Salute per Parma, “il Ministro ha messo il dito nella piaga”

Lombatti

17/02/2010
h.15.50

Il Ministro della Salute ha messo il dito nella piaga di “Salute per Parma”.
Se si leggono le dichiarazioni virgolettate attribuite al Ministro, infatti, si colgono alcuni passaggi molto forti: “naturalmente, come Governo, vediamo bene l’intervento dei privati, purché in un’ottica di governance pubblica”; “ritengo…che un progetto come quello di Parma, in futuro, possa prevalentemente contribuire a coprire le prestazioni meno urgenti: quelle urgenti, invece, devono comunque essere garantite al cittadino dal Servizio Sanitario Nazionale”; “…il nostro è un sistema universalistico e i livelli di assistenza vanno comunque garantiti a tutti i cittadini italiani”.
Orbene, il messaggio sembra molto chiaro e tutto tranne che elogiativo. In sintesi, il Ministro per la Salute evidenzia che non condivide tutto ciò che, anziché integrare, tende a superare (o sostituire) il Servizio Sanitario Nazionale. Il Suo è un ragionamento di buon senso e, per questo, “bipartisan”: il Sistema Sanitario Nazionale italiano è un valore; la titolarità pubblica dello stesso è una garanzia; il sistema va reso più efficiente, ma in una linea di sviluppo coerente; l’integrazione tra pubblico e privato è già in atto e può essere migliorata, ma ciò che non è realmente complementare ed integrativo non risponde ad una logica di integrazione .
Nel contesto di queste affermazioni, è chiaro che, quando il Ministro afferma che un progetto come quello di Parma – nato con la pretesa di risolvere il problema delle liste di attesa – può contribuire solo a coprire le prestazioni “meno urgenti”, boccia in radice, implicitamente epperò non meno chiaramente, il progetto di Salute per Parma, del quale contesta, in tal modo, la complementarietà e la compatibilità con il Sistema Sanitario Nazionale. In questo quadro, ci si può anche accontentare del numero delle prestazioni e del numero dei centri coinvolti da “Salute per Parma”, ma è un accontentarsi di tipo quantitativo e non qualitativo, dimenticando anche la parzialità del progetto, che – sotto il profilo delle strutture coinvolte, rispetto a quelle presenti sul territorio – configura un “cartello” e non un servizio aperto.

Giorgio Pagliari
Maria Teresa Guarnieri
Gabriella Biacchi
Marco Ablondi