Non solo una diga, ma una scelta destinata a incidere sul futuro ambientale, idrico e agricolo dell’intera Val d’Enza. È questo il messaggio lanciato ieri pomeriggio dal coordinamento di associazioni ambientaliste e animaliste che, dalla sede del Wwf di Piazzale Rondani, ha annunciato l’avvio di una mobilitazione pubblica contro il progetto della diga di Vetto, chiedendo maggiore trasparenza, sicurezza e un confronto aperto sulle alternative possibili.
Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti Rolando Cervi, presidente del Wwf Parma, Chiara Bertogalli, presidente di Legambiente Parma, e Duilio Cangiari, portavoce del Coordinamento Salviamo l’Enza.
Al centro dell’incontro, la presentazione di una raccolta firme per chiedere la convocazione di una seduta aperta del Consiglio comunale di Parma dedicata alla gestione del bacino dell’Enza e alle scelte infrastrutturali che lo riguardano.
“Non stiamo parlando solo di un’opera – ha spiegato Cervi – ma di un sistema fluviale vivo, che garantisce sicurezza, qualità dell’acqua, biodiversità e servizi ecosistemici fondamentali per le comunità e per l’agricoltura. Il cambiamento climatico è già qui e i suoi effetti sul territorio sono evidenti”.
Secondo Chiara Bertogalli, la contrapposizione tra favorevoli e contrari alla diga rischia di semplificare una questione complessa: “La vera sfida non è scegliere se fare o non fare, ma scegliere cosa funziona davvero nell’adattamento climatico. Puntare tutto su una grande opera rigida è una scommessa rischiosa. Servono invece interventi diffusi: riduzione delle perdite, gestione efficiente della risorsa, razionalizzazione dei fabbisogni e manutenzione del territorio”.
A ribadire la richiesta di un confronto pubblico è stato Duilio Cangiari: “Manca trasparenza. Vogliamo discutere numeri, scenari, costi, impatti e rischi prima di assumere decisioni irreversibili. Le comunità hanno diritto di sapere quali alternative esistono, e le alternative esistono. Chiederemo anche a Ireti i dati sulla qualità dell’acqua che beviamo”.
Durante l’incontro, il coordinamento ha indicato due direttrici di lavoro prioritarie: da un lato un pacchetto di misure per l’efficienza e il risparmio idrico, dall’altro soluzioni distribuite e modulabili, capaci di aumentare la resilienza del territorio senza concentrare impatti ambientali e rischi in un’unica grande infrastruttura, mantenendo la tutela degli ecosistemi fluviali come elemento centrale.
La mobilitazione proseguirà nelle prossime settimane con iniziative di informazione pubblica e la raccolta firme nei mercati cittadini. L’obiettivo dichiarato è portare il tema nelle sedi istituzionali e costruire un percorso decisionale fondato su dati aggiornati, trasparenza e salvaguardia del territorio.
Per informazioni e per sostenere la campagna: www.salviamolenza.it



