Parità di genere, presentata “Wo.men”, una mappatura sulla presenza e un’analisi sul ruolo delle donne nel sindacato

L’obiettivo era ottenere una mappatura sulla presenza femminile all’interno delle strutture della CGIL dell’Emilia-Romagna e arrivare a un’analisi sui ruoli di responsabilità e alle eventuali difficoltà nell’accettarli e nel praticarli.

E in effetti la ricerca “Wo.Men- Idee di tutti i generi per il sindacato che cambia”, curata da Ires Emilia-Romagna e commissionata dalla Cgil regionale, restituisce l’immagine di un’organizzazione dove si lavora molto e in modo appassionato, un luogo dove i valori comuni sono ancora forti e solidi, ma anche un luogo di fatica, di contraddizioni dove il sessismo è condiviso quasi paritariamente tra i generi.

Al questionario on line, anonimo, hanno risposto (tra componenti, uomini e donne, delle assemblee generali confederali e di categoria della CGIL Emilia-Romagna) in 2.214, pari al 43%. “La ricerca ha visto una straordinaria partecipazione, tanto tra le donne quanto tra gli uomini, ad indicare che i temi della qualità del lavoro, letti in un’ottica di genere e del ruolo delle donne nell’organizzazione sindacale e nel lavoro, sono ritenuti molto importanti”, spiega Daniela Freddi, ricercatrice Ires Emilia-Romagna.

Riguardo alle risposte, la soddisfazione sul luogo di lavoro è per tutti presente anche se maggiore per gli uomini, soprattutto laddove si ricoprono ruoli apicali, al contrario delle donne che trovano più difficile conciliare i tempi lavorativi rispetto a quelli extra. Proprio il tema della conciliazione ha rappresentato e rappresenta, al di là dei generi, uno tra i maggiori ostacoli nel percorso professionale all’interno della struttura, che si somma alla difficoltà provocata dai numerosi impegni e dagli orari prolungati. Invece gli indici di sessismo registrati all’interno della struttura regionale risultano assai contenuti. In una scala da 0 a 10, la presenza di “sessismo ostile” è pari a 2,1 per le donne e 2,7 per gli uomini, mentre il “sessismo benevolo” è pari a 3,5 per gli uomini e 3,6 per le donne.

La ricerca è stata presentata questa mattina in una videoconferenza dove hanno partecipato Freddi, Fiorella Prodi (segreteria Cgil Emilia-Romagna), Barbara Lori (assessora regionale alle Pari opportunità), Giovanna Fullin (sociologa del Lavoro della Università Bicocca di Milano), Susanna Camusso (responsabile delle Politiche di genere della Cgil nazionale) e Luigi Giove (segretario generale della Cgil Emilia-Romagna).

“Quando in Cgil Emilia-Romagna si è deciso di avviare la ricerca Wo.men non si pensava che da lì a poco ci sarebbe stato lo “tsunami” Covid 19, un’emergenza che pareva ridimensionare l’utilità della ricerca. Ma il senso di questa trasparente autoanalisi si ritrova di fronte alla necessità di ridefinire un modello sociale diverso, dove le donne siano elementi chiave del cambiamento necessario”, racconta Prodi. “Il valore della ricerca è approfondire la lettura delle diseguaglianze non limitandosi ad affermare la bontà delle regole antidiscriminatorie. Il risultato positivo è la ricerca di risposte”, sottolinea Camusso. “Nonostante tutta la buona volontà anche in Emilia-Romagna la questione di genere non è risolta – allarga la riflessione Giove -. Questa differenza va colmata altrimenti non si può parlare di crescita e sviluppo sostenibile, che immagino sia uno dei titoli del Nuovo Patto per il lavoro”.