Rossa, fuori moda, necessaria (di Andrea Marsiletti)

di Andrea Marsiletti

Il rapimento di Nicolas Maduro, la sua cattura spettacolare, l’assenza di una reazione di popolo segnano la fine della rivoluzione bolivariana.

Simon Bolivar fu l’eroe della liberazione latinoamericana dal colonialismo.

Il leader venezuelano Hugo Chavez, con il suo “socialismo del XXI secolo”, portò avanti questa rivoluzione contro il neoliberismo, la predazione straniera delle risorse naturali e l’ingerenza statunitense. Il suo programma puntava a ridurre la povertà, ampliare l’accesso a sanità e istruzione, rafforzare il ruolo dello Stato nell’economia. In parte ci riuscì.

Per molti, soprattutto nei settori popolari, Chávez ha simboleggiato un riscatto sociale e nazionale.

Il deterioramento di quel progetto fino, con Maduro, a smarrire se stesso sotto il peso dell’autoritarismo e della crisi economica (dovuta anche all’embargo americano), non cancella l’intuizione originaria.

La parabola di Maduro è il segno di quanto sia fragile un ideale quando si separa dal popolo, ma non chiude la domanda che il socialismo ha generato. Anzi, rende più urgente, mai come oggi dal dopoguerra, la lotta contro l’imperialismo e la legge del più forte.

Purtroppo viviamo in un mondo abitato da masse che si instupidiscono scrollando gli smartphone, che neppure sanno cos’è stata la rivoluzione bolivariana, troppo ignoranti per comprendere il significato di parole quali “socialismo”, “riscossa”, “rivoluzione”.

Non per nulla Lenin considerava l’educazione una leva decisiva della rivoluzione socialista perchè la coscienza rivoluzionaria non poteva sorgere spontaneamente. In Lenin l’educazione non fu mai solo scolastica. Il partito rivoluzionario aveva una funzione pedagogica centrale di formare i quadri, diffondere la teoria marxista e organizzare la coscienza collettiva. Da qui l’importanza della stampa, dei circoli di studio, della formazione politica continua.

Oggi la coscienza collettiva è determinata da Instagram e TikTok, gli insegnamenti sono “le 5 cose che devi sapere se vuoi avere sul conto in banca 300.000 euro entro i 40 anni (link in descrizione)”, i partiti non esistono, i giornali ancora meno. Le masse sono assuefatte allo sfruttamento, passive di fronte al potere, prigioniere delle ideologie dominanti conservatrice o politicamente corretta.

So bene che in questo contesto “culturale” chi nel 2026 scrive di rivoluzione bolivariana appare un ufo, uno fuori dagli algoritmi che fa discorsi grotteschi, quando non un coglione perditempo. Certamente è più facile liquidare Maduro come un dittatore o, addirittura, un narcotrafficante, e chiuderla lì.

Se oggi parlare di Simon Bolivar è fuori dal tempo, è perché il nostro tempo ha rinunciato a pensarsi in grande e a sfidare se stesso. Ha smesso di immaginare alternative, accontentandosi di sopravvivere dentro un ordine presentato come inevitabile.

Ma prima o poi, qualcuno tornerà a chiedere non solo come vivere meglio, ma per chi e per cosa. E magari tornerà a sventolare con orgoglio una speranza, un sogno, una bandiera. Perchè no, rossa.

Andrea Marsiletti


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