Prezzi al consumo a Parma nel 2025: aumento contenuto dell’1%, alimentari e salute in crescita

La variazione media più bassa dell’Emilia-Romagna, con picchi nei servizi ricettivi, istruzione e spese sanitarie

by Tatiana Cogo

Parma resiste all’inflazione più di altre province emiliano-romagnole: nel 2025 i prezzi al consumo hanno segnato un aumento medio dell’1%, il dato più basso della regione. Ma dietro la calma apparente si nascondono rincari significativi per alimentari, salute e servizi, che pesano sul portafoglio delle famiglie.

Nel 2025 l’indice dei prezzi al consumo Istat per l’intera collettività (Nic) ha registrato a Parma una crescita dell’1,0%, in calo rispetto all’1,4% del 2024 e inferiore sia alla media regionale (+1,4%) sia a quella nazionale (+1,5%).

La città si conferma così tra le province emiliano-romagnole con l’aumento più contenuto dei prezzi.

A fornire il quadro è la Camera di commercio dell’Emilia, secondo cui i dati riflettono una situazione positiva per i consumatori, sebbene alcuni settori fondamentali abbiano subito rincari ben superiori alla media.

Aumenti significativi nei beni essenziali
Gli alimentari e le bevande analcoliche hanno segnato un +2,2%, così come i prezzi dei servizi sanitari, anch’essi cresciuti del 2,2%. I servizi ricettivi e di ristorazione hanno registrato un incremento ancora più alto, del 2,4%, mentre altri beni e servizi hanno subito aumenti dell’1,8%. Anche istruzione (+1,7%), bevande alcoliche e tabacchi (+1,6%) e abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (+1,1%) hanno superato la media dell’1%.

“In alcuni settori, come alimentari e sanità, l’incremento va monitorato attentamente – sottolinea il vicepresidente della Camera di commercio dell’Emilia, Vittorio Dall’Aglio – perché si tratta di spese imprescindibili, che incidono direttamente sul reddito reale delle famiglie. L’aumento dei prezzi sanitari, ad esempio, si accompagna spesso a un maggiore ricorso ai servizi privati.”

Settori più stabili o in calo
I costi per ricreazione, spettacoli e cultura sono aumentati di solo lo 0,8%, mentre mobili e articoli per la casa sono rimasti stabili. In calo invece le spese per comunicazioni (-6,1%) e abbigliamento e calzature (-0,2%).

I mesi critici dell’anno
Gennaio e marzo hanno fatto registrare i rincari più evidenti. A gennaio, spinti dai servizi sanitari, l’incremento annuo è stato del 4,1%, mentre a marzo l’aumento dei costi energetici e abitativi ha raggiunto il 5,6%. Il mese più favorevole, invece, è stato agosto, con un aumento medio dello 0,7%, grazie al calo dei costi delle comunicazioni (-5,9%) e delle spese per la casa (-1,7%).

Previsioni per il futuro
Se confermate, le stime indicano un lieve aumento del reddito disponibile delle famiglie in termini reali, ma l’erosione di alcune voci di spesa fondamentali potrebbe continuare a incidere sul bilancio domestico.

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