fa parte del gruppo lavoro internazionale sui danni dovuti da inquinamento acustico e ambientale, sostengono che i problemi per i bambini sono a livello cognitivo con ritardo nell’apprendimento e iperattività – dice Alice Atzeri. L’inquinamento atmosferico unito a quello acustico va ad alterare una serie di funzioni biologiche e fisiologiche, non solo nell’adulto, nei quali provoca ansia, ipertensione, insonnia, irritabilità e ischemie. Ormai c’è tantissima letteratura medico scientifica; ci sono studi comprovati che un aeroporto crea grossi danni. Noi non siamo contro il progresso che certamente deve esserci, ma non a discapito della salute delle persone.

Dagli studi dell’Isde emerge che non sarà un problema solo per le aree immediatamente vicine, è così?

“L’inquinamento – dice Annalisa Andreetti – non sarà solo di Baganzola. Proprio perché ci sono problemi con la direttrice di decollo e atterraggio rispetto alle rotte, gli aerei dopo il decollo, girano su Viarolo, Fontanellato e tornano verso Vicofertile e lo stesso in fase di atterraggio su altre aree. È sbagliato credere che i danni saranno in una zona circoscritta perché non è così.

Quello di Parma è un aeroporto che nasce nel primo dopoguerra come campo volo, con una pista di 800 metri – aggiunge Torreggiani. In settant’anni Parma è diventata altra cosa e ormai è stato inglobato nella città. Non è pensabile trasformarlo in un aeroporto cargo cioè in una struttura con oltre 18.000 voli l’anno perché questo è il numero contenuto nel progetto; è una follia.

Quali documenti avete presentato agli enti competenti?

Noi, ma anche Lega Ambiente, Wwf, Ada (Associazione donne ambientaliste), abbiamo fatto una serie di osservazione al progetto che poi, nell’arco di due anni, è stato vagliato dalla commissione di valutazione dell’impatto ambientale (Via) del ministero dell’Ambiente – ci spiega Torreggiani. La Commissione ha dato parere positivo con prescrizioni al quale noi ci siamo opposti, attraverso nostri legali, realizzando un documento che poi abbiamo inviato al ministro Costa e ad alcuni parlamentari. Questi ultimi a loro volta hanno fatto un’interrogazione parlamentare. ll parere positivo della commissione Via, infatti, dal punto di vista legale è illegittimo, perché vengono demandate al futuro una serie di documentazioni che dovrebbero far parte dell’analisi preliminare. Un esempio semplice: il piano di rischio deve essere un documento preliminare e noi ancora non l’abbiamo.

Avete anche presentato alla Procura della Repubblica un esposto, è così?

Sì, per chiedere con quali autorizzazioni è stata concessa la possibilità di allungare la pista. Il Comune di Parma avrebbe dovuto aggiornare il piano di rischio. E ricordiamo che quando la pista raggiungerà i 2.900 metri si troverà, nella stessa direttrice, a soli 600 metri una scuola media, a 200, l’autostrada A1 e a 300 la tangenziale. Non dimentichiamo infine che c’è incompatibilità con la costruzione del Mall; ci chiediamo quindi: tutto questo a che pro?

Avete avuto risposte?

No, siamo ancora in fase d’indagine, ma potrebbero esserci presto sorprese.

Il 17 aprile 2020 la commissione di Via ha dato parere favorevole e come si può vedere dal sito del ministero https://va.minambiente.it/itIT/Oggetti/Documentazione/6878/9619#collapse; da allora il provvedimento è alla firma del ministro dell’Ambiente.

Tatiana Cogo