Terza giornata di serie A. Il commento di Gianni Bandiera

proges_4_21

Per quanto possa sembrare prematuro emettere verdetti dopo solo tre giornate il campionato inizia a stabilire alcune idee base sulla costruzione e sulla validità di ‘rose’ e allenatori.

Partiamo dal parco giocatori. La scorsa estate hanno lasciato l’Italia due giocatori di primissima fascia – Lukaku e CR7 – e almeno un ottimo giocatore che non ha trovato spazio tra le BIG nostrane: De Paul.

Non sono arrivati fenomeni, è tempo di COVID si dirà, ma è nei momenti difficili che le dirigenze dimostrano le loro qualità. Senza gli sceicchi raccoglitori di figurine, la programmazione e la giusta scelta dei giocatori che hanno prezzi abbordabili e un alto potenziale a dimostrare la loro bravura.

Esempi sparsi: Raspadori presumibilmente diventerà il prossimo sogno di mercato, non si capisce come mai società italiane che ne avevano bisogno come il pane lo abbiano lasciato a Sassuolo. Forse non si ama il rischio di puntare qualche decina di milioni su un giovane? Forse è meglio partecipare ad aste sanguinose? Forse è meglio rivolgere l’occhio oltre confine?

Come mai squadre come Sassuolo e Udinese continuano a sfornare giocatori giovani e interessanti mentre alcune grandi devono andare sul sicuro?

Ovviamente l’indiziata numero uno di questo j’accuse è la Juve che solo i tifosi più fanatici, secialmente dopo l’addio di Roinaldo, inserivano tra le favorite. Un giocatore che, simpatia o meno, aveva nascosto le rughe di una signora più vecchia e triste che mai.

Il ritorno di Allegri, da alcuni osteggiato e da altri osannato, avrebbe potuto far diventare magicamente forte un insieme di calciatori che negli ultimi anni ha dimostrato di non essere all’altezza della storia bianconerai?
Rabiot, Ramsey, Bernardeschi, De Sciglio, Rugani… sono da Juve? Evidentemente non esiste nessun allenatore che possa trasformare mezzi calciatori, strapagati, in fenomeni.

Certo a Napoli ha giocato meno di mezza squadra titolare ma se il migliore in campo è stato l’eterno Chiellini qualche domanda la dirigenza dovrebbe farsela. Un punto in tre partite e l’attesa degli scontri di Champions e contro il Milan domenica sera potrebbe dare altre risposte al questa domanda.

In alto viaggia a punteggio pieno il Napoli favorito dalle scelleratezze difensive della Juve ma vittorioso con merito grazie a un possesso palla e alla maggiore iniziativa in campo. Ecco come si crea una squadra: inserendo ogni anno un paio di giocatori utili al meccanismo. Impressiona il nuovo centrocampista il camerunese Anguissa, sembrava un veterano nei confronti dei già citati e inconcludenti centrocampisti bianconeri.

In alto a punteggio pieno anche il Milan che ha sovrastato la Lazio sul piano fisico e tecnico. Eppure alla vigilia ci si attendeva un altro tipo di partita. Complimenti al Milan che gioca da ormai due stagioni un calcio propositivo con elementi giovani che stanno crescendo all’ombra dell’eterno Ibra in goal anche ieri.

La terza a punteggio pieno è la Roma che batte, non a fatica, un bellissimo Sassuolo che torna in Emilia con la sconfitta ma con la certezza di avere trovato un altro allenatore di qualità. Dopo De Zerbi, colpevolmente lasciato partire per l’Ucraina – non c’erano squadre bisognose di lui in Italia? – Italiano sembra ricalcare lo spirito della squadra nero verde: far crescere giovani e dare un gioco spettacolare alla squadra. Nel finale palo pieno di Traorè e palo interno goal di El Shaarawi. Forse in quel mezzo centimetro si nasconde il confine labile tra vittoria e sconfitta.

L’inter parteggia nella Genova blucerchiata e fa rumore l’ennesimo infortunio di Sensi giocatore che vede più l’infermeria del campo.

Auguri a lui e in bocca al lupo alle italiane che da domani saranno impegnate nelle coppe europee. Siamo campioni d’Europa ma nelle competizioni delle coppe europee partiamo senza molte velleità specialmente nella Champions dove tra sceicchi e squadre più avvezze alla manifestazione sarebbe un bel risultato portare tutte le partecipanti alle sfide dirette della prossima primavera.

Alla prossima,

Gianni Bandiera