Primarie, il Pd di Parma torna alla conta delle tessere…

29/12/2012

Non avevo mai assisto ad un fuoco di fila quotidiano di appelli, contro-appelli, dichiarazioni di voto, firme di iscritti, simpatizzanti, amministratori, sindaci singoli o in forma associata, a sostegno di quel candidato o di quell’altro come in queste primarie per i parlamentari del Pd di Parma.
Da giorni si registra un ricorso impressionante ed ossessivo alla vecchia procedura della politica dell’appello sulla cui efficacia ho molte riserve. Dal punto di vista elettorale un elenco di nomi, spesso raccattati alla meno peggio tanto per fare numero e volume sui giornali, è molto pericoloso perché rischia di generare la reazione opposta: “Ah, c’è quello lì che lo sostiene… allora io voto l’altro!”… un voto che guadagni, tre che ne perdi. Alle ultime comunali Bernazzoli riuscì ad accumulare più figuranti che lo sponsorizzavano sui media che voti dentro le urne. Se tutti quelli che si erano “appellati” per lui lo avessero anche votato, oggi Bernazzoli sarebbe il sindaco di Parma
Ma soprattutto questa è una prassi devastante a livello d’immagine perché trasmette alla gente l’idea di una conta tutta interna al ceto politico, che vede protagonisti sempre i soliti tromboni, se non trombati, che si esibiscono in modo presuntuoso sui giornali illudendosi o millantando di rappresentare chissà chi altri e di suscitare emulazione.
A Parma in queste primarie si è poi azzerata la dialettica tra “bersaniani” e “renziani”. Quello che solo venti giorni fa ci era stato proposto come lo scontro epocale tra il nuovo e il vecchio, tra la conservazione e il futuro, tra il centrosinistra autentico e il centrodestra camuffato da centrosinistra, è finito in niente, in una bolla di sapone.
In compenso si è visto di tutto: dichiarazioni di voto di bersaniani per un candidato bersaniano tra gli uomini e uno renziano tra le donne, uno bersaniano tra le donne e uno renziano per gli uomini… stesso strabismo per i renziani, almeno per quelli che non hanno tagliato la testa al toro e optato direttamente per due bersaniani… e successo anche che uno stesso territorio si sbragasse con due appelli disgiunti, che però si intersecavano in un candidato comune… Un gran casino!
Il superamento delle correnti non è in sé un male, anzi, ma mi chiedo come sia possibile, così, con una pacca sulla spalla, che un sostenitore di Bersani che fino a ieri accusava Renzi di distruggere il centrosinistra e di essere il fac simile dell’uomo di Arcore di cui frequentava la residenza oggi possa volere alla Camera una sua emanazione, che un socialdemocratico ortodosso spinga per avere al Senato uno che due settimane fa accusava di liberismo frenato e di continuità con le politiche berlusconiane… di converso, stupisce che un renziano che si era dato la missione di rottamare quella che lui bollava come la vecchia politica faccia campagna per un rappresentante del famigerato apparato contro cui ha lanciato ogni invettiva e denigrazione possibili, oltre all’accusa infamante di aver truccato le regole pur di autoconservarsi?
Le appartenenze territoriali, i legami, le vecchie amicizie, la stima personale, i ticket, gli accordi pubblici o sotterranei, la prenotazione di poltrone presenti e future, gli abboccamenti in vista delle prossime alleanze congressuali, hanno annichilito il dibattito nazionale che, al contrario, avrebbe dovuto prevalere trattandosi di elezioni politiche.
Questo rimescolamento fa sorgere il dubbio che (salvo le eccezioni che ci sono sempre) in periferia lo scontro Renzi-Bersani fosse vissuto come una finzione, una rivincita, un’occasione di ricollocazione e riposizionamento interni, se non come lo strumento di riciclaggio di personale politico, anche di centrodestra.
Viene il sospetto che lo scontro fosse vero solo per Renzi e Bersani e che essi fossero gli unici che credevano nelle cose che dicevano.
Eh sì, le primarie tra Renzi e Bersani sono state un’altra cosa!
Anche riconoscendo tutte le attenuanti dei tempi ristretti, della data infelice, dei modi imbriglianti, siamo tornati alla conta delle tessere, alla verifica di coloro che sono in regola col loro pagamento e di coloro che non lo sono, allo sfoglio dei registri e delle agende polverose.
Così operando si scredita lo strumento delle primarie, esaltando il tatticismo e l’abilità di spostare le pedine sullo scacchiere dei municipi e delle sezioni di partito.
E le istituzioni locali diventano solo delle sigle da mettere sotto un nome per la propaganda di partito.

Andrea Marsiletti

Ultimi articoli di Andrea Marsiletti – “Ma Space
Lo stile minimal di Pizzarotti, il Savonarola grillino
I renziani hanno scelto le loro candidature, i bersaniani alla stretta finale
Primarie aperte per la scelta dei parlamentari, bravo Diego Rossi!
Il PD è rimasto l’unico partito in Italia. Nessun altro può permettersi financo un confronto interno
A Parma grande successo dei renziani! Il bistrattato Bernazzoli ha fatto meglio di Bersani
Gli infiltrati della destra alle primarie… e alle comunali
Imbarazzante il livello del Consiglio comunale
A chi interessa la coerenza con le 5 Stelle?
Renzi vs. Pizzarotti

Un pomeriggio in fila per vedere Matteo Renzi… e non la grande Juve di Marchisio e Pirlo
Aiuto!!! Pizzarotti vuole psicoanalizzare i cittadini di Parma!
Il Guastafeste
Circo con animali, se l’ordinanza non basterà si cambi il Regolamento comunale

lombatti_mar24

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29/12/2012

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Da giorni si registra un ricorso impressionante ed ossessivo alla vecchia procedura della politica dell’appello sulla cui efficacia ho molte riserve. Dal punto di vista elettorale un elenco di nomi, spesso raccattati alla meno peggio tanto per fare numero e volume sui giornali, è molto pericoloso perché rischia di generare la reazione opposta: “Ah, c’è quello lì che lo sostiene… allora io voto l’altro!”… un voto che guadagni, tre che ne perdi. Alle ultime comunali Bernazzoli riuscì ad accumulare più figuranti che lo sponsorizzavano sui media che voti dentro le urne. Se tutti quelli che si erano “appellati” per lui lo avessero anche votato, oggi Bernazzoli sarebbe il sindaco di Parma
Ma soprattutto questa è una prassi devastante a livello d’immagine perché trasmette alla gente l’idea di una conta tutta interna al ceto politico, che vede protagonisti sempre i soliti tromboni, se non trombati, che si esibiscono in modo presuntuoso sui giornali illudendosi o millantando di rappresentare chissà chi altri e di suscitare emulazione.
A Parma in queste primarie si è poi azzerata la dialettica tra “bersaniani” e “renziani”. Quello che solo venti giorni fa ci era stato proposto come lo scontro epocale tra il nuovo e il vecchio, tra la conservazione e il futuro, tra il centrosinistra autentico e il centrodestra camuffato da centrosinistra, è finito in niente, in una bolla di sapone.
In compenso si è visto di tutto: dichiarazioni di voto di bersaniani per un candidato bersaniano tra gli uomini e uno renziano tra le donne, uno bersaniano tra le donne e uno renziano per gli uomini… stesso strabismo per i renziani, almeno per quelli che non hanno tagliato la testa al toro e optato direttamente per due bersaniani… e successo anche che uno stesso territorio si sbragasse con due appelli disgiunti, che però si intersecavano in un candidato comune… Un gran casino!
Il superamento delle correnti non è in sé un male, anzi, ma mi chiedo come sia possibile, così, con una pacca sulla spalla, che un sostenitore di Bersani che fino a ieri accusava Renzi di distruggere il centrosinistra e di essere il fac simile dell’uomo di Arcore di cui frequentava la residenza oggi possa volere alla Camera una sua emanazione, che un socialdemocratico ortodosso spinga per avere al Senato uno che due settimane fa accusava di liberismo frenato e di continuità con le politiche berlusconiane… di converso, stupisce che un renziano che si era dato la missione di rottamare quella che lui bollava come la vecchia politica faccia campagna per un rappresentante del famigerato apparato contro cui ha lanciato ogni invettiva e denigrazione possibili, oltre all’accusa infamante di aver truccato le regole pur di autoconservarsi?
Le appartenenze territoriali, i legami, le vecchie amicizie, la stima personale, i ticket, gli accordi pubblici o sotterranei, la prenotazione di poltrone presenti e future, gli abboccamenti in vista delle prossime alleanze congressuali, hanno annichilito il dibattito nazionale che, al contrario, avrebbe dovuto prevalere trattandosi di elezioni politiche.
Questo rimescolamento fa sorgere il dubbio che (salvo le eccezioni che ci sono sempre) in periferia lo scontro Renzi-Bersani fosse vissuto come una finzione, una rivincita, un’occasione di ricollocazione e riposizionamento interni, se non come lo strumento di riciclaggio di personale politico, anche di centrodestra.
Viene il sospetto che lo scontro fosse vero solo per Renzi e Bersani e che essi fossero gli unici che credevano nelle cose che dicevano.
Eh sì, le primarie tra Renzi e Bersani sono state un’altra cosa!
Anche riconoscendo tutte le attenuanti dei tempi ristretti, della data infelice, dei modi imbriglianti, siamo tornati alla conta delle tessere, alla verifica di coloro che sono in regola col loro pagamento e di coloro che non lo sono, allo sfoglio dei registri e delle agende polverose.
Così operando si scredita lo strumento delle primarie, esaltando il tatticismo e l’abilità di spostare le pedine sullo scacchiere dei municipi e delle sezioni di partito.
E le istituzioni locali diventano solo delle sigle da mettere sotto un nome per la propaganda di partito.

Andrea Marsiletti

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lombatti_mar24