Punti nascita in montagna, Piccinini (M5s): “Siamo in ritardo”

Bisogna dare corso in tempi brevi al protocollo sperimentale per consentire a un largo campione di donne, su base volontaria, di partorire nei punti nascita di montagna.

Lo chiede Silvia Piccinini del Movimento 5 stelle che riporta in Aula, con un question time, il tema della riapertura dei presidi montani di Alto Reno Terme (Bologna), Pavullo nel Frignano (Modena), Castelnuovo ne’ Monti (Reggio Emilia) e Borgo Val di Taro (Parma).

“È tuttora in corso un approfondimento tra Ministero, enti locali e Ausl”, risponde l’assessore alla Sanità Raffaele Donini. “Abbiamo incalzato il governo, consapevoli che i mesi di emergenza Covid hanno rallentato i lavori non permettendo di chiudere il protocollo nei tempi previsti. Ma in estate il confronto è ripartito, con un ultimo incontro proprio a settembre.”

A gennaio 2020, infatti, la Regione aveva annunciato che le donne in gravidanza e senza alcuna complicazione sarebbero potute tornare a partorire nei punti nascita montani attualmente chiusi, dal momento che la Regione aveva predisposto un protocollo sperimentale da inviare al ministero della Salute, il quale si sarebbe dovuto esprimere entro 60 giorni.

“È evidente che il problema non è ancora risolto- replica la pentastellata- e che il protocollo non è ancora definito. Bisogna portare a termine il percorso in tempi brevi, perché le mamme della montagna aspettano risposte e chiedono che le promesse fatte in campagna elettorale vengano rispettate. Bene gli incentivi per le aree montane, ma se mancano i servizi tutti gli sforzi vengono vanificati”.