Diga di Vetto, ambientalisti contro il progetto: “No a forzature istituzionali senza trasparenza”

Il Coordinamento per la tutela del torrente Enza incontra l’assessore regionale Giovanni Paglia e solleva dubbi su sicurezza geologica, impatto ambientale e costi dell’opera

by Tatiana Cogo

Sicurezza del territorio, tutela ambientale e trasparenza istituzionale tornano al centro del dibattito sulla diga di Vetto.

Il Coordinamento per la tutela del torrente Enza ha incontrato l’assessore regionale Giovanni Paglia chiedendo la sospensione dell’iter autorizzativo del progetto, ritenuto dagli ambientalisti un intervento rischioso e privo di adeguato confronto pubblico.

Nei giorni scorsi una delegazione del Coordinamento — che riunisce oltre tredici realtà ambientaliste delle province di Reggio Emilia e Parma — ha presentato le proprie osservazioni alla Regione Emilia-Romagna in merito alla richiesta di inserimento della diga di Vetto nel Piano regionale per la Sicurezza Idrica.

Durante l’incontro, definito da entrambe le parti franco e costruttivo, gli ambientalisti hanno ribadito la propria contrarietà all’opera, considerata un «errore storico», evidenziando criticità che, a loro giudizio, superano la narrazione dei benefici economici immediati.

Tra le principali preoccupazioni segnalate figura la fragilità geologica dell’area individuata per l’intervento. Secondo il Coordinamento, nella zona della Stretta di Vetto sarebbero presenti almeno dieci aree instabili, con rischi legati alla franosità del territorio.

Sul fronte ambientale viene inoltre denunciato il possibile impatto sugli ecosistemi, con la sommersione permanente di circa 380 ettari e la conseguente distruzione di habitat considerati prioritari all’interno della rete Natura 2000, oltre alla minaccia per specie protette come il gambero di fiume e l’orchidea Himantoglossum adriaticum.

Gli ambientalisti contestano anche la stima dei costi del progetto, valutati in oltre 520 milioni di euro per l’intervento complessivo, e l’assenza di una verifica concreta dell’“opzione zero”, ovvero strategie alternative basate sul risparmio idrico, la rigenerazione delle falde e l’efficientamento dei sistemi irrigui.

Il Coordinamento ha definito la candidatura dell’opera una «forzatura istituzionale», sostenendo che l’inserimento nel piano regionale non possa sostituire un dibattito pubblico ritenuto finora insufficiente e poco trasparente.

Da parte sua, l’assessore Giovanni Paglia ha ringraziato i rappresentanti delle associazioni per la documentazione fornita, riconoscendo la legittimità delle preoccupazioni espresse e ribadendo che le scelte strategiche regionali dovranno basarsi su valutazioni tecniche solide e sulla massima trasparenza, assicurando la disponibilità a proseguire il confronto nelle sedi competenti.

Al termine dell’incontro e dopo la consegna di una relazione al commissario Stefano Orlandini, il Coordinamento ha rivolto un appello alla Giunta regionale affinché non si proceda con autorizzazioni fondate su studi preliminari ritenuti incompleti.

Secondo gli ambientalisti, l’impiego di ingenti risorse pubbliche su un progetto giudicato tecnicamente fragile rischierebbe di produrre conseguenze irreversibili per il territorio e per la partecipazione democratica della Val d’Enza.

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