Passi in avanti in Regione verso la Diga di Vetto

Lombatti
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Grande condivisione in Assemblea regionale intorno al tema della ricerca del percorso istituzionale più efficace e rapido per realizzare la Diga in val d’Enza. Un argomento sul quale con una risoluzione e un emendamento a prima firma del consigliere Mastacchi si è posto l’accento e, dopo un confronto sullo stato dell’arte, si è confermata la volontà di realizzare un invaso ad uso plurimo, accelerando l’interlocuzione con il Governo finalizzata all’ottenimento delle risorse economiche necessarie.

«Dai territori ci arrivano molteplici sollecitazioni per la realizzazione di un invaso ad uso plurimo che risponde a diversi fabbisogni, agricolo, civile, industriale, energetico. La crisi climatica, i passaggi repentini dalla siccità a giorni di grande piovosità ci riportano alla necessità fondamentale di controllare l’acqua, il suo stoccaggio, il suo utilizzo – conferma il consigliere Matteo Daffadà che è intervenuto in Aula – la Regione ha già messo in campo interventi mirati al risparmio della risorsa acqua e contro la dispersione della rete e sostiene le innovazioni in agricoltura, ma per rispondere al deficit idrico che permane c’è bisogno assoluto di questa nuova opera». La Conferenza Stato Regioni ha approvato il decreto per la progettazione di infrastrutture idriche indicando come referente l’Autorità distrettuale di bacino del Po che, a sua volta ha messo tra le opere prioritarie proprio l’invaso della Val d’Enza. Per lo studio di fattibilità tecnico-economica sono stati stanziati 3,5 milioni di Euro. «Importanti passi in avanti, come quello di oggi, confermano la volontà trasversale di tenere alta l’interlocuzione con il Governo affinché si proceda velocemente con lo studio di fattibilità della diga, per avere uno strumento concreto, per fissare un punto di partenza, mettere una prima pietra da presentare ai territori – aggiunge il consigliere – in questi anni non si è perso tempo. I passaggi tecnico scientifici e quelli istituzionali sono il faro per la realizzazione dell’opera. Gli atti di oggi che hanno avuto la firma di diversi gruppi politici dimostrano la bontà del percorso che fin qui abbiamo costruito».



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“Oggi è stato fatto un passo avanti ma per la realizzazione di un invaso che riesca realmente a colmare l’enorme deficit idrico della Val d’Enza occorre ancora molta determinazione, soprattutto da parte della Regione Emilia-Romagna”. È quanto hanno dichiarato i consiglieri regionali del Gruppo Lega Emilia-Romagna, Emiliano Occhi e Fabio Rainieri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa regionale a seguito dell’approvazione da parte dello stesso parlamentino regionale della risoluzione presentata da Marco Mastacchi di Rete civica che impegna la Giunta regionale a confermare la volontà di realizzare un invaso ad uso plurimo prendendo a riferimento le risultanze dello Studio sulle esigenze idriche in Val d’Enza.
“La novità che emerge dal voto di oggi è che prevale quella che è sempre stata la nostra opinione: le misure per aumentare il risparmio idrico, soprattutto grazie alle nuove tecnologie, vanno sicuramente bene e devono essere implementate, ma per coprire le grandi esigenze idriche della Val d’Enza in ogni settore e quindi di una parte importante delle province di Parma e Reggio Emilia, non possono essere sufficienti perché è indispensabile la realizzazione della diga di Vetto ad usi plurimi – hanno proseguito i due esponenti leghisti – Anche oggi abbiamo visto che persistono ancora le resistenze di quelle forze politiche che sostengono la stessa ideologia ambientalista estremista che da più di trent’anni ha bloccato la realizzazione di quell’invaso. Di certo, come dimostrano tanti studi fatti in questi anni, compreso quello dell’Autorità distrettuale di bacino del fiume Po citato nella risoluzione, se fosse già stato realizzato, quella valle avrebbe sofferto notevolmente meno le crisi di siccità degli ultimi anni. Tra l’altro, per poterle fronteggiare si sarebbe potuto evitare di attuare misure molto poco sostenibili dal punto di vista ecologico come quella di pompare acqua dal Po”.

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