“Non mi sembrava così difficile l’interpretazione”

Lombatti
valparmahospital

13/01/2009

(si ringrazia fcparma.com per la collaborazione)

Francesco Guidolin, dopo 48 ore le è passata la rabbia per il gol irregolare di Sgrigna?
“Parlo ora e poi chiudo, perché non è mia abitudine polemizzare: la mia carriera è contraddistinta da un atteggiamento di vero fair play nei confronti di tutti.
Vorrei avere qui davanti Collina per poter commentare con lui quell’episodio: ero dietro al guardalinee, quindi quello che ho visto io chiaramente l’ha visto anche lui. Fosse successo in un altro settore del campo sarebbe azzardata una mia protesta, ma avendo visto tutto da vicino…
E’ come quando avviene un furto, se solo ne senti parlare è un conto, ma se invece vedi portare via una cassaforte è una cosa diversa…
Ero lì e mi domando come si faccia a sbagliare cose così facili, non c’era corsa né quant’altro, c’era solo da stare attenti: tra l’altro l’azione si è sviluppata in un settore circoscritto, quindi il raggio visivo prendeva perfettamente sia il momento del passaggio che il movimento dell’attaccante. Io ero nella posizione del guardalinee in quel momento: fatalità l’azione si è svolta in linea e l’ho visto subito.
Solo per questo motivo sto protestando, non per altro, perché se per esempio fosse stato come il gol del Milan di ieri sera, che era difficile capire se Jankulovski toccasse la palla o no, ma quando le decisioni da prendere sembrano così semplici non capisco. A noi è successo già tre volte: quella di Treviso è clamorosa come quella di Mantova.
Tutto questo, come ripeto, perché in quel momento mi trovavo proprio lì, dietro il guardalinee, e mi sono sentito come se mi avessero portato via qualcosa, visto che lavoriamo sodo su certi aspetti.
Adesso non ne voglio parlare più, perché la cosa che più mi preme ora è quella di non fornire alibi alla squadra, perché non ne ho mai cercati e non è la strada giusta. È come se avessi preso un pugno, nessuno l’ha visto ma io l’ho preso, e so di averlo preso. Non ne parliamo più, non ne parlo più neanche con la squadra, ora ci concentriamo solo sul lavoro.”

Vista in diretta in tv l’azione sembrava però di dubbia interpretazione…
“Io non parlo di tv, ma di quello che ho visto dal campo, volevo fidarmi dei miei occhi e loro non mi hanno ingannato: quelli dell’assistente sono sicuramente più giovani dei miei, più addestrati sicuramente e non mi sembrava così difficile l’interpretazione.”

Il pareggio è un risultato equo perché il Parma non ha dominato tutta la partita…
“Dobbiamo migliorare, sappiamo che dobbiamo farlo, che dobbiamo insistere su determinate cose, che dobbiamo crederci di più, sia in casa che fuori. Dobbiamo convincerci di questo.
Mi è piaciuta molto la prima parte del secondo tempo nella quale la squadra ha fatto molto bene tirando fuori una reazione ad un primo tempo equilibrato.
Ci è mancato il cinismo per chiudere la partita, ma è anche vero che è difficile vedere delle squadre di B giocare fuori casa dominando, quindi lo è anche per il Parma, altrimenti avremmo quindici punti di vantaggio, invece non avendoli vuol dire che questi siamo.”

Per adesso…
“Il resto lo vedremo ma non è importante.”

Al Parma mancano le giocate di Sgrigna?
“Credo che i giocatori che abbiamo in quel ruolo dovrebbero essere capaci di fare quello che fa Sgrigna, che è un ottimo giocatore.
Sta a me tirare fuori queste cose e sta a loro credere nelle loro possibilità e convincersi che hanno le qualità per poterlo fare.
Per esempio va sottolineata la mezz’ora di Reginaldo, perché è entrato in campo con il piglio giusto, ha fatto un bel gol e si è mosso bene. Credo che i nostri giocatori abbiano queste capacità, tutto sta nel riuscire a tirargliele fuori.”

Reginaldo ha fatto delle belle giocate quando è riuscito a puntare la profondità senza la palla: questi movimenti, però, vengono fatti di rado…
“Noi continuiamo a lavorarci: sappiamo, delle volte, scavalcare la difesa con un passaggio, un lancio o un inserimento, ma da quando sono qui che dico, come è giusto che sia, che bisogna sempre continuare a lavorare per migliorare, bisogna anche guardare gli avversari e magari rubare anche qualche idea.
Dobbiamo sfruttare le nostre caratteristiche e, nel caso di Reginaldo, bisogna lanciarlo e lui deve mettersi in condizioni per poter essere lanciato, sia che giochi esterno o più accentrato.
È chiaro che le azioni migliori le fai in velocità, nella speranza di riavere al più presto a disposizione anche Pisanu, anch’egli con queste caratteristiche.”

È mancato un po’ anche l’apporto di Lucarelli: è d’accordo su questo?
“No, altrimenti l’avrei tolto. Cristiano, a mio modo di vedere, è in grande crescita, ha avuto due colpi di testa, in uno ha fatto il miracolo il loro portiere e nell’altro non è stato fortunato. È un giocatore che nel girone di ritorno deve esplodere.”

C’era stato Murgita, nel suo Vicenza, che fece un girone di ritorno incredibile: cosa cambia tra il girone d’andata e quello di ritorno?
“Il gioco della squadra, soprattutto, era molto migliorato e i giocatori avevano preso coscienza delle loro possibilità: ad un certo punto non si correvano più rischi di retrocessione, la squadra ha capito meglio quello che volevo ed ha iniziato a creare più occasioni.
Murgita ha preso fiducia in sé stesso, ha fatto il primo gol e non si è più fermato. Nel caso di Cristiano, lo dice sempre anche lui, il girone di ritorno gli ha dato sempre più la condizione fisica. Io lo vedo che sta migliorando molto.”

In questo quadro come vede la partita contro il Sassuolo?
“Sarà uno scontro tra squadre che puntano allo stesso obiettivo, il Parma affronterà un avversario che ha stupito tutti perché nessuno si aspettava che potesse giocarsi il primo posto, non che non avesse fatto bene visto l’organico ed il buon tecnico in addizione alla spinta morale di una neo promossa. Virtualmente, il Sassuolo potrebbe essere primo, se avesse vinto la partita che non ha giocato. Sappiamo che è una sfida delicata contro un avversario molto temibile.”

Questo derby può essere visto anche come lo scontro tra una grande città ed un paese?
“Parma non mi sembra poi una grandissima città e Sassuolo è un bel paesone: nel calcio queste cose, comunque, non fanno la differenza.”

Prima della gara con il Vicenza lei disse che se non si fosse fatto male Mariga sarebbe passato alla difesa a quattro: questa modifica di sistema di gioco era contingente a quella partita o vuole adottarlo come base per il futuro per aumentare la fase propositiva?
“La fase propositiva in questa squadra non è mai mancata: a volte siamo stati un po’ troppo attendisti, a volte abbiamo giocato solo a sprazzi, però non c’entra la maggiore offensività nel giocare a tre o a quattro in difesa. Il sistema di gioco con quattro difensori spero di poterlo adottare il prima possibile, prima in allenamento poi sul campo, perché è un modo di giocare che non dovrebbe più crearci dei grossi contraccolpi psicologici. Siamo passati da quattro a tre subito dalla prima partita perché avevo visto una grande apprensione; trovati dei parametri, addestrati bene, consapevoli delle nostre possibilità bisogna avere la fiducia di giocare a quattro, se lo fanno in molti dobbiamo poterlo fare anche noi, anche se, talvolta, è molto più rischioso giocare a tre, perché spesso ci si può trovare a tre dietro con i terzini molto alti.
Ripeto, non è questo che da più garanzie da un punto di vista difensivo, ma da come una squadra interpreta la partita.”

Ha mai incontrato il Sassuolo, come giocatore o allenatore?
“Ho iniziato la mia carriera da allenatore professionista proprio contro il Sassuolo, con il Giorgione che presi in mano nel novembre dell’88.
Era una partita di C2, il Sassuolo era primo in classifica mentre il Giorgione navigava in cattive acque. Fu il mio esordio da allenatore professionista, a Sassuolo non a Modena. Perdemmo 2-0, quindi io non ho mai battuto il Sassuolo, anche perché da allora non l’ho più affrontato….”

Da appassionato di ciclismo conosce anche l’ex patron della Mapei…
“Non so se ci siamo mai incrociati in ambito ciclistico, perché frequento il Giro d’Italia, il Tour de France ed i Mondiali: non ricordo se con il signor Squinzi ci siamo mai incontrati.
Comunque lo considero il padre del ciclismo: spero che porti in alto il Sassuolo, ma che torni anche alla sua grande passione costruendo una grande squadra come quella capitanata da Museeuw o Bettini o con corridori di questo tipo. Mi piaceva moltissimo quella squadra…”

valparmahospital