“Parma, non è solo movida”

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29/06/2010
h.15.50

Il progetto portante, della giunta di Vignali, per la gioventù della città sarebbe libero di correre senza troppi intoppi se gli abitanti di via Farini non si lamentassero e anzi avessero il piacere di essere frastornati, e invasi. La festa potrebbe proseguire, si toglierebbe poi la sporcizia, le cartacce e i bicchieri, vuoti. Un progetto che guarda in questa direzione, decisamente alcolica, con pervicacia e in modo sistematico, si spinge in questa direzione infatti anche in Oltretorrente, la movida di Via D’azeglio e P.le Bertozzi con l’apertura sabato 26 giugno dell’Hub Cafè.
In barba a qualsiasi progetto condiviso con il territorio si apre, con forte impiego di danaro pubblico, un gran bel bar (con una spesa di circa 500mila Euro), che occupa una piazza intera, escludendo fontana e panchine e privatizzandone di fatto la sua frequentazione. Non sono ovviamente i bar che mancano in quella zona, sono invece assenti idee sensate da parte dell’amministrazione comunale.
Il tessuto sociale si tiene e si fa crescere con tutt’altra apertura e visione tenendo conto delle attività commerciali presenti nel quartiere, si cerca di valorizzarle, si parla con loro, con le associazioni, con la gente. Si sceglie insieme. E solo così facendo si potrebbe capire che le persone, magari, vogliono altro.
Da uno studio commissionato dal Comune di Parma nel 2007 al sociologo Giorgio Triani, “Progetto Oltretorrente: fare comunità” si sono avuti spunti sufficienti per analizzare le sofferenze e i punti di forza. Ma dalla utile e attenta analisi, che rappresentava la mappatura sociale ed economica del territorio, svolta da Triani, si è arrivati a formulare proposte non altrettanto apprezzabili. Se si è creduto che fosse necessario, come riportato da verbali del Quartiere Oltretorrente, di “rivitalizzare le piazze dell’Oltretorrente con l’installazione di chioschi”, privatizzandone di fatto l’accesso, si è creduto a nostro avviso nella direzione sbagliata.
L’assessore Lasagna parla di iniziative rivolte alla creatività e alla socialità giovanile, e dicendolo dimostra una improbabile competenza in materia e la riproposizione di idee stanche e stantie. Il suo “polo culturale capace di attrarre giovani artisti non solo parmigiani” (si riferisce a Piazzale Bertozzi, Hub Cafè) ha circa il 70% dello spazio fisico occupato da un bar, e la centralità quindi non è certamente la crescita delle giovani generazioni ne tanto meno la loro creatività.
A meno che non si punti sulla socialità che aumenta con il consumo degli alcoolici. Proprio questo sembrano dire le azioni della giunta Vignali: diamoci un ordine, strutturiamo un piano adeguato che tenga conto di tutti i valori in gioco . Un cosiddetto “piano sbronza” che potrebbe come altri, ma solo dopo un periodo di test eventualmente, essere esportato come modello sociale del nuovo movimento civico di Vignali. Vengono inseriti evidentemente, nelle considerazioni alla base di questo piano, elementi collegati al tema dell’integrazione e a quello della sicurezza e il piano della giunta Vignali sembra essere pronto. Con un’ordinanza infatti il sindaco, decide di far bere quanto vogliono i ragazzi della città che frequentano Via Farini e alcune zone dell’Oltrettorente e non quelli che stazionano in Piazzale Inzani e in Piazzale Matteotti, per la maggioranza extracomunitari. In una chiara mappa si indicano quindi le zone a traffico alcolico limitato o precluso e quelle nelle quali è invece consentito il traffico, alcolico ovviamente. I nostri ragazzi possono così divertirsi, con qualche limitazione, senza disturbare troppo. Mentre gli stranieri possono così apprendere che si tiene a loro, alla loro salute, alla loro crescita e che l’apparente discriminazione dell’ordinanza è in realtà un fatto a rigor di bene.
Se la giunta Vignali si chiedesse se è questo il modo adeguato di condurre una progettualità sociale responsabile e dovuta saremmo già a buon punto. Purtroppo, a nostro avviso questo non se lo chiede. Non se lo chiede perché non ne vede il motivo, con queste azioni dimostra di interpretare pienamente il proprio modello culturale e ovvie e conseguenti sono le sue scelte amministrative.
Riteniamo che questa sia un’idea di collettività priva di costrutto e di cuore, priva di vero interesse per la cosa comune, con una progettualità miope che guarda distrattamente alla crescita delle nuove generazioni a cui vengono lasciate in mancia solo alcune iniziative ad effetto e la possibilità di far movida.

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