Conferenza Donne Democratiche e Giovani Democratici: incontro a Parma sulle dimissioni dei neo-genitori

Giovedì 5 febbraio un confronto aperto alla cittadinanza per approfondire la proposta di legge regionale per tutelare chi cresce il futuro del paese

by Tatiana Cogo

Conciliare lavoro e genitorialità, tutele moderne per chi diventa mamma o papà e contrasto alle dimissioni volontarie nei primi anni dei figli: di questo si parlerà giovedì 5 febbraio alle 18 alla Sala Fondazione Arta in via Treves 2 a Parma, in un momento di confronto organizzato dalla Conferenza Donne Democratiche e dai Giovani Democratici della città.

L’incontro mira a illustrare e discutere la proposta di legge della Regione Emilia-Romagna, presentata nelle scorse settimane alle Camere e prima firmataria la Consigliera regionale Simona Lembi, che punta a modernizzare le tutele dei neo-genitori e garantire continuità lavorativa in un Paese dove il fenomeno delle dimissioni volontarie sta crescendo: nel 2023 e 2024 quasi il 97% delle dimissioni convalidate dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro è stato volontario, con il 70% di queste riguardanti donne, soprattutto tra i 29 e i 44 anni, al primo figlio.

All’iniziativa, aperta a lavoratrici, lavoratori, famiglie, imprese e associazioni, parteciperanno anche Barbara Lori, vicepresidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna, Lucia Mirti della Conferenza nazionale Donne Democratiche, Leonardo Labanti dei Giovani Democratici, Roberto Rizza, sociologo del lavoro docente all’Università di Bologna, e i consiglieri regionali Matteo Daffadà e Andrea Massar, insieme al segretario provinciale Nicola Bernardi.

«La proposta non si limita a congedi e tutele tradizionali, ma promuove una riorganizzazione flessibile e condivisa del lavoro, ispirata alla direttiva europea 2019/1158 sull’equilibrio vita-lavoro», sottolineano gli organizzatori. L’incontro sarà quindi uno spazio di confronto intergenerazionale per approfondire strumenti concreti e percorsi reali a sostegno di chi cresce i bambini, riducendo l’abbandono precoce del lavoro e promuovendo un modello più equo e sostenibile.