Diga di Vetto, Coordinamento Enza: “La sicurezza non si garantisce con i silenzi”

by AndreaMarsiletti2

Il Coordinamento per la tutela del torrente Enza replica alle dichiarazioni di Lino Franzini (Comitato Amici della Diga): il dibattito su un’opera così impattante deve basarsi su dati scientifici, non su rassicurazioni di facciata.
Informazione e memoria storica: ricordiamo tutti l’affermazione di Lino Franzini a Castelnovo Monti durante la proiezione dell film La valle ferita “”Questo film andrebbe vietato” Per noi il confronto deve essere libero.

Anche la storia va rispettata: definire il Vajont una “frana di crollo” è un errore. Fu uno scivolamento di massa causato dalla pressione dell’acqua su un terreno instabile; minimizzare questi fatti significa ignorare rischi che per la nostra valle sono reali.

Fragilità del territorio e costi fuori controllo I geologi dell’Emilia-Romagna sono chiari: nell’area della diga esistono oltre cento frane. Un terreno ricco di argille rende i versanti instabili e il rischio che l’invaso risvegli antiche frane è un dato tecnico che non si può nascondere. Anche i conti non tornano: il progetto stanzia 30 milioni di euro per sole 10 frane, ma i geologi ne contano circa altre 70. I costi reali saranno enormemente più alti e graveranno sulla collettività.
La proposta del Coordinamento “La sicurezza non si fa con i silenzi, ma con la precauzione. Le istituzioni non ignorino i rischi geologici e i costi sottostimati: sarebbe un debito enorme per le future generazioni. Chiediamo Consigli Comunali aperti a Reggio Emilia, Parma e in tutti i comuni della Val d’Enza, per far parlare i dati e gli esperti. Siamo noi a chiedere di abbandonare l’ideologia per cercare insieme soluzioni reali, meno costose e più sostenibili.”

Il Coordinamento invita la cittadinanza a informarsi senza filtri: il docufilm “La valle ferita”, che qualcuno ha tentato di oscurare, è ora visibile integralmente sul sito ufficiale: www.salviamolenza.it.

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