Fiazza e Bettati (Lega): “Chi vive Parma ha paura. Il Comune lo riconosca e faccia la propria parte”

by Tatiana Cogo

“I gravi episodi di violenza che si sono verificati nel fine settimana in centro storico non sono più leggibili come fatti isolati. Sono l’ennesima conferma di una crisi strutturale che Parma vive da anni e che oggi esplode sotto gli occhi di tutti: risse, degrado, microcriminalità e una paura crescente tra i cittadini”, dichiarano il consigliere regionale Tommaso Fiazza e il consigliere comunale di Parma Andrea Bettati.

“Chi vive in centro o nei quartieri più colpiti – spiega Bettati – non parla per slogan, ma per esperienza diretta. Famiglie che evitano di uscire la sera, anziani che cambiano percorso, residenti che assistono quotidianamente a spaccio, urla e vandalismi gratuiti, come i danneggiamenti alle auto. Questa non è percezione: è realtà. Le segnalazioni riguardano via Verdi, viale Bottego, la pensilina del bus, Galleria Polidoro e la Pilotta. Zone dove il presidio è insufficiente e la sensazione diffusa è quella dell’abbandono”.

 “Questa situazione è il risultato di un modello politico preciso: anni di politiche delle porte aperte e di tolleranza ideologica, che hanno prodotto comunità chiuse invece di inclusione reale. Le politiche della sinistra hanno fallito, soprattutto sulle seconde generazioni: ragazzi nati qui che non mostrano alcun legame con il nostro tessuto sociale e culturale. Il rifiuto delle classi ponte ha creato un divario enorme. Molti giovani sono rimasti indietro e hanno trovato rifugio in gruppi che replicano modelli incompatibili con i nostri. Non è razzismo, è la constatazione di un fallimento politico”.

“La narrazione rassicurante ha anestetizzato l’opinione pubblica – aggiungono gli esponenti leghisti -. Si parla di ‘maranza’ come se fossero folklore, ma quando la violenza diventa quotidiana non siamo più di fronte a un problema marginale. Questa volta la cronaca si è svegliata perché c’è stato un ferito grave, ma episodi di degrado inaudito accadono ogni giorno e spesso non fanno nemmeno più notizia perché ci si è assuefatti”.

“La convivenza non può essere imposta e non può reggersi solo su un presidio di polizia difficile da organizzare per risorse umane ed economiche. Serve una condivisione di valori. Dove questo non è possibile, occorre agire. La remigrazione non è uno slogan, ma una proposta di buon senso. Quando l’integrazione fallisce e si vive fuori dalla legalità, lo stato deve avere il coraggio di intervenire per ristabilire ordine e giustizia”.

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