Pandemia e crisi del comparto “wedding”: gli addetti chiedono ristori e prospettive

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Le associazioni dell’artigianato e del commercio Confartigianato Imprese Parma, CNA Parma, Ascom Confcommercio e Confesercenti Parma sono vicine al comparto del wedding, che ha subito in questo ultimo anno pesanti ripercussioni dovute alla crisi determinata dall’emergenza da Covid-19 e ai provvedimenti che sono stati varati nel corso del 2020 per cercare di contenerla.

L’obiettivo è mettere in luce il fatto che il settore è stato spesso ignorato dai provvedimentiche hanno introdotto ristori e altre misure di sostegno economico e finanziario. “Sappiamo che in molte piazze italiane sono state organizzati flash mob, il 26 febbraio prossimo, per accendere i riflettori su questi temi – dicono le associazioni che rappresentano artigianato e commercio – noi e anche le altre province dell’Emilia-Romagna abbiamo scelto di puntare sul dialogo con le istituzioni per supportare la protesta del comparto”.

In larghissima parte, infatti, non sono stati inclusi gli operatori della filiera wedding tra i beneficiari dei sostegni di cui sopra,probabilmente per la difficoltà di percepire l’entità e le caratteristiche peculiari dei problemi sofferti da questo settore e per l’identificazione dei rispettivi codici Ateco.

È un insieme di operatori economici, imprese e liberi professionisti, il cui lavoro rende possibile organizzare, realizzare e documentare i matrimoni, civili e religiosi. Ma il loro giro di affari riguarda naturalmente varie tipologie di cerimonie e ricorrenze.

Ricordiamo che la filiera del wedding comprende operatori economici che operano in svariati campi di attività: le sartorie e i negozi di abbigliamento e in particolare per gli abiti da sposa e da cerimonia, a cui si aggiungono le altre aziende del comparto “moda” per gli abiti di testimoni, parenti e invitati; produzione e vendita di calzature; fioristi; fotografi; videomaker; tipografie; servizi di catering e banqueting; ristorazione (comprese le brigate di chef e camerieri); pasticcerie, per le torte nuziali e i confetti; parrucchieri; estetiste; oreficerie e gioiellerie per le fedi nuziali; produzione e la vendita di bomboniere; service; servizi che curano gli allestimenti; agenzie di eventi; wedding planner; noleggi di auto d’epoca e di lusso; agenzie di viaggi e tour operator; affitti di dimore e sale ricevimenti; musicisti e DJ; agenzie di spettacoli.

“Imporre il distanziamento sociale, da un lato è fondamentale per tutelare la salute pubblica, ma dall’altro è inconciliabile con la sopravvivenza di molte delle nostre imprese– ha spiegato Roberto Vecchi, fotografo, titolare di Centro Foto Cine aderente a Confartigianato Imprese Parma-. Aldilà dei ristori ci servirebbero però indicazioni chiare e costruttive e anche migliore tempistiche nelle comunicazioni sulla possibilità di riprendere, anche parzialmente la nostra attività”.

“Il problema più serio – ha affermato Annalisa Ferrari, titolare di Atelier Maison Lindera Spose, aderente a CNA Parma – si è individuato nella totale mancanza di un codice Ateco che possa circoscrivere un comparto che vive di soli eventi, con ritmi, tempistiche, erogazione del servizio, programmabilità e gestione fiscale del tutto particolari e completamente differenti dalle gestioni e dai protocolli attribuiti. Confidiamo, quindi, un chiarimento della classificazione delle diverse categorie comprese nella intera filiera “Sposi” e la possibilità di ricominciare ad avere una programmazione che induca i nostri clienti a riprendere fiducia nei propri progetti, contribuendo ad una prossima ripartenza dell’intero settore”.

“La situazione degli operatori del comparto fiori – ha commentato Roberto Zirri, presidente Federfiori Parma, aderente ad Ascom – ha risentito pesantemente della crisi dovuta alla pandemia in quanto tutti gli impegni assunti con le coppie di sposi per le cerimonie wedding, che costituiscono parte fondamentale degli introiti della categoria, sono state annullate e di conseguenza la merce pre-ordinata, altamente deperibile, è andata persa. A queste si aggiungono i mancati incassi dovuti al lockdown e alla conseguente impossibilità di svolgere cerimonie (tra cui ad esempio cresime, battesimi, feste di laurea ecc) anche nei mesi successivi. La situazione resta ancora oggi incerta poiché le attuali disposizioni non ci permettono a noi di programmare la nostra attività e ai privati di calendarizzare eventi e feste”.

“La situazione è insostenibile, la realtà del wedding è ormai ferma di fatto da un anno. La nostra è una attività che muove tanti dipendenti, 80 persone che da un anno non hanno reddito – ha dichiarato Francesco Ziveri, titolare di Osteria del 36, aderente a Confesercenti Parma -. E la chiusura riflette i suoi effetti su una filiera molto molto ampia. L’incertezza è disastrosa, il matrimonio è un appuntamento unico nella vita, un investimento importante. In questo clima nessuno ha fiducia nel futuro, stiamo già ricevendo richieste di disdetta per i pochi matrimoni ancora in calendario. Altro problema sono i ristori, calcolati sul mese di aprile, che non è certo il mese di riferimento per chi fa questo mestiere…. Stiamo vivendo la stessa situazione di febbraio 2020, quando si stava affrontando un’emergenza del tutto inedita. Le incertezze e le difficoltà di allora erano inevitabili; ora, dopo un anno, non sono più accettabili. Ci serve una prospettiva, una possibilità di pianificazione almeno a medio termine”.