“No ad accordi col PD che sostiene il fascismo aziendale di Marchionne”

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(non più in homepage)
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07/01/2011

Intervista a Pietro Previtera, membro del Comitato Politico Federale di Rifondazione Comunista di Parma ed esponente della componente interna di “Falce & Martello”.

Pietro, sei uno degli esponenti della componente di Falce & Martello dentro Rifondazione. Spiegaci i contenuti politici che vi contraddistinguono. Dai, dillo, siete degli estremisti…..
Assolutamente no, ma l’importante è intendersi sul significato delle parole.
Chi sono i moderati? Quelli che votano guerre colonialiste, che distruggono l’istruzione pubblica, che mettono in discussione i diritti dei lavoratori, che criminalizzano i migranti, che hanno una visione medievale delle donne, che fanno affari con le mafie? Se questi sono i moderati, sono ben lieto di essere definito “estremista”.
Il problema è che in Italia manca un partito, o un’alleanza tra forze, che si batta coerentemente contro le politiche che ho appena citato. Costruire un partito dei lavoratori, che sia del tutto alternativo agli attuali schieramenti, e giochi sul piano politico il ruolo che la FIOM svolge a livello sindacale, è certamente uno degli obiettivi che ci caratterizza.
Noi vogliamo dare una prospettiva politica a tutti quei lavoratori, studenti, migranti, che in questi mesi sono scesi sul terreno della mobilitazione per difendere le proprie condizioni di vita; e ci battiamo affinché il malcontento contro Berlusconi non venga convogliato in un’ennesima riedizione di un governo stile Ulivo (magari allargato a Fini e Casini), una modalità di governo che in passato è servita solo a inseguire le politiche di Berlusconi, aiutandolo anche a riacquistare consensi.
Certamente vogliamo una sinistra unita, ma l’unità deve costruirsi attorno a parole d’ordine come il blocco dei licenziamenti, il salario ai disoccupati, il salario minimo intercategoriale, il ritorno sotto la mano pubblica e sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti dell’enorme patrimonio industriale e di servizi privatizzati o sotto minaccia di privatizzazione (energia, trasporti, telecomunicazioni).

Al congresso fondativo della Federazione della Sinistra di qualche settimana fa la mozione di Falce & Martello è finita in minoranza, ed ha prevalso la volontà di procedere ad un accordo elettorale ma non di governo con il PD. Tu che opinione hai a riguardo?
A me sembra l’eterno ritorno dell’uguale.
Con l’eccezione del 2006, quando Rifondazione strinse con l’Unione un (pessimo) patto di governo, le alleanze che il nostro partito ha stretto con il centrosinistra alle elezioni politiche sono sempre state “solo” elettorali.
In che cosa consiste la novità? E sopratutto: è una tattica che ha mai portato risultati apprezzabili?
Il gruppo dirigente di Rifondazione mi sembra ossessionato dal desiderio di tornare in parlamento ad ogni costo, e subordina la strategia del partito a quest’obiettivo.
Ti faccio un esempio, in questi giorni Marchionne, l’amministratore delegato della FIAT, sta cercando di imporre un accordo che prevede il divieto di sciopero, la riduzione delle pause, l’aumento dello straordinario obbligatorio, turni massacranti e nessuna rappresentanza sindacale per chi non si dichiara favorevole a tutto ciò. Di fronte a questo fascismo aziendale, che posizione prendono i nostri futuri “alleati per la democrazia”?
Il PD è favorevole all’accordo in modo esplicito, e si spende nel sostenerlo con tutti i suoi leader più importanti. Possiamo portare avanti una battaglia per i diritti dei lavoratori FIAT, in sostegno alla FIOM, e contemporaneamente elemosinare un accordo con il PD che ci riporti in parlamento? Una delle due scelte esclude l’altra, e del resto perché Bersani dovrebbe aiutare degli avversari politici?
Ecco perché in questi giorni il livello di critica al PD, da parte di Rifondazione, rasento lo zero.

Pensare che voi di Falce e Martello e il PDCI (che si pone sempre di essere dentro le giunte di centrosinistra per condizionarle dall’interno… quando gli riesce) siate dentro allo stesso soggetto politico della FdS mi fa un certo effetto. Sono più esplicito: l’esperienza della FdS terrà o è solo un cartello elettorale che mette insieme delle debolezze?
Non so se terrà. Per avere un futuro la Federazione della Sinistra deve in primo luogo dotarsi di strumenti di democrazia interna, su questo terreno siamo un pò in ritardo mi pare.
Ma sopratutto penso sia necessario buttarsi a capofitto nella costruzione di quel progetto politico radicalmente alternativo al bipolarismo di cui ti parlavo prima. C’è già una sinistra del centrosinistra, ed è SeL di Vendola. I doppioni non servono a nessuno.
Purtroppo alla Federazione hanno aderito organizzazioni che sono dichiaratamente favorevoli al ritorno ad alleanze di centrosinistra, nonostante gli esiti fallimentari che scelte simili hanno portato in passato, anche in termini elettorali. Solo a me sembra evidente che in questo contesto di crisi le politiche di qualsiasi governo saranno di austerità permanente, smantellamento dello stato sociale, privatizzazioni e aumento dei ritmi di sfruttamento?
Per questo mi lascia molto perplesso Diliberto (portavoce della FdS) quando propone al PD un “patto di legislatura”.

In questi giorni sei stato impegnato contro la riforma universitaria Gelmini. Ritieni che queste scalate dei tetti abbiano prodotto qualcosa in termini di consenso politico o la gente ha già voltato pagina e nessuno le ricorda più?
Mi sembra che il movimento contro la Gelmini, che si è articolato in tante forme, non solo quelle più meramente simboliche da te ricordate (che hanno certo svolto un ruolo importante) goda di un ampio consenso nella società. Anzi, credo che mai come su questo tema ci sia uno scollamento tra i sentimenti prevalenti nella popolazione e l’attività di governo.
Possiamo dire che la Gelmini è per l’istruzione pubblica quello che Marchionne è per il mondo del lavoro, entrambi vogliono tornare a un Italia pre-’68, e pre-diritti.
Gli studenti, i precari, i ricercatori e gli insegnanti che da due anni lottano contro i tagli e le contro-riforme della Gelmini, non hanno assolutamente intenzione di fermarsi ora, e hanno capito che possono vincere saldando le proprie rivendicazioni con quelle del mondo del lavoro. Non a caso la parola d’ordine della FIOM e degli studenti è la stessa: “sciopero generale”.

Di recente ti sei dimesso dalla segreteria provinciale del partito. Ci puoi motivare questa decisione?
Assieme ai compagni che nel partito sostengono le mie stesse posizioni, abbiamo deciso di mostrare in modo più evidente il nostro dissenso verso la linea politica portata avanti dal gruppo dirigente nazionale, che a nostro avviso rischia di mettere in discussione, in prospettiva, la nostra stessa esistenza come organizzazione politica.
Non faremo mai mancare, ovviamente, il nostro impegno militante nel sostenere e costruire il PRC.

Un’ultima domanda. Nei giorni scorsi abbiamo intervistato Giacomo Scalfari dei Comunisti Internazionalisti che stanno ancora più a sinistra e non vanno neppure a votare. Ti senti più vicino a loro o al tuo segretario nazionale Ferrero su cui non lesinate critiche di “governismo”?
Mi capita spesso di trovarmi d’accordo su alcune questioni con Giacomo, e come con lui con tanti militanti che fanno parte della galassia di piccole organizzazioni comuniste esistenti a sinistra di Rifondazione. Ciò nonostante non ritengo questa frammentazione particolarmente utile, e resto dell’idea che sia necessario lavorare alla costruzione di un soggetto politico ampio, cioè quel partito o polo dei lavoratori di cui parlavamo prima.
Cosa dire di Ferrero? Dopo la batosta elettorale del 2008 il nostro segretario sembrava aver individuato proprio nel governismo la prima causa di quella disfatta, ma alle parole ancora non sono seguite scelte strategiche conseguenti. 

                                                                                    Andrea Marsiletti

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Intervista a Pietro Previtera, membro del Comitato Politico Federale di Rifondazione Comunista di Parma ed esponente della componente interna di “Falce & Martello”.

Pietro, sei uno degli esponenti della componente di Falce & Martello dentro Rifondazione. Spiegaci i contenuti politici che vi contraddistinguono. Dai, dillo, siete degli estremisti…..
Assolutamente no, ma l’importante è intendersi sul significato delle parole.
Chi sono i moderati? Quelli che votano guerre colonialiste, che distruggono l’istruzione pubblica, che mettono in discussione i diritti dei lavoratori, che criminalizzano i migranti, che hanno una visione medievale delle donne, che fanno affari con le mafie? Se questi sono i moderati, sono ben lieto di essere definito “estremista”.
Il problema è che in Italia manca un partito, o un’alleanza tra forze, che si batta coerentemente contro le politiche che ho appena citato. Costruire un partito dei lavoratori, che sia del tutto alternativo agli attuali schieramenti, e giochi sul piano politico il ruolo che la FIOM svolge a livello sindacale, è certamente uno degli obiettivi che ci caratterizza.
Noi vogliamo dare una prospettiva politica a tutti quei lavoratori, studenti, migranti, che in questi mesi sono scesi sul terreno della mobilitazione per difendere le proprie condizioni di vita; e ci battiamo affinché il malcontento contro Berlusconi non venga convogliato in un’ennesima riedizione di un governo stile Ulivo (magari allargato a Fini e Casini), una modalità di governo che in passato è servita solo a inseguire le politiche di Berlusconi, aiutandolo anche a riacquistare consensi.
Certamente vogliamo una sinistra unita, ma l’unità deve costruirsi attorno a parole d’ordine come il blocco dei licenziamenti, il salario ai disoccupati, il salario minimo intercategoriale, il ritorno sotto la mano pubblica e sotto il controllo dei lavoratori e degli utenti dell’enorme patrimonio industriale e di servizi privatizzati o sotto minaccia di privatizzazione (energia, trasporti, telecomunicazioni).

Al congresso fondativo della Federazione della Sinistra di qualche settimana fa la mozione di Falce & Martello è finita in minoranza, ed ha prevalso la volontà di procedere ad un accordo elettorale ma non di governo con il PD. Tu che opinione hai a riguardo?
A me sembra l’eterno ritorno dell’uguale.
Con l’eccezione del 2006, quando Rifondazione strinse con l’Unione un (pessimo) patto di governo, le alleanze che il nostro partito ha stretto con il centrosinistra alle elezioni politiche sono sempre state “solo” elettorali.
In che cosa consiste la novità? E sopratutto: è una tattica che ha mai portato risultati apprezzabili?
Il gruppo dirigente di Rifondazione mi sembra ossessionato dal desiderio di tornare in parlamento ad ogni costo, e subordina la strategia del partito a quest’obiettivo.
Ti faccio un esempio, in questi giorni Marchionne, l’amministratore delegato della FIAT, sta cercando di imporre un accordo che prevede il divieto di sciopero, la riduzione delle pause, l’aumento dello straordinario obbligatorio, turni massacranti e nessuna rappresentanza sindacale per chi non si dichiara favorevole a tutto ciò. Di fronte a questo fascismo aziendale, che posizione prendono i nostri futuri “alleati per la democrazia”?
Il PD è favorevole all’accordo in modo esplicito, e si spende nel sostenerlo con tutti i suoi leader più importanti. Possiamo portare avanti una battaglia per i diritti dei lavoratori FIAT, in sostegno alla FIOM, e contemporaneamente elemosinare un accordo con il PD che ci riporti in parlamento? Una delle due scelte esclude l’altra, e del resto perché Bersani dovrebbe aiutare degli avversari politici?
Ecco perché in questi giorni il livello di critica al PD, da parte di Rifondazione, rasento lo zero.

Pensare che voi di Falce e Martello e il PDCI (che si pone sempre di essere dentro le giunte di centrosinistra per condizionarle dall’interno… quando gli riesce) siate dentro allo stesso soggetto politico della FdS mi fa un certo effetto. Sono più esplicito: l’esperienza della FdS terrà o è solo un cartello elettorale che mette insieme delle debolezze?
Non so se terrà. Per avere un futuro la Federazione della Sinistra deve in primo luogo dotarsi di strumenti di democrazia interna, su questo terreno siamo un pò in ritardo mi pare.
Ma sopratutto penso sia necessario buttarsi a capofitto nella costruzione di quel progetto politico radicalmente alternativo al bipolarismo di cui ti parlavo prima. C’è già una sinistra del centrosinistra, ed è SeL di Vendola. I doppioni non servono a nessuno.
Purtroppo alla Federazione hanno aderito organizzazioni che sono dichiaratamente favorevoli al ritorno ad alleanze di centrosinistra, nonostante gli esiti fallimentari che scelte simili hanno portato in passato, anche in termini elettorali. Solo a me sembra evidente che in questo contesto di crisi le politiche di qualsiasi governo saranno di austerità permanente, smantellamento dello stato sociale, privatizzazioni e aumento dei ritmi di sfruttamento?
Per questo mi lascia molto perplesso Diliberto (portavoce della FdS) quando propone al PD un “patto di legislatura”.

In questi giorni sei stato impegnato contro la riforma universitaria Gelmini. Ritieni che queste scalate dei tetti abbiano prodotto qualcosa in termini di consenso politico o la gente ha già voltato pagina e nessuno le ricorda più?
Mi sembra che il movimento contro la Gelmini, che si è articolato in tante forme, non solo quelle più meramente simboliche da te ricordate (che hanno certo svolto un ruolo importante) goda di un ampio consenso nella società. Anzi, credo che mai come su questo tema ci sia uno scollamento tra i sentimenti prevalenti nella popolazione e l’attività di governo.
Possiamo dire che la Gelmini è per l’istruzione pubblica quello che Marchionne è per il mondo del lavoro, entrambi vogliono tornare a un Italia pre-’68, e pre-diritti.
Gli studenti, i precari, i ricercatori e gli insegnanti che da due anni lottano contro i tagli e le contro-riforme della Gelmini, non hanno assolutamente intenzione di fermarsi ora, e hanno capito che possono vincere saldando le proprie rivendicazioni con quelle del mondo del lavoro. Non a caso la parola d’ordine della FIOM e degli studenti è la stessa: “sciopero generale”.

Di recente ti sei dimesso dalla segreteria provinciale del partito. Ci puoi motivare questa decisione?
Assieme ai compagni che nel partito sostengono le mie stesse posizioni, abbiamo deciso di mostrare in modo più evidente il nostro dissenso verso la linea politica portata avanti dal gruppo dirigente nazionale, che a nostro avviso rischia di mettere in discussione, in prospettiva, la nostra stessa esistenza come organizzazione politica.
Non faremo mai mancare, ovviamente, il nostro impegno militante nel sostenere e costruire il PRC.

Un’ultima domanda. Nei giorni scorsi abbiamo intervistato Giacomo Scalfari dei Comunisti Internazionalisti che stanno ancora più a sinistra e non vanno neppure a votare. Ti senti più vicino a loro o al tuo segretario nazionale Ferrero su cui non lesinate critiche di “governismo”?
Mi capita spesso di trovarmi d’accordo su alcune questioni con Giacomo, e come con lui con tanti militanti che fanno parte della galassia di piccole organizzazioni comuniste esistenti a sinistra di Rifondazione. Ciò nonostante non ritengo questa frammentazione particolarmente utile, e resto dell’idea che sia necessario lavorare alla costruzione di un soggetto politico ampio, cioè quel partito o polo dei lavoratori di cui parlavamo prima.
Cosa dire di Ferrero? Dopo la batosta elettorale del 2008 il nostro segretario sembrava aver individuato proprio nel governismo la prima causa di quella disfatta, ma alle parole ancora non sono seguite scelte strategiche conseguenti. 

                                                                                    Andrea Marsiletti

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