Superare i limiti e i confini di una Comunità: il Forum delle Donne Indipendenti. INTERVISTA a Marsida Mehdiu e Elvira Lashi

Marsida e Elvira

“Crediamo che per cambiare la condizione femminile si debba interagire soprattutto con gli uomini e poi con le madri, che hanno la responsabilità di educare i figli maschi, è lì che bisogna iniziare a parlare di uguaglianza, come una cosa naturale. Il cambiamento deve avvenire in modo tranquillo perché in fondo non stiamo chiedendo la luna”.

Il nostro viaggio nella multiculturalità di Parma prosegue con l’incontro con la comunità albanese. Siamo partiti dalle donne, perché c’è un gruppo, il Forum Donne Indipendenti, nato nel 2006, all’interno della comunità albanese, grazie a sei socie e da allora è sempre stato molto determinato nel cercare di raggiungere gli obiettivi che traspaiono anche dal nome.

Ed è proprio dal nome che è partita la nostra chiacchierata con Marsida Mehdiu, presidente dell’Associazione Forum Donne Indipendenti (in Italia da 18 anni) ed Elvira Lashi rappresentante della Scuola di Lingua e Cultura Albanese a Parma (in Italia da 22 anni).

Mersida ed Elvira ci parlano di idee di parità, uguaglianza, condivisione: è questo lo spirito con cui si muove l’associazione.

“Spesso – dicono – ci chiedono del nostro nome, che probabilmente appare un po’ forte o non politicamente corretto. Noi semplicemente vogliamo valorizzazione la figura e il ruolo delle donne nella società senza distinzione di provenienza, nazionalità, idee, religione, orientamento sessuale. Oggi, infatti, siamo oltre 130 socie di diverse nazionalità e collaboriamo con tante associazioni, istituzioni ed enti di Parma e provincia. Il confrontarsi e il condividere all’interno del Forum Donne Indipendenti ha aiutato tanti a migliorare. Il maschilismo nella nostra comunità di origine è fortissimo. Ci chiamiamo Forum Donne Indipendenti anche per questo, è una reazione a una difficoltà. Anche se penso che in tante famiglie c’è conflitto non solo in quelle albanesi, per questo collaboriamo con tante associazioni di stranieri, abbiamo superato il limite di rappresentare solo una comunità.

La migrazione dall’Albania negli anni ’90 si è intensificata e oggi a Parma quella albanese è la seconda dopo la rumena: nella nostra provincia vivono 6.752 persone, in crescita del 3,7% rispetto al 2019 (dati Provincia di Parma). Con loro abbiamo parlato anche di integrazione, ma Marsida ed Elvira tengono subito a sottolineare che la comunità albanese è oltre questo. “Possiamo dire che oggi la comunità albanese in Italia e in particolare a Parma è un valore aggiunto, non si può parlare di integrazione unidirezionale, ma di scambio culturale, economico, politico e di condivisione di valori fra i nostri due paesi – spiega Marsida”.

“Il legame – aggiunge Elvira – è stretto dai tempi Illiro-romani. Vorrei ricordare la storia degli Arbëreshë, la comunità albanese che arrivò in sud Italia nel XV secolo, in seguito all’occupazione ottomana. Loro sono i nostri ambasciatori, la nostra testimonianza della lingua e cultura ferma nel tempo, sono il filo che lega le nostre storie e il legame che dura da sempre. Oggi sono una comunità considerata minoranza etnica in Italia”.

“Da Bari all’Albania ci sono 70 Km e la storia ci ha unito in diversi momenti, anche recenti. Per noi l’Italia è una sorella – aggiunge Marsida”.

Ma è reciproco? “Io sento di sì – dice Marsida – forse non lo era all’inizio, ma ora i parmigiani ci conoscono e ci apprezzano, siamo assolutamente inseriti. Anche se negli ultimi anni, a causa di alcuni movimenti politici, diciamo la verità, razzismi e pregiudizi sono tornati a galla, non tanto nei nostri confronti, in generale”.

“Nel ’97 con la guerra civile – spiega Elvira – sono state aperte anche le prigioni in Albania e qui non sono arrivate solo brave persone, ma anche la delinquenza. All’inizio avevo paura a dire che ero albanese. La realtà è che oggi a Parma e in Emilia-Romagna vivono e lavorano tantissimi intellettuali, medici, artisti, professionisti di origine albanese. Andiamo poi molto fiere del fatto che anche a livello femminile ci sono professioniste, ci sono avvocatesse e commercialiste”.

Di cosa si occupa precisamente il Forum?

“Lavoriamo molto con i bambini e i ragazzi – spiega la presidente Mehdiu -. Organizziamo eventi culturali, laboratori, corsi. Al centro c’è la figura femminile e il suo ruolo, perché vogliamo che si rafforzi e rompere alcuni confini che spesso sono costruiti attorno alle donne”. “Collaboriamo con diversi esperti – aggiunge Elvira Lashi – con alcuni avvocati abbiamo parlato di violenza, con i medici di salute e prevenzione. I nostri eventi sono aperti a tutti e pensa che i volontari che ci aiutano nell’organizzazione degli eventi sono per la maggior parte uomini: questo ci piace molto”.


Voi considerate Parma la vostra città, parlate benissimo italiano come mantenete le vostre tradizioni e la vostra lingua?

“Qui ci sentiamo a casa, questa è la nostra città e dobbiamo prendercene cura – dicono. Nella nostra associazione lavoriamo molto con i ragazzi perché vorremmo che i nostri figli non avessero le difficoltà che abbiamo avuto noi negli anni ’90. Certo loro sono nati qui e si sentono italianissimi. Abbiamo fatto di tutto per fargli conoscere, anche con l’aiuto di insegnanti, la storia e la cultura di questa città, abbiamo fatto piccole gite per scoprire i tanti monumenti cittadini – dice Marsida”. “Il Forum – prosegue Elvira – collabora attivamente con la Scuola di lingua e cultura albanese fondata nel 2009: ogni anno maestri professionisti accolgono circa 40 bambini con i quali realizzano laboratori e corsi di vario genere: non solo di lingua e cultura ma anche pittura e danza”.

Quali sono state le azioni del Forum durante il periodo di lockdown?

La nostra organizzazione è stata scelta dalla comunità albanese per la raccolta fondi che abbiamo consegnato al Ospedale Maggiore di Parma. Per noi è stato un dovere e anche una responsabilità in più in quanto abbiamo rappresentato tutta la Comunità Albanese a Parma e il loro sostegno simbolico alla città in questo momento straordinario. L’iniziativa è partita da una famiglia italo-albanese di Langhirano. Ermione, la figlia di 12 anni, ha donato i suoi risparmi come simbolo in sostegno al Ospedale di Parma, dove tutti i nostri figli sono nati. È partita così la raccolta, è stato un gesto di grande solidarietà che ci ha avvicinati ancora di più e ci ha fatto sentire parte di questa città, a tutti gli effetti. Ma le azioni di solidarietà sono state tante altre: dalle prestazioni dei professionisti alla produzione di cibo gratuito per chi aveva più bisogno.

Tatiana Cogo