Seconda puntata del viaggio multiculturale a Parma: i rumeni. INTERVISTA – Marina Bilha, presidente Romania chiama Parma: “Quando c’è conoscenza il pregiudizio non ha più spazio”

È principalmente con l’obiettivo di scardinare i luoghi comuni che spesso influenzano negativamente sul giudizio con cui cataloghiamo gli stranieri che è nata l’associazione Romamia chiama Parma. Perché come ci spiega la presidente Marina Bilha: “Se non c’è conoscenza lasci spazio al pregiudizio, ma sei ti fai conoscere il pregiudizio non esiste più”.

Prosegue con la comunità romena il nostro viaggio tra gli stranieri residenti nella provincia di Parma, proprio perché è la più numerosa anche nel 2020. Conta oltre 10.100 persone nel nostro territorio ed è in forte crescita rispetto al 2019 (+5,6%). Dato questo che rispecchia l’andamento nazionale: in Italia vivono 1.208.000 romeni ed è di gran lunga la comunità estera più cospicua.

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Ma perché questo filo diretto, questo legame così forte? In parte forse si spiega con le origini latine del paese: l’antica Dacia, conquistata e annessa all’Impero Romano per quasi due secoli.

Ne abbiamo parlato con Marina Bilha presidente dell’associazione “Romania chiama Parma”, che vive e lavora a Parma da 14 anni ed è un’infermiera di terapia intensiva neonatale. “Un lavoro molto bello – dice – mi piace moltissimo quello che sto facendo e accanto a tutti quei piccoli guerrieri e ai loro genitori ho imparato a vestirmi di speranza”.

Anche quest’anno – prosegue Bilha – manteniamo il primato sia a livello nazionale, che regionale, che provinciale come comunità straniera residente. Probabilmente è la somiglianza che c’è fra i nostri popoli, anche noi siamo latini, la lingua italiana per noi è facile da imparare. Il nome stesso del mio paese fa riferimento alla capitale italiana Roma. Quindi c’è un’eredità storica, linguistica, culturale. I romeni sentono un fortissimo legame verso il popolo italiano. Condividiamo anche i valori morali, usi, costumi, i tratti somatici. Noi rumeni siamo sempre strati portati a voler conoscere l’Italia.

Ci sono problemi d’integrazione secondo te?

Posso dire che Parma è una città accogliente e qui vivono e lavorano tanti docenti universitari, avvocati, commercialisti, musicisti, imprenditori e lavoratori del settore edilizio, agroalimentare, infrastrutture e trasporti, lavoratrici in ambito domestico come colf e badanti. E poi c’è un gran numero di infermieri sia del settore sanitario pubblico che privato. I giovani di seconda generazione studiano nelle università italiane. Quindi direi che per la maggior parte dei miei connazionali l’integrazione è stata piena. Forse chi è arrivato recentemente, a causa soprattutto della situazione economica, principalmente per l’assenza di lavoro, ha avuto qualche difficoltà.

E a questo proposito come vedi la situazione dopo il lockdown?

Ultimamente alcuni hanno perso il posto di lavoro e sta iniziando la tendenza a rientrare in Romania. Ci sono diverse famiglie che stanno pensando di ritornare in patria.

Come è nata l’associazione “Romania chiama Parma”?

Quando siamo arrivati qui, anche con un altro gruppi di infermieri, ci siamo chiesti se ci fosse un punto di riferimento e abbiamo capito che non c’era. L’associazione è nata anche per il desiderio di cambiare la nostra immagine e fare in modo che i pregiudizi che c’erano verso il popolo rumeno venissero a cadere. Insomma volevamo far conoscere la nostra cultura, usanze, tradizioni, arte culinaria. Così nel 2009 abbiamo fondato l’associazione. Prima della nascita dell’associazione abbiamo avuto una grande collaborazione con la Provincia di Parma che aveva creato con la città di Cluj Napoca il progetto “Parma chiama Romania” e così quando ci siamo costituiti abbiamo invertito l’ottica, una bandiera per far capire il nostro desiderio di scambio culturale fra due popoli.

Di cosa vi siete occupati in questi anni e quanti associati avete?

Fra simpatizzanti e membri attivi siamo una settantina, è una bella squadra, un gruppo molto valido e attivo, che fa tante proposte e ha belle idee. In questi undici anni abbiamo collaborato per diverse iniziative in ambito sociale e culturale con gli enti pubblici quali Provincia e Comune, con la Biblioteca “Ilaria Alpi”, CSV Emilia (Forum Solidarietà), con la Consulta Provinciale degli stranieri di Parma che è come una rete di sostegno fra di noi.

E in particolare, nell’ultimo periodo, durante il lockdown cosa avete fatto?

Abbiamo costituito un fondo appositamente dedicato all’emergenza. I primi soldi sono arrivati grazie alla vendita dei Mărțișor creati dai nostri volontari, sono piccoli amuleti portafortuna che secondo le nostre tradizioni si regalano alle donne all’inizio della primavera. A questi si sono aggiunte donazioni che abbiamo indirizzato in primo luogo al Market Solidale Emporio di Parma.

Un altro contributo l’abbiamo destinato all’associazione Pavel di Bucarest che si prende cura di bambini con patologie oncoematologiche. Poi abbiamo dato aiuti ad alcune famiglie romene di Parma che si sono trovate in difficoltà per la perdita del lavoro.

Infine vorrei citare la collaborazione con il servizio di diabetologia della Casa della Salute Pintor Molinetto, nell’ambito del progetto Parmawelfare. In tre mesi i nostri volontari hanno effettuato 1455 telefonate, 580 consegne di cui 72 a domicilio per garantire ai malati la regolare fornitura dei presidi necessari per la gestione della loro patologia.

È stata un’esperienza bellissima, nonostante i nostri volontari fossero impegnati in prima linea in ospedale, perché molti sono infermieri, hanno voluto comunque dedicare parte del loro tempo a questo, a tutta la comunità cittadina che stava soffrendo.

Tatiana Cogo