Norma Cossetto e il ricordo delle vittime africane durante l’occupazione coloniale italiana rappresentano lo stesso monito (di MarcoMaria Freddi)

A differenza di altre nazioni, l’Italia si è sempre sottratta a una onesta riflessione sul suo passato coloniale, anzi, ha favorito la rimozione delle colpe coloniali che hanno ostacolato non tanto la ricerca storica, ma il coraggio di guardare al male del nazionalismo.

Il massacro di Addis Abeba, avvenuto tra il 19 e il 21 febbraio 1937, è una vergogna storica dell’Italia, il più ripugnante dei massacri del tempo coloniale italiano perché commesso lontano dai campi di battaglia, senza nemmeno il pretesto di una guerra in corso.

Si trattò di una vile rappresaglia scatenata in seguito al fallito attentato contro il viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, dove vide l’esercito italiano e le camicie nere riversarsi in strada alla caccia del nero, un caccia non tanto agli attentatori ma per terrorizzare e colpire in maniera indiscriminata i nuovi sudditi dell’Italia imperiale, colpevoli di essersi ribellati agli invasori.

Oltre ai militari e ai fascisti, anche semplici operai e impiegati coloniali parteciparono alla caccia all’uomo nero, trentamila persone uccise a bastonate, a badilate, pugnalati, fucilati, impiccati, investiti con automezzi o bruciati vivi nelle loro case nei tre giorni della strage, e questo, per la sola colpa di essere neri.

Da allora, il 19 febbraio è un giorno di lutto per l’Etiopia mentre in Italia, questa data, è stata dimenticata.

Nel 1998, grazie al ministro degli esteri Lamberto Dini e al presidente Oscar Luigi Scalfaro, vi fu una esplicita ammissione delle colpe coloniali, ammissione che pose la premessa politica al tentativo di istituire un Giorno della Memoria coloniale, memoria per non lavare la nostra coscienza dal violento e feroce colonialismo nazionalista, fascista e razzista.

Otto anni dopo, era l’ottobre del 2006, alcuni deputati presentarono alla camera una proposta di legge per istituire il “Giorno della Memoria in ricordo delle vittime africane durante l’occupazione coloniale italiana”, Giorno della Memoria per ricordare i 500mila africani uccisi dalla presenza coloniale italiana in Libia, Etiopia e Somalia. 

La richiesta, formalizzata dall’allora ministro degli esteri Massimo D’Alema, si arenò a causa della caduta del governo Prodi, da allora mai più se ne è parlato e il ricordo di pochi è sepolto sotto una spessa coltre di indifferenza.

In consiglio comunale a Parma abbiamo recentemente approvato una mozione dedicata a Norma Cossetto, una vittima delle foibe, un simbolo di un altro episodio dell’atrocità del nazionalismo che i differenti schieramenti tentano ogni anno di accreditare alla loro versione storica.

L’utilizzo ipocrita dello storicismo di facciata nasconde l’incapacità di interrogarsi, non interrogarsi per non darsi risposte è il metodo delle parti, ma questo, non impedirà la presentazione di una mozione in consiglio comunale che chieda di dedicare una Via anche ai morti del colonialismo italiano, alle vittime del nazionalismo che come Norma Cossetto ha rappresentato e rappresenta.

Norma Cossetto, come il ricordo delle vittime africane durante l’occupazione coloniale italiana, rappresentano lo stesso monito, rappresentano due irrinunciabili ricordi per mantenere viva la memoria, per rinnovare una memoria che permetta alle nuove generazioni di guardare al male per ciò che è, evitando, ancora una volta, di ridurlo ad una banalità.

MarcoMaria Freddi – Radicale, militante dell’Associazione Luca Coscioni e Eumans – Consigliere Comunale di Parma di Più Europa