Prima lo strafalcione, poi il colpo di classe di Pizzarotti

Immagino le ore tese che abbiano vissuto Pizzarotti e il suo staff con tutti i meme che impazzavano sul web a causa della scritta “Federico II di Svezia”, invece di “Federico II di Svevia”, scolpita sulla targa commemorativa svelata ieri (leggi).

I primi scoprire su Facebook l’errore sono stati il giornalista Antonio Mascolo e, poco dopo, il notaio Arturo Dalla Tana. Dai loro profili sono immediatamente partiti le condivisioni, i like e i commenti dei loro amici, tra cui vari consiglieri comunali di minoranza… e in poco meno di un’ora la notizia era già sui giornali online locali.

A quel punto la comunicazione di scherno nei confronti dell’Amministrazione Pizzarotti è esplosa come un reazione nucleare a catena nella quale gli agenti moltiplicatori erano la curiosità e l’ilarità del fatto, la polemica politica, la testimonianza incontrovertibile della foto fantozziana dello svelamento della lapide, la contraddizione paradossale con Parma Città della Cultura 2020.

In un batter d’occhio tutti i parmigiani si sono scoperti non più solo allenatori della nazionale di calcio ma, dopo una rapida consultazione di Wikipedia, anche forbiti storici medioevali che snocciolavano le gesta di Federico II, già re di Sicilia, Duca di Svevia, Re dei Romani e poi Imperatore del Sacro Romano Impero e infine re di Gerusalemme.

Tutti dileggiavano scandalizzati questa gaffe dei politici, come se oggi pensassero di vivere nella Repubblica di Platone amministrata dalla classe aurea dei governanti-filosofi.

In momenti come questi chi si occupa di comunicazione deve affrontare la domanda più difficile: fare finta di niente sperando la buriana passi in poche ore o ribattere col rischio, però, di rinvigorire la polemica o la derisione? In altre parole, la comunicazione che deflagra sui social è gestibile? Oppure è un flusso inarrestabile di fronte al quale si è impotenti, per dirla con le parole di Amy Winehouse, “la vita accade. Non serve a niente arrabbiarsi o essere tristi per cose che non possiamo controllare o modificare”?

Pizzarotti (consigliato e supportato, immagino, dal suo portavoce Marcello Frigeri) ha deciso di provare a contenere i danni. Lo ha fatto con un post azzeccatissimo, simpatico e auto-ironico sulla sua pagina Facebook. Ha ammesso l’errore (non poteva fare diversamente), ha riconosciuto la legittimità della “spazzolata” che gli ha rifilato il web, arrivando fin a lodare la genialità dei meme che lo sbeffeggiavano. (leggi)

Ha chiesto scusa per un errore umano sul qualche non ha avuto alcuna responsabilità diretta.

Un post che gli è valso tanti (anche se di gran lunga inferiori in numero a quelli beffardi del giorno prima) commenti a favore per l’umiltà dimostrata e che ha rivelato un Pizzarotti che accetta le critiche e sta al gioco, che non avevamo mai conosciuto… lui che abbiamo quasi sempre visto bacchettare i consiglieri comunali che gli contestano scelte e comportamenti.

Chissà se da domani avremo un Pizzarotti diverso.

Del resto, si sa, sono le difficoltà che fanno nascere i miracoli.

Andrea Marsiletti