Verso Cop 26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. INTERVISTA a Marta Mancuso (Legambiente): “Sul bla bla bla c’è poco da dire… È così”

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L’indifferenza dei governi mondiali verso la crisi climatica ha fatto esplodere nel 2018 la protesta dell’allora quindicenne Greta Thumberg. Non in tanti l’hanno presa sul serio, molti l’hanno derisa, fra questi anche un ex presidente degli Stati Uniti (ma ricordiamo anche certi inqualificabili titoli di italianissimi giornali). Lei non si è fermata ed è riuscita a ispirare un movimento di studenti e giovani a livello mondiale.

Il “Bla bla bla” con cui Greta, Vanessa e gli altri hanno classificato le promesse di primi ministri e capi di stato allo Youth for Climate di Milano, ha trovato d’accordo anche Elisabetta II (dopo il figlio Carlo e il nipote William) che non ha nascosto la sua irritazione circa l’inazione dei leader mondiali nell’affrontare il problema, persone che “parlano ma non agiscono”. E in effetti, sono più di trent’anni che si parla di crisi climatica, di buco nell’ozono, di eccessive emissioni di Co2 e di “concreto” è stato fatto molto poco, se gli scienziati continuano a ripeterci che non c’è più tempo. Sui temi ambientali, anche locali, abbiamo chiesto il punto di vista di Legambiente, della presidente della sezione di Parma, Marta Mancuso e dei ragazzi che stanno svolgendo il servizio civile volontario e hanno partecipato alla pre-Cop26.

“Greta ha fatto qualcosa di grande impatto che ha scioccato – in primis l’informazione – e poi è riuscita a far nascere un grande movimento giovanile – spiega Marta Mancuso. Forse avevamo bisogno di questo tipo di scossa che ha aiutato tutti i nostri movimenti. Sul bla bla bla c’è poco da dire, è così. Qualcosa si fa, ma troppo lentamente per non provocare traumi e non cambiare le abitudini quotidiane delle persone. Ma non abbiamo più tempo, dobbiamo agire, altrimenti arrivano altri tipi di traumi come i disastri ambientali che poi sono difficili da contrastare. In questo periodo ci preoccupano le alluvioni, non piove da tanto tempo e quando succede capitano le bombe d’acqua. Le nostre strutture non sono adeguate al cambiamento climatico”.

Francesco Casella che sta svolgendo il servizio civile a Parma ci ha raccontato l’esperienza alla pre-Cop26: “C’erano tantissimi giovani e associazioni riunite per un obiettivo comune, pur provenendo da ambienti diversi e da tutta Italia. È stato molto positivo perché era chiaro che la sensibilizzazione verso questa problematica si sta facendo sempre più forte e la gente scende in piazza per lottare per questi valori. La cosa bella del movimento sull’emergenza climatica è che lo stanno portando avanti i giovani che hanno l’obiettivo di crescere con queste fondamenta, queste sono le basi sui cui muoversi. Non c’è altra scelta se non cambiare stili di vita, un gradino alla volta, ma va fatto.

Cosa vi aspettate da Cop 26 di Glasgow?

Uno degli obiettivi più rilevanti di Cop 26 è aiutare i paesi in via di sviluppo a diminuire le emissioni e l’impatto ambientale e dare così speranza al pianeta – dice Francesco. In realtà – aggiunge Marta Mancuso – aiutiamo la nostra specie, perché siamo noi quelli in pericolo, dobbiamo proteggerci perché nessuno vuole vivere un apocalisse. Io personalmente sono molto preoccupata. L’obiettivo comune c’è ed è chiaro, ma per raggiungerlo bisogna sacrificare qualcosa di proprio. Non sempre i 26 paesi hanno rispettato gli impegni. La speranza è che non rimangano solo le parole “i bla bla bla”.

Su cosa bisognerebbe puntare?

Se parliamo a livello individuale dovremmo cominciare a fare un po’ attenzione alle nostre abitudini, perché cambiarle non è poi così difficile. Parliamo di alimentazione, per esempio. Sarebbe importante informarsi sulla provenienza dei prodotti: già questo cambia la prospettiva, leggere le etichette e capire come vengono prodotte certe cose. Forse inizialmente può sembrare faticoso però per raggiungere gli obiettivi comuni si può sacrificare qualcosa e l’obbiettivo, in questo caso è il miglioramento della salute, direi quindi che ne vale la pena.

E sul fronte energetico?

In primis il sistema italiano va adattato alle fonti di energia rinnovabile, sicuramente. Ma poi, anche in questo caso, è importante il livello individuale bisogna essere più coraggiosi cambiare le nostre modalità e quantità di consumo, perché non è solo la provenienza dell’energia che conta, ma anche l’uso che ne facciamo.

Ora c’è anche un ministero apposito, quello della Transizione Ecologica.

È bellissimo che esista, l’importante però è metter in pratica. Siamo tutti d’accordo che la transizione ecologica sia fondamentale però dobbiamo stare attenti a non confondere la transizione ecologica con l’accelerazione economica.

Parma, anche a causa della collocazione geografica è una città particolarmente inquinata a livello di aria, cosa pensi del progetto che prevede l’arrivo di aerei cargo?

Da un lato vedo scelte coraggiose come costruire una pista ciclabile in mezzo a una strada, ma questo è in totale contraddizione con la proposta di fare un aeroporto cargo. Come si fa a dire alle persone di fare la domenica ecologica e di abbandonare i diesel pre euro 4 e poi scegliere di fare volare dei cargo sopra alla città? Da un lato si chiedono grandi sacrifici alle persone come è giusto, e dall’altro si impone una realtà che potrebbe essere molto più pericolosa. E non solo per la salute ambientale, ma soprattutto per le persone. È paradossale.

E del rifacimento dello stadio?

Da quanto abbiamo potuto vedere dal progetto, ci preoccupa l’impatto che avrà un centro commerciale-stadio che francamente mi sembra assolutamente superfluo. Ampliare i parcheggi sotterranei, ampliare la parte cementificata, rendere ancora più invivibile il quartiere sono aspetti che vanno tenuti in considerazione non solo per l’aspetto ambientale, ma anche per quello sociale.

Tatiana Cogo