Caro Direttore,
nei giorni scorsi ho ricevuto da un medico ospedaliero uno sfogo contenente alcune interessanti riflessioni sul tema della Sanità e sulla urgenza di una sua riforma. Gliele riporto perché credo possano costituire il punto di partenza di un dibattito pubblico che porti riflessioni, contributi, proposte.
La sanità, oggi più che mai, è sull’orlo di un abisso che solo gli ipocriti, spesso interessati al mantenimento dello status quo, fingono di non vedere. E lavorarci in mezzo a distanza di 35 anni da quando mi iscrissi con tanti sogni in testa a medicina, è davvero mortificante per me come per i miei colleghi medici ed infermieri.
Sono decenni che lavoro davvero con molta motivazione e inizialmente soddisfazione, anche scientifico-accademica, nella sanità pubblica, passando da diverse strutture ospedaliere, piccole, medie e più grandi, e mai come in questi anni percepisco lo scoramento diffuso di chiunque lavori negli ospedali Italiani. Molti penseranno che sia a causa dello stipendio ospedaliero che è esattamente la metà di quello di un collega olandese o tedesco (beh… sì… pure questo…), ma quello economico è solo un aspetto. Davvero molto più importante è la frustrazione di essere un ingranaggio di un sistema in picchiata, impossibile anche da provare a risollevare, perché la cabina di comando, se esiste, è completamente inaccessibile a noi medici (è da almeno due direttori generali che a mail inviate con richieste tecniche nel mio ruolo di direttore di una unità operativa non ho manco il rispetto di una risposta negativa, proprio zero risposte, ed è cosa comune… al limite… di certe cose si parla a voce).
Quasi tutti i giorni recandomi al lavoro con le migliori intenzioni guardo un secchio posto in mezzo al corridoio che devo percorrere, lì da 3-4 (forse più?) mesi, a protezione di un gocciolamento da un controsoffitto ogni volta che piove, e penso che quell’immagine rappresenta benissimo l’assurda situazione della nostra sanità: a casa di chiunque, o in un ospedale privato convenzionato, la perdita verrebbe riparata in poche ore, ma questa è casa di nessuno tutto sommato e nonostante le chiamate siano certamente state decine nei mesi, nessuno (eh ma chi lo deve poi davvero fare tra i vari dipartimenti?) ha risolto un pur piccolo problema, ahimè emblema dei problemi che si riscontrano nell’attività sanitaria di tutti i giorni.
E figuriamoci che, così mi dicono, la nostra sanità pubblica è probabilmente meno peggio rispetto ad altre regioni! Eppure proprio qui ed oggi vi sarà impossibile prenotare una qualsiasi prestazione (dermatologica, oculistica e molte altre branche, scegliete voi) che ormai diamo tutti per scontato richiedano una visita privata; se non avete questa possibilità, rimane il povero pronto soccorso o la visita urgente, per quelle poche specialità che ancora le eseguono davvero nell’ospedale.
E’ strano, perché la nostra è una sanità in cui non mancano professionisti competenti e lavoratori appassionati, eppure non funziona neanche lontanamente come potrebbe, come dovrebbe:a livello logistico, a livello del controllo dell’assurda inappropriatezza e della produzione di buone e tempestive prestazioni mediche.
Il sistema va completamente rifondato sui meriti, riformato completamente, senza preclusioni ideologiche, con coraggio, usando le migliori energie e cervelli a disposizione, dopo una discussione breve ma intensa sulle alternative possibili. Basta parole vuote come “più sanità territoriale!” o “sanità di prossimità” ecc. ecc., parole sempre buone per mediocri iniziative di marketing più o meno locale, perché quello che al momento c’è sul territorio lo vede benissimo ogni cittadino sulla propria pelle, prima di recarsi alla fine disperato in ospedale (in PS o magari attraverso un medico comprensivo che lo attesta falsamente come visita clinicamente urgente, anche se non lo è) perché sul territorio non c’è né una struttura, né medici competenti, né il denaro necessario per costruire qualcosa che funzioni. Detto questo, il SSN, cioè l’ospedale, almeno nelle nostre zone, funziona più che dignitosamente per le patologie acute o cosiddette tempo-dipendenti; è tutto il resto (e non è poco) che andrebbe riformato.
Avvertenza: cerchiamo di non rifugiarci dietro al solito alibi refrain di dare le colpe al governante del momento o al finanziamento nazionale insufficiente: il SSN ahimè funziona sempre peggio da due decenni perché, lo sappiamo tutti, i denari disponibili sono semplicemente bruciati in un sistema inefficiente.
Il dibattito è aperto.
Priamo Bocchi, Consigliere regionale FdI



