Nel dibattito sulla diga di Vetto, al di là delle posizioni di merito, bisognerebbe fare prima di tutto una operazione di verità. E la verità è che l’invaso, nelle forme e dimensioni proposte dal documento di fattibilità, non si farà mai. Prima ancora che per questioni geologiche e ambientali (che sarebbero più che sufficienti per non andare avanti con il progetto) per una ragione semplicissima: che non ci saranno mai i soldi per farla.
La diga di Vetto è come il Ponte sullo Stretto. Un’opera irrealizzabile che serve solo a Salvini per elargire prebende, fare credere che la Lega è dalla parte degli agricoltori e dare infine la colpa alla sinistra e agli ambientalisti quando sarà evidente a tutti che non ci sono le condizioni e le risorse per realizzarla.
Per rendersi conto che non si farà mai, basta guardare le risorse stanziate dal MIT, quindi dal Ministero dello stesso Salvini, per il Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali per il Settore Idrico 2025-2029. Con il decreto approvato nel settembre 2025 (disponibile sul sito del governo) sono stati stanziati per l’intero paese 957 milioni di euro su cinque anni per un totale di 75 interventi. Sull’Emilia-Romagna sono finanziati 5 interventi per 51 milioni di euro. In questi interventi non c’è un solo euro che riguardi un invaso nella Val d’Enza, men che meno per la progettazione.
Ora, in base allo studio di fattibilità presentato dal commissario governativo, il mastodontico invaso di Vetto, 86 milioni di metri cubi (due volte l’invaso di Suviana, il più grande in Regione), dovrebbe costare 430 milioni di euro, in pratica la metà dell’intero importo stanziato per opere idriche in tutta Italia per i prossimi 5 anni. Solo per la progettazione e per le indagini preliminari servirebbero almeno 50 milioni di euro. Bisogna proprio credere alle favole, e a uno come Salvini, per pensare che quest’opera potrà mai essere finanziata.
Mentre si dibatte e si perde tempo (dai lontani anni ‘80) su un’opera chimerica, non si fa niente per migliorare nell’immediato la situazione di disponibilità idrica della Val d’Enza, dare concrete risposte al settore agricolo di fronte alla crisi climatica, salvaguardare il fiume e salvare il patrimonio ambientale e paesaggistico di prati stabili che ancora contraddistingue questo territorio.
A parte il rifacimento della traversa idrica di Cerezzola, finanziato dal PNRR, nel Piano Nazionale per il settore idrico non ci sono risorse nemmeno per gli interventi cosiddetti “sinergici” che riguardano l’adeguamento delle derivazioni, la riduzione delle perdite delle reti irrigue, il riutilizzo di acque reflue di depuratori, la riattivazione di pozzi, la realizzazione di stoccaggi nelle cave. Tutte opere che potrebbero essere realizzate nel breve e medio periodo dai Consorzi di Bonifica.
E’ del tutto evidente che il ministro dei treni in ritardo non sta dalla parte degli agricoltori, ma solo della propria propaganda. E sarebbe bene che l’intero centrosinistra di Parma, invece di inseguire Salvini cadendo nella sua trappola, se ne rendesse conto, smascherasse il giochetto e si battesse per le opere che davvero servono alla Val d’Enza e che possono, realisticamente, essere finanziate. Ci guadagneremmo tutti.
Nicola Dall’Olio – Coportavoce Europa Verde Parma


