Diga di Vetto: “Non si svende il futuro del territorio per una promessa elettorale”

Il Coordinamento per la tutela del torrente Enza risponde all'assessore regionale Alessio Mammi

by Tatiana Cogo


Il Coordinamento per la tutela del torrente Enza risponde con fermezza alle recenti dichiarazioni dell’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi. 

«La narrazione di un’opera ‘indispensabile’ per salvare il Parmigiano Reggiano, che per altro sta benissimo e le filiere agricole è una semplificazione pericolosa che nasconde una realtà ben più amara: un disastro ambientale certo a fronte di un beneficio ipotetico e lontano nel tempo. Il teatrino politico tra destra e sinistra su chi si deve intestare l’arrivo di molti milioni di euro non autorizza lo scempio – scrive in una nota il Coordinamento per la tutela del torrente Enza –».

«L’assessore Mammi – proseguono – agita lo spettro della siccità per giustificare un’opera che, se mai vedrà la luce, non sarà operativa prima di altri dieci o quindici anni (ricordiamo che se ne riparla dal 2017). Usare lo spauracchio della crisi idrica per promuovere una diga che non darà una goccia d’acqua per i prossimi tre lustri è una strategia comunicativa volta a generare paura piuttosto che soluzioni.

Le filiere del pomodoro e del foraggio non hanno bisogno di monumenti al cemento che arriveranno ‘fuori tempo massimo’, ma di interventi concreti, veloci e sostenibili che si continuano ad ignorare.

La diga di Vetto non è la soluzione, è un enorme debito che carichiamo sulle spalle dei cittadini. In merito alla reale sostenibilità ed efficacia dell’opera, ci vediamo costretti a ricordare che:

  • i costi sono fuori controllo: Parliamo di un investimento che sforerà di gran lunga i 500 milioni di euro. Fondi pubblici sottratti alla manutenzione del territorio e all’innovazione agricola reale.
  • I tempi sono irrealistici: Il cronoprogramma prevede l’approvazione del progetto esecutivo non prima della metà del 2027 ma non sarà così. Questo significa che la diga non risolverà nessuna emergenza nel breve o medio periodo.
  • ⁠Il danno ambientale per un opera inutile è irreversibile: La sommersione di circa 380 ettari di territorio, inclusi habitat protetti e biodiversità unica, non è un ‘prezzo accettabile’, ma una perdita incalcolabile per il patrimonio naturale della nostra regione.


Le popolazioni locali sono illuse da una promessa di ritorno economico immediato legato ai cantieri. Ma una volta terminati i lavori, resterà solo un territorio devastato e un’agricoltura ancora fragile, perché non si è voluto investire sul vero efficientamento.

La sicurezza idrica si costruisce oggi con le azioni sinergiche: riparazione delle reti irrigue che perdono gran parte della risorsa, riuso delle acque reflue dei depuratori, creazione di una rete diffusa di piccoli invasi meno impattanti e sostegno all’agricoltura di precisione.

L’unica vera mancanza in questo territorio non è una diga, ma una visione politica moderna – conclude il Coordinamento -. Chiediamo che si fermi questa corsa verso il baratro e si apra finalmente un dibattito trasparente sulle alternative reali, capaci di dare risposte subito, non tra vent’anni».

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