Salvi anche a Parma e provincia gli assegni per gli invalidi parziali: il Governo ascolta Anmic e ripristina il contributo

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Lombatti
Walter Antonini, Presidente Anmic Parma

La protesta di Anmic, portata avanti a livello nazionale su tutto il territorio, tra cui Parma, è stata ascoltata: infatti, a seguito della levata di scudi da parte della più grande associazione italiana di tutela e rappresentanza delle persone con disabilità, è stato ripristinato il riconoscimento dell’assegno alle persone con invalidità civile parziale (74%-99%), anche se svolgono un’attività lavorativa che non permetta un reddito superiore ai limiti previsti dalla legge (4.931,29 euro l’anno).

Il messaggio Inps, che prevedeva l’eliminazione dell’assegno (287 euro mensili), aveva rappresentato uno schiaffo per tutte quelle persone con disabilità che svolgono un’attività lavorativa precaria, di inserimento, o comunque produttrice di scarso reddito. E in tutta Italia si è levata la protesta, guidata con forza e determinazione da Anmic e dal suo presidente nazionale Nazaro Pagano. Anche a Parma si sono prese le difese dei diritti delle persone con invalidità civile parziale, grazie all’intervento del presidente della sezione provinciale di Anmic, Walter Antonini, il quale è soddisfatto del ritorno alle regole precedenti: “Si è dimostrata la forza della nostra associazione, che fa da guardia quando si verifica qualche sopruso, come in questo caso. Solo tra Parma e provincia sono salve centinaia di assegni di invalidità ed è salva soprattutto la dignità delle persone. Penso con gioia anche alle ragazze e ai ragazzi in tirocinio lavorativo, che possono continuare a costruire il loro futuro con un po’ più di serenità. Ringraziamo il ministro del Lavoro Andrea Orlando, per la sollecitudine con il quale è intervenuto, e la ministra alla Disabilità, Erika Stefani, che ha ascoltato le nostre preoccupazioni”.

Rimane però la questione di un assegno da fame. “Molte delle persone con invalidità parziale non possono lavorare e fanno enorme fatica ad essere inseriti in contesti lavorativi – spiega Antonini -: non si può vivere con 287 euro al mese. Chi sarebbe in grado di vivere con 9 euro al giorno? Questa è la vera vergogna che un Paese civile dovrebbe cancellare. Visto che esiste un tavolo permanente tra Inps e Anmic, clamorosamente scavalcato ultimamente, sarebbe il momento di parlarne e rendere questo assegno, con un intervento governativo, almeno decente”.

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