Trasferimento detenuti dal carcere di Parma, interrotti studio e lavoro: la denuncia dei garanti

Sei studenti costretti a lasciare l’università e laboratori svuotati. Richiesto un incontro al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria

by Tatiana Cogo

Un primo bilancio sulle conseguenze del trasferimento di detenuti ad alta sicurezza dal Carcere di Parma verso altri istituti penitenziari italiani evidenzia effetti rilevanti sui percorsi di studio, lavoro e reinserimento. A renderlo noto sono il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, insieme alla Garante del Comune di Parma, Veronica Valenti.

Secondo i dati raccolti, sei detenuti hanno dovuto interrompere il percorso di studi con l’Università di Parma, mentre altri tre sono stati trasferiti nonostante frequentassero attività accademiche dell’ateneo. Sul fronte lavorativo, quattro detenuti impiegati in un laboratorio di ricondizionamento di apparecchiature per ufficio gestito da un’azienda del territorio sono stati allontanati, così come cinque persone impegnate nella legatoria interna al carcere, che realizzava lavori anche per il Comune di Parma e che ora risulta priva di operatori.

Ripercussioni sono state segnalate anche nei corsi di formazione professionale, attualmente in fase di valutazione.

Secondo i garanti, i trasferimenti hanno inciso in modo significativo sui diritti dei detenuti coinvolti, costretti ad abbandonare senza preavviso percorsi di studio e lavoro costruiti nel tempo, interrompendo così i programmi trattamentali avviati dopo anni di permanenza nella struttura parmense.

“Si tratta di un fatto molto grave – sottolineano Cavalieri e Valenti – la decisione unilaterale dell’Amministrazione penitenziaria di trasferire detenuti che partecipavano attivamente a progetti di studio e lavoro finanziati e sostenuti dalla comunità locale, dal Comune di Parma, dall’Università di Parma e dalla Regione Emilia-Romagna”.

I due garanti hanno inoltre comunicato di aver richiesto un incontro con il vertice dell’Amministrazione penitenziaria per illustrare i danni generati dal trasferimento di 74 detenuti ad alta sicurezza, avvenuto – secondo quanto denunciato – senza adeguata preparazione né per i detenuti né per gli operatori coinvolti nei percorsi di reinserimento.

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