Aeroporto, Russo e Bocchi (FdI): “Rimozione council tax insufficiente al rilancio”

by AndreaMarsiletti2

Quando la council tax (addizionale comunale sui diritti di imbarco) è stata rimossa a Parma dal 1° gennaio 2026, l’aspettativa non era una semplice rotta ‘una tantum’: si sperava in un vero rilancio dello scalo. Invece, a oggi, per la stagione estiva 2026, si confermano le stesse identiche rotte dell’anno scorso, con l’unica novità del collegamento verso Tirana. Una singola rotta (peraltro stagionale) non può essere definita rilancio, specie considerando che la precedente gestione aveva portato risultati inconcludenti e perdite strutturali”. Lo affermano l’on. Gaetana Russo, deputato di Fratelli d’Italia, e il consigliere regionale e capogruppo in consiglio comunale di Fratelli d’Italia Priamo Bocchi.

“L’eliminazione di un costo di accesso per stimolare investimenti aeronautici può produrre effetti positivi solo se accompagnata da un’offerta concreta e da decisioni operative da parte dei vettori. A Parma ciò non è avvenuto: la rimozione della tassa non ha finora prodotto nuove basi operative, aerei assegnati al Verdi, o un network di rotte significativamente ampliato” spiegano i meloniani.

Di segno opposto, secondo gli esponenti di FdI, le esperienze di altri scali italiani: “A Trieste la cancellazione dell’addizionale municipale ha avuto effetti profondi: Ryanair ne ha fatto una base operativa con 10 nuove rotte e un aumento della capacità del 50%, trasformando lo scalo in un importante hub regionale, capace di produrre significativi impatti su turismo ed economia locale. Il traffico ha superato 1 milione di passeggeri annui dopo l’apertura della base e l’espansione dell’offerta. In altre parole: politica fiscale + decisione di vettore = crescita reale e sostenuta”.

Una dinamica analoga si è verificata a Pescara dove, a fronte di un investimento previsto di circa 200 milioni di dollari da parte di Ryanair, la compagnia low cost ha annunciato +80% di traffico, con 2 aeromobili basati e oltre 1,3 milioni di passeggeri potenziali all’anno: “Il numero di rotte è aumentato drasticamente: in inverno 14 con 8 nuove destinazioni, mentre per l’estate sono previste 21 rotte in totale. Ciò dimostra come la rimozione dell’addizionale, se seguita da decisioni concrete delle compagnie, possa generare traffico, collegamenti e lavoro” rimarcano Russo e Bocchi.

Ben diversa la situazione a Parma, come sottolineano i due rappresentanti di Fratelli d’Italia: “È la dimostrazione che togliere una tassa da sola non basta se non si pongono condizioni operative strutturali e incentivi coerenti per i vettori. Se non si interviene in modo più deciso, Parma rischia di restare una promessa non mantenuta nel panorama aeronautico italiano con una competitività ridotta rispetto ad altri aeroporti minori che stanno crescendo, una conseguente mancanza di attrattività per compagnie come Ryanair, che reagiscono rapidamente a condizioni fiscali favorevoli e quindi una perdita di opportunità di turismo, traffico e sviluppo economico territoriale. Tutto ciò si traduce in perdita di esercizio e ricapitalizzazione necessaria”.

“Il modello Trieste/Pescara insegna che la leva fiscale è efficace solo se integrata in un progetto operativo più ampio, con programmi di network growth, basi operative, marketing internazionale e incentivi strutturati. La situazione di Parma non è un semplice ‘ritardo di lancio’ ma un campanello d’allarme: rimuovere la council tax è stato un passo giusto, ma non sufficiente. Senza reti strutturate, impegni da parte del CdA, dei vettori e visione strategica territoriale, il rischio è che l’aeroporto resti fermo, mentre altri scali decollano realmente, cogliendo i benefici competitivi che Parma non sta ancora realizzando” proseguono Russo e Bocchi, che concludono: “A preoccupare non è soltanto l’assenza di un rilancio concreto, ma la prospettiva economico-finanziaria che ne deriva. Se le politiche adottate in passato hanno prodotto perdite di esercizio rilevanti e se, nonostante la rimozione della council tax, non si registra alcun cambiamento strutturale nell’operatività e nell’attrattività dello scalo, è legittimo attendersi che anche i prossimi bilanci possano chiudersi in perdita. Siamo quindi certi che, ancora una volta, ci saranno soggetti disposti a intervenire con risorse proprie per evitare la chiusura definitiva dell’aeroporto? L’ipotesi di una nuova ricapitalizzazione non può essere data per scontata, soprattutto in assenza di una visione chiara e credibile di sviluppo. Il rischio concreto è che Parma si ritrovi progressivamente relegata a fanalino di coda del sistema aeroportuale regionale, perdendo definitivamente un’infrastruttura strategica e, con essa, un’ennesima opportunità di crescita economica, turistica e territoriale. Questo è il vero campanello d’allarme che oggi non può più essere ignorato.

Diventa doveroso chiedersi perché, a differenza di Trieste o Pescara, una leva fiscale così rilevante fatichi a tradursi in accordi concreti con i vettori. La gestione attuale rischia di essere ricordata non come quella del rilancio, ma come l’ennesima occasione sprecata. Resta però ancora la possibilità di invertire la rotta con scelte strategiche efficaci: se queste continueranno a produrre perdite, la fiducia di soci e investitori ne risentirà inevitabilmente. In termini aeronautici, ci troviamo nella fase critica che precede il decollo: occorre accelerare in modo deciso, altrimenti sarà impossibile staccarsi da terra e spiccare il volo”.

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