“Una lunghissima ombra” è stato segnalato da più parti come uno degli album più interessanti del 2025, in ambito di musica d’autore, se così la vogliamo chiamare.
Mi sono quindi approcciato con un misto di curiosità diffidente, dato che alcuni ascolti casuali e precedenti di Andrea Laszlo De Simone – artista torinese al suo terzo album – non erano molto nelle mie corde. Qui invece mi sono trovato di fronte, ascolto dopo ascolto, ad un progetto musicale (e non solo, come vedremo) di grande spessore: una collezione ben composta ed eseguita di perle preziose.
Ad un primo ascolto, sembra di entrare in un museo e di passeggiare all’interno di una mostra vagamente simbolista, più che di ascoltare una serie di canzoni… ma questo è un effetto voluto, dato che “Una lunghissima ombra” è innanzitutto un progetto multimediale, o meglio audiovisivo, curato dallo stesso autore.
“Una lunghissima ombra è un progetto audiovisivo in cui ho provato a portare alla luce i pensieri intrusivi, quelli che sono costantemente presenti dentro di noi anche quando stiamo pensando ad altro e che finiscono per proiettare lunghe ombre sulla nostra esistenza” – ha dichiarato Andrea Laszlo De Simone – “Per farlo mi sono avvalso di una metafora semplice, quella del processo di formazione delle ombre. Ho scelto di rappresentare un “punto di luce” attraverso delle inquadrature fisse della realtà, un “oggetto” attraverso i testi delle canzoni e “le ombre” attraverso la musica”.
In questa breve e “necessaria recensione” ci concentreremo sull’aspetto musicale, trattandolo quasi come un album. Il che significa che, già nella sua componente meramente musicale, “Una lunghissima ombra” funziona e funziona alla grande.
La musica è in parte orchestrale “d’altri tempi” – come se fosse un disco degli anni 40-50 del 900 – in parte elettronica (soprattutto nelle parti intermedie strumentali). La voce è filtrata in modo da renderla “parte della musica”, non voce d’autore in primo piano, come spesso accade nelle produzioni italiane.
Pochissime chitarre e pochissima ricerca di commercialità e radiofonia: emerge un artista schivo e intimista, che usa parole alla Gino Paoli – o meglio liriche alla Sergio Endrigo – e sonorità sospese tra il lungomare della musica leggera italiana (Bindi, Battisti, Battiato, per citare tre nomi diversamente potenti) e le sonorità british che dagli 90 ad oggi hanno dato un senso a molte produzioni (Portishead, Radiohead presi alla larga e altri ancora).
Riascoltando a ritroso “L’immensità“, notevole EP del 2020, mi accorgo ora della mia disattenzione, ma tant’è… Quello che non ho sentito nei suoi lavori precedenti – e che ammetto candidamente “Colpevole”, non essendo uno di quei recensori piacioni che si trovano talvolta sul web – qui accade: Andrea Laszlo De Simone compie un salto, dando vita ad un capolavoro espressionista, minimale ma capace di respiro ampio. Succede spesso così quando gli autori maturano: le idee già valide e originali diventano universali, capaci di raggiungere un’ampiezza (pubblico) e profondità maggiori. La maturità artistica qui emerge con naturale evidenza… e sembra connessa ad una maturazione personale. Si parla (a partire da parole e voci familiari, ad esempio nella toccante “Per te”) di maternità e di paternità, con intima tenerezza, anche questa fuori da ogni moda.
L’autore si posiziona in un “oltre” antico, in cui lentamente trascina e avvolge l’ascoltatore: “Quando” è il manifesto meraviglioso di questo stile.
Su “Ondarock” Piergiorgio Pardo definisce questo album “un abbraccio fraterno e universale”. Musica che va in controtendenza rispetto al mondo crudele che ci tocca osservare, volenti o nolenti, in questo periodo.
Si, concordo pienamente: lasciatevi attraversare da questi suoni desueti… da queste ambientazioni intime e insieme vaste… da queste parole pure e pesate… ascoltate e riascoltate queste tracce e troverete “Un momento migliore” …vi faranno bene, molto bene.
Vi sembrerà di scivolare dolcemente “Planando sui raggi del sole” fino al momento dove, osservando quello vi circonda, ammetterete che in fondo “Non è reale”. L’ammissione dolente che la natura è colma di simboli e visioni che ci sfuggono non vi darà dolore, ma una nuova consolazione. Della nostra conoscenza resta, al modo esistenzialista, “una lunghissima ombra”, dove si concentrano i nostri pensieri di uomini stanchi, ma non sopraffatti… ed anzi incuriositi dalla grande bellezza che continua a circondarci e di cui questo capolavoro è “Pienamente” testimone audiovisivo.
Alberto Padovani
Recensioni Necessarie #31
A proposito, vi segnalo anche questa bellissima recensione di Angela Denise Laudato su “Impatto sonoro” https://www.impattosonoro.it/2025/10/17/recensioni/andrea-laszlo-de-simone-una-lunghissima-ombra/




