Reportage Belfast p4 – L’apparizione di un monastero di clausura nell’epicentro dell’IRA a Falls road. FOTO

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Reportage Belfast – Camminare a Belfast per le strade di Falls road, la via del quartiere operaio cattolico che per trent’anni è stato l’epicentro dell’attività dell’IRA (Irish Republican Army), significa guardare in alto il filo spinato lungo il muro divisorio col quartiere protestante lealista di Shankill road, scrutare le facciate delle case per vedere i murales inneggianti i martiri indipendentisti, ricercare sui pali della luce, sui davanzali o sopra le porte di ingresso delle abitazioni volantini, insegne, oppure le bandiere dell’Irlanda, della Palestina, della H su sfondo nero (“Hunger”) in memoria di Bobby Sands.

La coincidenza tra Falls road e Bobby Sands, il militante dell’IRA che nel 1981 si lasciò morire di fame nella prigione inglese di Long Kesh, è totale (leggi anche: Il mio incontro ravvicinato con un combattente dell’IRA. FOTO). E’ qui infatti che si trova il più celebre murales di Belfast a lui dedicato sulla parete di una casa che è diventata un sobrio e severo centro di vendita di libri, oggetti, poster sulla resistenza irlandese a Belfast. Qui ho trovato gli unici magnetics sull’organizzazione paramilitare da attaccare al mio frigorifero in cucina… un pò inquietanti con quei volti dei prigionieri morti durante lo sciopero della fame. Qui sono molti gli oggetti che abbinano Bobby Sands a Ernesto Che Guevara, al quale è dedicato un murales alla fine della strada.

In questa via così ancora intrisa di lotta, rabbia, rivendicazione, vendetta all’improvviso mi è apparsa la targa del monastero de “La Cappella dell’Adorazione”. Un luogo santo di preghiera contemplativa nel cuore del quartier generale dell’IRA, che meraviglia!

Falls road n.63.

E’ un monastero molto diverso da quelli da me fin qui frequentati. Si tratta di una tradizionale casa azzurra, preceduta da un’aiuola con in mezzo una statua della Madonna.

Mi informo subito. E’ abitato dalle monache dell’Adorazione e della Riparazione, un ordine inizialmente inspirato a quello claustrale carmelitano, che poi ha assunto la caratteristica identitaria dell’adorazione perenne del Benedetto Sacramento dell’Eucarestia, attraverso la quale riparare la blasfemia e la dimenticanza di Dio nel mondo.

L’Eucarestia è esposta giorno e notte nella cappella; a turno, al massimo due alla volta, le monache pregano in ginocchio in silenzio per un’ora.

La congregazione ebbe riconosciuto il privilegio dell’esposizione perpetua, che alla sua fondazione alla metà del 1800 rappresentava una novità per la chiesa, e quindi inevitabilmente vista con sospetto. Ancora oggi ci sono dei cattolici che non ne apprezzano il valore, non comprendendo la grazia che da lì si irradia attraverso l’amore, le preghiere e le suppliche.

Nel bel mezzo del teatro delle bombe dei Troubles, degli assalti alle case di coloro che erano o si ritenevano militanti o fiancheggiatori della parte avversa, degli assassini operati dalle organizzazioni paramilitari repubblicane e lealiste, dei soprusi della Polizia inglese, della discriminazione razziale contro gli irlandesi, c’e sempre stato chi ha pregato e intercesso per la pace.

Se a Belfast un pò di tregua si è raggiunta è merito anche delle monache di Falls road.

Ma neppure loro sono riuscite a fare il miracolo, se è vero che qualche bomba continua a scoppiare, le auto a incendiarsi, le scritte ad apparire, e che un sondaggio rivela che più del 60% (vado a memoria dalle parole del proprietario del mio bed & breakfast) dei bambini cattolici non ha mai fatto una conversazione con i loro coetanei protestanti.

Serviranno ancora le preghiere. Tante.

Andrea Marsiletti


REPORTAGE BELFAST

p1: La lotta dipinta sui muri di Belfast. FOTO

p2: Cancelli e filo spinato: il muro che divide Belfast è ancora in piedi. FOTO

p3: Il mio incontro ravvicinato con un combattente dell’IRA. FOTO