Dal cuore del parmense al Reno bolognese, l’Emilia-Romagna chiude il cerchio sulla sicurezza delle sue grandi dighe. Con l’ultimo via libera ai “piani di emergenza dighe”, tutte le infrastrutture regionali sono ora pronte a gestire situazioni di rischio, dalle piene improvvise fino all’eventualità estrema di un collasso. Un passo fondamentale per proteggere cittadini e territori.
È stato completato il percorso di sicurezza per le grandi dighe dell’Emilia-Romagna: con l’approvazione degli ultimi otto piani di emergenza dighe (Ped), la Regione può contare su una pianificazione aggiornata e coordinata per 23 infrastrutture di sbarramento.
Le dighe, obbligatoriamente soggette a Ped per normativa, comprendono tutte le opere superiori ai 15 metri di altezza o con invasi superiori al milione di metri cubi. L’Emilia-Romagna, con 25 grandi dighe, si colloca al settimo posto a livello nazionale.
Nel parmense, due opere risultano particolarmente strategiche: le dighe di Ballano e Lago Verde, attualmente interessate da progetti di recupero per migliorarne la sicurezza e la resilienza. Queste strutture rientrano nel quadro più ampio della prevenzione, che vede coinvolti Prefetture, Comuni, Province, gestori delle dighe e associazioni di volontariato di Protezione civile.
Le dighe della regione, tra cui spiccano Suviana (Bologna) e Ridracoli (Forlì), sono in media più “anziane” della media nazionale, con circa 68 anni di età, ma sono costantemente monitorate e integrate nei piani di emergenza. Non meno importanti sono le quattro casse di laminazione “in linea” di Parma, Crostolo, Secchia e Panaro, che sebbene non siano dighe classiche, superano i 15 metri e sono essenziali per la gestione delle piene.
I piani di emergenza dighe includono mappe dettagliate delle aree a rischio, modelli d’intervento e ruoli precisi per ciascun soggetto coinvolto, dalla Protezione civile ai Vigili del fuoco, garantendo così una risposta rapida ed efficace in caso di criticità.
Con questa pianificazione, l’Emilia-Romagna conferma il proprio impegno per la sicurezza idrogeologica del territorio, rafforzando la protezione delle comunità e la prevenzione dei rischi legati alle grandi dighe.



